Recupera un'opera di Previati sottratta al Vittoriale negli anni '70

Nuovo colpo del Vittoriale degli Italiani

Di Luca Delpozzo

Parafrasan­do il cele­bre mot­to di –“Io ho quel che ho dona­to” — Il Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera, riprende quel che gli è sta­to ruba­to. Pochi mesi fa il pres­i­dente del­la Fon­dazione, , recu­però per­sonal­mente, in Svizzera, oltre sei­cen­to doc­u­men­ti che era­no sta­ti sot­trat­ti dagli archivi del Vit­to­ri­ale nel 1963: le let­tere di Alessan­dra di Rud­inì e Giusep­pina Manci­ni, a lun­go aman­ti del poeta.   Ieri è rien­tra­to al Vit­to­ri­ale un’importante opera di Gae­tano Pre­viati (Fer­rara 1852 – Lavagna 1920), ruba­ta nel­la notte fra il 31 mar­zo e il 1° aprile 1971. Il quadro, il cui val­ore è sti­ma­to intorno ai cen­tomi­la euro, misura 72 cm di altez­za per 115 di larghez­za e raf­figu­ra quat­tro “Put­ti con ghirlande”. L’opera fa parte di un ciclo che Alber­to Gru­bi­cy, mece­nate e mer­cante d’arte atti­vo fra e Pari­gi, ave­va com­mis­sion­a­to al pit­tore divi­sion­ista per dec­o­rare la sala del­la musi­ca dell’appartamento del­la figlia. Il ciclo, espos­to nel 1909 al Salon d’Automne di Pari­gi, è cos­ti­tu­ito da tre quadri sin­goli “Sin­fo­nia”, “Il ven­to”, “Chiaro di luna-Not­turno”, da un trit­ti­co con fan­ci­ulle che dan­zano e da due tele di bam­bi­ni con ghirlande,    Il pro­fes­sor Rober­to Con­solan­di, in un recen­tis­si­mo stu­dio pub­bli­ca­to sui Quaderni del Vit­to­ri­ale, ipo­tiz­za che d’Annunzio stes­so avesse avu­to modo di vedere il ciclo in una per­son­ale di Pre­viati  nel gen­naio-feb­braio del 1910: negli Archivi del Vit­to­ri­ale lo stu­dioso ha rin­venu­to, infat­ti,  la car­ta d’entrata alla mostra rilas­ci­a­ta “al sig. Gabriele d’Annunzio”. Nel 1921 Alber­to Gru­bi­cy scrisse il pro­prio tes­ta­men­to nom­i­nan­do erede l’Associazione Muti­lati di Guer­ra, ma con la clau­so­la che le tele del Pre­viati dove­vano essere con­seg­nate a d’Annunzio per sostenere la causa di Fiume. Mor­to Gru­bi­cy l’anno suc­ces­si­vo, le quat­tro scene alle­goriche arrivarono al Vit­to­ri­ale soltan­to nell’ottobre del 1939, un anno e mez­zo dopo la morte del poeta.