Questa mattina si presenta un libro sulla sede della Comunità montana del Baldo. Il palazzo del Trecento diventa Malaspina-Nichesola

Nuovo nome per la villa

16/12/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Sor­pre­sa. Vil­la Nich­eso­la, sede del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, cam­bia nome e sta­tus: si chi­amerà Palaz­zo Malaspina-Nich­eso­la. Questo è anche il tito­lo del vol­ume appe­na usci­to nelle edi­zioni Stel­la di Rovere­to volu­to dal­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, che lo ha finanzi­a­to con 30mila euro gra­zie al con­trib­u­to del­la Cas­sa di Risparmio di Pado­va e Rovi­go e del Baci­no imbrif­ero mon­tano Adi­ge. Sta­mat­ti­na alle 10,30 l’opera sarà pre­sen­ta­ta dai tre stu­diosi-autori che spiegher­an­no le ragioni per cui si è arrivati a tale decisione.Intanto il pres­i­dente del­la Comu­nità, Cipri­ano Castel­lani, che ha segui­to con inter­esse l’evoluzione del­lo stu­dio, si è mosso per dare alla dimo­ra la nuo­va e più pres­ti­giosa inti­to­lazione che la fa risalire al Tre­cen­to. «Il libro», spie­ga, «è nato dal­la neces­sità di una ricer­ca stor­i­ca che appro­fondisse in maniera defin­i­ti­va le orig­i­ni del­la nos­tra pres­ti­giosa sede comunitaria».Tale ricer­ca è sta­ta con­dot­ta dal pro­fes­sor Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la, stu­dioso del ter­ri­to­rio per eccel­len­za, da Daniela Zumi­ani, architet­to e docente all’ degli stu­di di Verona, dal­la pro­fes­sores­sa Alessan­dra Zam­peri­ni e dall’architetto Giuseppe Con­for­ti inseg­nante di sto­ria dell’arte al liceo clas­si­co Maf­fei di Verona. Zumi­ani ha dato il pro­prio con­trib­u­to facen­do uno stu­dio sull’affresco tre­cen­tesco vis­i­bile nel­la log­gia cen­trale al pian ter­reno «ripor­ta­to alla luce nei lavori di restau­ro», spie­ga Gon­do­la, «e impor­tante tes­ti­mo­ni­an­za del­la vetustà dell’edificio».Zamperini si è invece occu­pa­ta di altri orna­men­ti pit­tori­ci, ovvero le dec­o­razioni risalen­ti al 1700 e al 1800 pre­sen­ti in varie stanze e in par­ti­co­lare nel­la log­gia infe­ri­ore otto­cen­tesca e nel­la set­te­cen­tesca Cam­era degli Sposi. Con­for­ti ha riper­cor­so le vicis­si­tu­di­ni del palaz­zo, anal­iz­zan­do moltissi­mi ele­men­ti architet­toni­ci com­pre­sa la chieset­ta di San Dioni­gi. Ad avven­tu­rar­si nel­la sel­va semi oscu­ra degli alberi genealogi­ci famil­iari, arrivan­do a far risalire la dimo­ra al 1300, è sta­to invece Gon­do­la: «È nota oggi come Vil­la Nich­eso­la, ma è doc­u­men­ta­to che, prece­den­te­mente, fu pro­pri­età dei nobili Malaspina, in par­ti­co­lare del coman­dante Spine­ta Malaspina brac­cio destro e artefice dei suc­ces­si di Can­grande del­la Scala», affer­ma. «I Malaspina, famiglia di orig­ine lon­go­b­ar­da in arri­vo dal­la Toscana con possed­i­men­ti anche in altre par­ti d’Italia, furono vic­ari anche del­la nos­tra zona a par­tire dall’età scalig­era fino al 1700», pre­cisa Gon­do­la. Il loro nome andò per­so tra vicis­si­tu­di­ni mat­ri­mo­ni­ali varie: «Ver­so la metà del Set­te­cen­to l’ultima erede di quest’importante famiglia sposò un Pig­no­lati, Agosti­no, da cui ebbe due figli. Sebbene i Malaspina riven­di­cas­sero la tito­lar­ità del feu­do, ques­ta passò ai Pig­no­lati, ramo che si estinse defin­i­ti­va­mente quan­do l’ultima erede sposò Dioni­gio Nich­eso­la, lo stes­so che nel 1815 fece costru­ire la chieset­ta annes­sa alla Vil­la che por­ta appun­to il suo nome e in cui il pro­fes­sor Con­for­ti ha nota­to addirit­tura i seg­ni dell’eleganza neo­clas­si­ca del­la scuo­la dell’architetto Trezza».Insomma ha molto da sve­lare ques­ta nuo­va pub­bli­cazione, come pure chi l’ha redat­ta. «È inter­es­sante notare», con­clude Gon­do­la. «che Palaz­zo Malaspina-Nich­eso­la sede di vic­ari­a­to partì come cen­tro di potere, riac­quistò tale ruo­lo negli anni Ottan­ta quan­do la Comu­nità mon­tana del Bal­do l’acquistò, e lo mantiene oggi offren­do una serie di servizi a dis­po­sizione dell’intero ter­ri­to­rio baldense. Noi stes­si dob­bi­amo ringraziare uffi­cial­mente questo ente ed i suoi uffi­ci per la col­lab­o­razione offer­ta durante il nos­tro lavoro».

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