Le malghe di Campei il «gioiello» degli alpini: dopo le opere di restauro si sistemano le strade

Nuovi lavori nell’oasi sopra Toscolano

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Di Luca Delpozzo
se.ze. se.ze.

«Per le mal­ghe di Campei di Cima, inau­gu­rate lo scor­so 1 otto­bre, c’è anco­ra qual­cosa da fare: poco nei fab­bri­cati, tan­to sul­la ». Fabio Pasi­ni, il pres­i­dente del­la Monte Suel­lo, l’as­so­ci­azione che rag­grup­pa gli del­la spon­da bres­ciana del lago e del­la Valle Sab­bia, coglie l’oc­ca­sione del­l’assem­blea annuale per spie­gare la situ­azione. «Buona parte del­la stra­da che, dal­la Degagna por­ta a Campei, è sta­ta sis­tem­a­ta, gra­zie alla con­ces­sione di un con­trib­u­to del­la Comu­nità mon­tana di Valle Sab­bia, tramite il comune di Vobarno. Ora, frane per­me­t­ten­do, ricom­in­cer­e­mo met­ten­do a pos­to la stra­da da Gaino (Toscolano). La Comu­nità mon­tana ha eroga­to un con­trib­u­to — annun­cia Pasi­ni -. Intan­to abbi­amo nom­i­na­to un gestore (Tar­ci­sio Romuli di Salò) e due ref­er­en­ti eco­nomi­ci (Mar­co Comi­ni di Gavar­do e Pep­pino Grana­ta di Desen­zano), tut­ti coor­di­nati dal vicepres­i­dente Giambi Turi­na. «Indi­vid­u­a­to altresì un col­le­gio di tec­ni­ci nelle per­sone del­l’ingeg­n­er Zanel­li, del­l’ar­chitet­to Mos­chi­ni e del geome­tra Ben­dot­ti, per la sal­va­guardia del­la strut­tura e gli acces­si. I fab­bri­cati di Campei dovran­no essere un pun­to di rifer­i­men­to per i tur­isti di pas­sag­gio, per le scuole che vor­ran­no usufruirne a scopi didat­ti­ci, i estivi, gli e tante altre inizia­tive. Ma saran­no vitali se ci andran­no anche gli alpi­ni, i pri­mi veri ben­e­fi­cia­ri di quest’­opera, che resterà nel­la sto­ria di tut­ta l’as­so­ci­azione nazionale. Solo fre­quen­tan­do il… pic­co­lo bor­go anti­co non van­i­ficher­e­mo il gran lavoro svolto». La vec­chia stal­la, ora inti­to­la­ta al battaglione «Valchiese», è sta­ta ricostru­i­ta ex novo, e trasfor­ma­ta in un salone capace di accogliere 150 per­sone, più la cuci­na, la dis­pen­sa, il grande fuo­co, i servizi e una deci­na di posti let­to. Rifat­te le fon­da­men­ta, sca­v­an­do la roc­cia che occu­pa­va buona parte del­l’area. Al piano ter­ra, rica­va­to un altro splen­di­do locale. Il tut­to con colonne di pietra a vista e travi in leg­no. In una delle stanze c’è anco­ra un «sicer» data­to 1711. Il sec­on­do immo­bile, più pic­co­lo, ver­rà adibito a bivac­co, per quan­ti passer­an­no da qui, e vor­ran­no rifocil­lar­si o asci­u­gar­si. L’an­ti­ca casera, ded­i­ca­ta al battaglione «Mon­te­suel­lo», avrà sem­pre la por­ta aper­ta. Una quindic­i­na, fra quel­li interni ed esterni, i caminet­ti pron­ti ad ardere leg­na o a cuo­cere carni. Il ter­zo, la casa padronale, su due piani, por­ta il nome del «Vestone» e com­prende un paio di cam­er­ate (20 i posti let­to a castel­lo), i servizi, ecc. All’in­gres­so, la zona giorno, con le tav­ole e l’im­man­ca­bile fuo­co. C’è anche la can­ti­na inter­ra­ta. Demoli­ta la parte peri­colante, sono state messe la guaina, le solette, le canne fumarie, i ser­ra­men­ti. All’ester­no, su una parete, un’an­ti­ca scrit­ta, «Otia procul negoti­is fecun­da», è sta­ta tradot­ta alla buona in «per pol­sà bisogna végn­er chè». Per quan­to riguar­da la chieset­ta, un po’ dis­cos­ta, ricostru­ite le sot­to­mu­razioni e il volto, con le travi e i cop­pi. Il 5 agos­to di ogni anno si fes­teggia­va S. Maria del­la Neve, con pel­le­gri­nag­gi dal lago. In cinque anni si sono alter­nati un migli­aio di alpi­ni, lavo­ran­do 5.800 gior­nate, per un totale di 50 mila ore. Quan­tif­i­can­dole a 30 mila lire, fa un mil­iar­do e mez­zo di mano d’opera. L’Azien­da regionale delle foreste, pro­pri­etaria degli immo­bili, ha mes­so i sol­di per l’ac­quis­to di mat­toni, cemen­to e leg­name (cir­ca 400 mil­ioni), ris­er­van­dosi un paio di stanze e tre camerette. Gra­zie a una con­ven­zione del­la dura­ta di 25 anni, la «Monte Suel­lo» gestirà la mal­ga di Campei. Oltre alla stra­da, c’è l’in­ten­zione di sis­temare le fini­ture esterne: i lava­toi per i pas­san­ti, un bar­be­cue, la tet­toia per i mate­ri­ali. Gli alpi­ni han­no indi­vid­u­a­to una sor­gente, a 300 metri di dis­tan­za, col­lo­ca­to le tuba­ture e posato una vas­ca di rac­col­ta da 27 metri cubi (27 mila litri di acqua), oltre a due pic­cole di con­teni­men­to e decantazione. La Trail­er di Vobarno ha regala­to un gen­er­a­tore da 20 chilo­vat­to­ra, più potente di quel­lo vec­chio. L’o­bi­et­ti­vo del­l’­op­er­azione: trasfor­mare Campei in un’oasi verde, aper­ta a chi ama i silen­zi dell’entroterra.

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