Il dialetto seconda lingua ufficiale agli sportelli della Provincia con dovere di comunicare coi cittadini, verbalmente o per iscritto, anche in vernacolo?

Nuovo Statuto per la Provincia di Brescia

27/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Enrico Mirani

Il dialet­to sec­on­da lin­gua uffi­ciale agli sportel­li del­la Provin­cia con dovere di comu­ni­care coi cit­ta­di­ni, ver­bal­mente o per iscrit­to, anche in ver­na­co­lo. La pro­pos­ta è sta­ta avan­za­ta ieri in Con­siglio provin­ciale dall’on. del­la Lega Nord nell’ambito del­la dis­cus­sione sul nuo­vo Statu­to: l’iniziativa, però, è sta­ta boc­cia­ta dalle altre forze politiche. «Asso­lu­ta­mente inat­tua­bile» han­no rispos­to Gugliel­mo Castag­netti (Forza Italia) e Leonar­do Peli (An); con­tra­ri­età squisi­ta­mente polit­i­ca e di prin­ci­pio per il cen­tro sin­is­tra. Mol­go­ra ave­va pro­pos­to di aggiun­gere all’articolo 1 del nuo­vo Statu­to, quel­lo che riguar­da gli scopi del­la Provin­cia, la val­oriz­zazione del dialet­to, lin­gua da usare anche nei rap­por­ti fra isti­tuzione e cit­ta­di­ni. Ciò, in nome del­la tutela del­la tradizione e dell’autonomia bres­ciana. Alla fine l’emendamento ha rac­colto solo i voti del­la Lega. Il tema prin­ci­pale del Con­siglio di ieri era­no lo Statu­to e il rego­la­men­to per la fun­zion­al­ità del Con­siglio. Due doc­u­men­ti che con­tengono le norme fon­da­men­tali del­la Provin­cia, elab­o­rate nei mesi scor­si con l’apporto di tutte le forze politiche. Tan­to che l’attesa era per un voto unanime su entram­bi. Così è anda­ta per il rego­la­men­to, lo Statu­to, invece, è pas­sato con l’astensione dei leghisti. «In questi mesi — ha det­to la pres­i­dente del Con­siglio, Pao­la Vilar­di — c’è sta­to un con­fron­to serio fra le par­ti. Il Con­siglio provin­ciale ne esce raf­forza­to. Le mino­ranze avran­no un ruo­lo impor­tante». Ad un loro rap­p­re­sen­tante, infat­ti, toc­cherà la pres­i­den­za del­la nuo­va com­mis­sione di vig­i­lan­za e di con­trol­lo sul­lo svol­gi­men­to dei lavori del Con­siglio. Altre novità introdotte dal­lo rifor­ma del­lo Statu­to sono l’istituzione di un Uffi­cio per le relazioni col pub­bli­co, l’aumento del numero degli asses­sori (mas­si­mo 12), l’affermazione dell’autonomia in vari ambiti, l’inserimento — fra gli scopi — del­la val­oriz­zazione delle tradizioni locali. Quan­to al rego­la­men­to, una delle nuove norme prevede la disponi­bil­ità di servizi e risorse per il fun­zion­a­men­to dei grup­pi con­sil­iari e dell’ufficio di pres­i­den­za. Sul­lo Statu­to tut­ti han­no espres­so sod­dis­fazione: il dial­o­go fra mag­gio­ran­za e oppo­sizione, è sta­to det­to, ha prodot­to buoni risul­tati. Castag­netti (FI): «Con queste regole con­di­vise anche il con­fron­to politi­co sarà più profi­c­uo; la certez­za delle pro­ce­dure ci aiuterà». Car­lo Fogli­a­ta (Ds): «Abbi­amo lavo­ra­to per dare più dinamis­mo, effi­ca­cia e potere al Con­siglio provin­ciale che non deve avere un ruo­lo ancil­lare rispet­to alla Giun­ta, ma di ind­i­riz­zo politi­co e con­trol­lo». (Ppi): «Questo Statu­to ci aiu­ta a tenere vivi i temi del­la nos­tra iden­tità cul­tur­ale e dell’autonomia». Mario Bra­ga (Demo­c­ra­ti­ci): «Un buon risul­ta­to gra­zie anche al fat­to che l’opposizione ha avu­to un atteggia­men­to costrut­ti­vo e non ostruzion­is­ti­co». Leonar­do Peli (An): «È sta­to fat­to un lavoro profi­c­uo. La mag­gio­ran­za del cen­tro destra è sta­ta disponi­bile ver­so le richi­este delle mino­ranze». Sod­dis­fat­ti anche Gian­fran­co De Gasperi (Ucl) e Mas­si­mo Borghet­ti (Ccd). Mol­go­ra sola voce fuori dal coro: «È uno Statu­to che tra­su­da anco­ra cen­tral­is­mo, anche se non per col­pa degli ammin­is­tra­tori provin­ciali. Sul­la sua sostan­za siamo crit­i­ci». Il pres­i­dente del­la Provin­cia, Alber­to Cav­al­li, ha defini­to il doc­u­men­to il frut­to di «una medi­azione polit­i­ca intel­li­gente e capace». Enri­co Mirani

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