La storia dei possedimenti del monastero di Santa Giulia nel volume di Corrado Sala

Nuovo libro svela la data della nascita di Costermano

17/01/2002 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Garda

Ci furono tem­pi in cui l’area garde­sana face­va gola ai gran­di monas­teri, che qui ave­vano terre, olivi e vigne. Quel­lo di San­ta Giu­lia di Bres­cia, per esem­pio, possede­va beni a Gar­da, Coster­mano e . E pro­prio l’ascesa e il decli­no del potere monas­ti­co bres­ciano sul Bena­co ori­en­tale saran­no il tema dell’incontro pro­mosso dall’assessorato alla cul­tura del comune di Gar­da la sera di ven­erdì 18 gen­naio, alle ore 20.30, pres­so la sala con­sil­iare del munici­pio. Sarà l’occasione per pre­sentare un nuo­vo vol­ume: «Le carte dell’archivio di San­ta Giu­lia di Bres­cia rel­a­tive alla Garde­sana veronese (1143–1293)», cura­to da Cor­ra­do Sala per le edi­zioni del Cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense nell’ambito del prog­et­to Ade­laide. Che cosa ci si tro­va in quelle antiche carte min­uziosa­mente trascritte dal garde­sano Cor­ra­do Sala pres­so l’Archivio di Sta­to di ? Per esem­pio l’origine di un paese: Coster­mano. Ma sul­la nasci­ta del­la comu­nità coster­manese cer­chi­amo di andare con ordine, seguen­do il filo trac­cia­to da Gian Maria Varani­ni nel­la lun­ga, meti­colosa intro­duzione al vol­ume. Le monache bres­ciane di San­ta Giu­lia ave­vano il loro quarti­er gen­erale veronese nel­la mit­i­ca Cervinicha, un cas­trum, un luo­go for­ti­fi­ca­to mai, sino ad ora, ben indi­vid­u­a­to. Si sape­va solo che non era lon­tano da Gar­da. Ma il ban­do­lo del­la matas­sa pare sia sta­to trova­to: era a Coster­mano, là dove adesso c’è il palaz­zo Riz­zar­di-Becel­li. Lì dove­va esser­ci il castel­lo, che altre carte chia­marono pri­ma Castel­lono­vo de Cervinicha e poi Castel­novum de Abbatis­sa, Castel­n­uo­vo del­la Badessa, da tan­ti con­fu­so con quel Castel­n­uo­vo dell’Abate che cor­rispon­de­va invece ad Affi. Il castel­lo di Cervinicha era abi­ta­to: di tan­to in tan­to ci sta­vano le suore, ma più prob­a­bil­mente ci risiede­vano i con­dut­tori delle loro terre. Di Coster­mano però a quei tem­pi non se ne parla­va nep­pure: sem­plice­mente non c’era. Poi ecco che nel­la doc­u­men­tazione due­cen­tesca di San­ta Giu­lia stu­di­a­ta da Cor­ra­do Sala com­in­cia a saltar fuori il nome di Cos­ta arma­ta. Com­pare per la pri­ma vol­ta nel 1278, l’anno in cui tre uomi­ni «de Cos­ta arma­ta», appun­to, ricevono in affit­to alcune terre posse­dute dalle monache «in curia et per­ti­nen­tia Garde». Nel 1293 un altro con­trat­to viene roga­to in vil­la Coste armae: lo fir­mano ven­ti capi­famiglia. «Sem­bra dunque ragionev­ole l’ipotesi — scrive Varani­ni nell’introduzione — che nel­la sec­on­da metà del Due­cen­to un grup­po con­sid­erev­ole di con­ces­sion­ari delle terre monas­tiche, venu­ta meno l’opportunità o la neces­sità di risiedere nel castel­lo abbaziale, abbia sposta­to altrove la pro­pria res­i­den­za, cos­tituen­do — forse un po’ più a monte, ma in ogni caso in un luo­go diver­so dal cas­trum abbatisse — il nuo­vo inse­di­a­men­to che è defini­to Cos­ta arma­ta, des­ti­na­to ad acquisire presto il nome, e poi anche lo sta­tus, di vil­la, di comune rurale». Nasce­va insom­ma Coster­mano. E nel frat­tem­po com­in­ci­a­va il decli­no del potere del monas­tero di San­ta Giu­lia sul Gar­da veronese. Finché, nel 1445, una bol­la del vesco­vo di Bres­cia autor­iz­za­va le monache a vendere tut­ti i loro beni verone­si: li acquis­tarono i Becel­li di Costermano.

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