Terzo appuntamento con i poeti di Malcesine

O Malcesine mia, cinta d’uliva…”

Di Luca Delpozzo

O Mal­ce­sine mia, cin­ta d’uliva / incoro­na­ta di mur­al coro­na, / securo por­to di qui­ete esti­va”: è questo l’incipit di una delle poe­sie che Giuseppe Abati (1867 – 1945), dedicò a Mal­ce­sine e che antic­i­pa alcu­ni trat­ti chi­ave del­la sua per­son­al­ità di let­ter­a­to e poeta:  il forte legame con la cit­tad­i­na e una capac­ità descrit­ti­va notev­ole, inseri­ta in un’armonia di toni e di rime.Giuseppe Abati non nacque a Mal­ce­sine, ben­sì a Por­togru­aro nel 1867; mal­cesinese lo  fu da parte di madre, Romo­la Turaz­za, sorel­la dell’ingegnere Gio-Bat­ta Turaz­za. Abati  visse per molto tem­po lon­tano dal lago, poiché il padre Pietro, fun­zionario di dogana, era spes­so costret­to a trasfer­i­men­ti. Lau­re­atosi a Pado­va alla facoltà di Let­tere, Abati si  dedicò all’insegnamento, pro­fes­sione che lo portò in varie par­ti d’Italia: in Sicil­ia, a For­lì, in Emil­ia Romagna e a Berg­amo, sede, quest’ultima, che gli con­sen­ti­va di rag­giun­gere il Gar­da ogni qual vol­ta lo desiderasse. Durante questi sog­giorni, Abati era ospi­ta­to dal­lo zio, il quale accolse sem­pre con  calore e gen­erosità lui e i suoi quat­tro figli. La stes­sa Romo­la, una vol­ta divenu­ta  vedo­va, si ritirò dal fratel­lo. Così la famiglia si riu­ni­va, ospi­ta­ta nelle due ville del­lo zio, che Abati chi­amò Mirala­go e Guar­da: “A noi questi ozi l’Ospite con­cede, / il sign­or del­la Guar­da e Mirala­go, / ville sorelle (l’una alla mon­tagna / come sil­vestre foroset­ta, l’altra / rit­ta sull’acque)…” Per Giuseppe Abati tornare a Mal­ce­sine non sig­nifi­ca­va solo vacan­za e riposo, ma era appun­to un ritorno, un ricon­giung­i­men­to con i cari, con gli ami­ci, con la sua stes­sa infanzia; e quan­do era lon­tano la nos­tal­gia si face­va forte, il ricor­do di gior­nate feli­ci diven­ta­va fonte d’ispirazione poet­i­ca. Ne nacque una poe­sia che per i suoi toni si avvic­i­na a quel­la dei pomerig­gi afosi, a Bologna, del Car­duc­ci, quan­do il poeta vate si las­ci­a­va allo­ra trasportare, come in un sog­no, nel­la sua Marem­ma, o alle mem­o­rie infan­tili di Pas­coli a San Mau­ro. Ver­si poet­i­ci quel­li di Abati non cer­to del­lo stes­so liv­el­lo, ma dai sen­ti­men­ti forte­mente sen­ti­ti e col­mi d’amore.Dell’attività let­ter­aria di Abati dob­bi­amo  ricor­dare il dram­ma Nau­si­ca, scrit­to per le nozze del­la figlia, e le rac­colte di poe­sie Xenia, cioè “ospi­tal­ità” (1901, For­lì ), e Bian­co e Nero (1914, Berg­amo). In Bian­co e Nero tro­vi­amo una serie di sonet­ti che fun­gono da com­men­to poet­i­co ad alcu­ni dis­eg­ni real­iz­za­ti dall’amico pit­tore Car­lo Gozzi di Berg­amo. Di segui­to ripor­ti­amo due sonet­ti di ques­ta rac­col­ta, com­men­ti di un dis­eg­no raf­fig­u­rante un lago, cir­conda­to da un cielo scuro con poche stelle: di cer­to Abati, guardan­do­lo, tor­na­va con la mente e il cuore al suo ama­to lago di Garda.Il lago per la pigra cor­ren­tia / delle stelle nel trepi­do bar­lume / por­ta lo stuol dei sog­ni in sua balia, / bianche, sospese lievi­tan­ti piume. / Più su, più su, per la galas­sia via, / fos­fores­cente con­stel­la­to fiume, / veleg­gia la gio­con­da nave mia / dell’arte al sof­fio e dell’amor nel lume. / Da pop­pa io fiso l’Orsa a cui l’antenna or mon­ta in grop­pa, or sban­da, or s’inchina, / cara­col­la e s’inalbera e s’impenna; / e il pen­siero, nell’ultima, smar­ri­to, / ver­tig­i­nosa van­ità turchi­na / ascol­ta la can­zon dell’infinito. (1911)Io non cre­do che all’alma sian dol­cezze / più fres­che del not­turno nav­i­gare, / quan­do da i mon­ti scen­dono le brezze. / Pro­fon­da, umi­da pace, cielo e mare; / guizzi, bagliori, lucide nerezze; / mur­muri, note di parole care, / baci, boc­cheg­gi, liq­uide carezze. / Agli occhi delle mille stelle intente, / dinanzi al ciel sin­cero a lui con­ver­so, / chi non si pen­sa l’unico vivente / super­bo solo in fac­cia all’universo? / Ma se poi guar­da in sé, chi non si sente / ato­mo nul­lo nel gran Tut­to sper­so / per l’alta nera Infinità silente? (1914)

Laura Luciani

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