Il 22 giugno per gli ambientalisti doveva un giorno speciale: quello dell'inizio della fine dello sfruttamento selvaggio dei fiumi e delle risorse idriche naturali

Nuova vita per il Sarca

01/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Il 22 giug­no per gli ambi­en­tal­isti dove­va un giorno spe­ciale: quel­lo del­l’inizio del­la fine del­lo sfrut­ta­men­to sel­vag­gio dei fiu­mi e delle risorse idriche nat­u­rali da parte delle gran­di con­ces­sioni idroelet­triche e del con­tes­tuale avvio d’u­na fase di mag­giore atten­zione alle dichiarazioni di prin­ci­pio, per cui tut­ti gli uomi­ni sono solo cus­to­di di un mon­do da trasmet­tere al meglio ai posteri.Invece l’ac­qua che da una set­ti­mana defluisce nel­l’alveo del Sar­ca non scorre affat­to in quan­tità tale da rin­verdire nei più anziani il ricor­do di quel che era il fiume fin ver­so la fine degli anni Cinquan­ta quan­do la Sism, attra­ver­so il sis­tema di gal­lerie e di cen­trali, ottenne il risul­ta­to di prosci­u­gare il trat­to fra Sarche e Pietra­mu­ra­ta e ridurre ad un rigag­no­lo miseran­do quel­lo in cor­rispon­den­za di Arco. Ne vien giù tal­mente poca di acqua, così sten­ta e risi­ca­ta, che ha fini­to per ridare fia­to a due asso­ci­azioni di ambi­en­tal­isti, Titan­ic e Comi­ta­to per­ma­nente per la dife­sa delle acque che han­no mes­so in pie­di una man­i­fes­tazione per domeni­ca prossi­ma, 2 luglio, al ponte di Arco. La provin­cia autono­ma di Tren­to ‑in questo all’a­van­guardia in Italia- ha impos­to ai tito­lari delle gran­di derivazioni di rilas­cia­re 2 litri d’ac­qua al sec­on­do per ogni chilometro quadro di baci­no sotte­so. Al Sar­ca, fat­ti i con­ti, toc­cano 1660 litri al sec­on­do: e tan­ti dal 22 giug­no ven­gono rilas­ciati dal­l’Enel. Ma non bas­tano asso­lu­ta­mente a far rias­sumere al fiume il ruo­lo ed il com­pi­to che ave­va nel­l’e­co­sis­tema che com­prende Brenta e Pre­sanel­la, val di Gen­o­va, Ren­de­na, Giu­di­carie, Banale, Bleg­gio e valle del Sar­ca. «Le acque cor­ren­ti, affer­ma il comi­ta­to, sono come un sis­tema di vene ed arterie che sol­cano il ter­ri­to­rio, per­me­t­ten­do la dis­tribuzione di risorse idriche e inm­por­tan­ti pro­ces­si di rici­clag­gio delle sostanze organiche prove­ni­en­ti dai baci­ni imbriferi. L’ac­qua e gli ambi­en­ti acquati­ci non pos­sono essere gesti­ti in modo set­to­ri­ale o sfrut­tati in modo uni­vo­co». Ne dis­cende una richi­es­ta pre­cisa, di una svol­ta nel­la «polit­i­ca del­la acque». Con­siste nel­lo stu­di­are, fiume per fiume sin­go­lar­mente, i deflus­si min­i­mi vitali per l’am­bi­ente attra­ver­sato e la definizione con­seguente di una mod­u­lazione sta­gionale dei rilas­ci rispet­tosa del­l’an­da­men­to sta­gionale nat­u­rale. Per chiedere ques­ta ulte­ri­ore svol­ta c’è ques­ta man­i­fes­tazione, fra le 10 e mez­zo­giorno. Si parte con un’ infor­mazione sulle carat­ter­is­tiche delle gran­di derivazioni e da un brin­disi per quel rilas­cio, avvi­a­to il 22 scor­so, che comunque deve essere con­sid­er­a­to un suc­ces­so. A seguire saran­no pre­sen­tate e stap­pate bot­tiglie d’an­na­ta del­l’ac­qua imbot­tigli­a­ta all’o­rig­ine; ci sarà una ton­ca di Del­lai, al quale andrà benis­si­mo per­chè man­can­do l’ac­qua, anche l’im­mer­sione è del tut­to innocua; i kayak degli orga­niz­za­tori ver­ran­no appe­si al ponte.