Ieri le operazioni di recupero degli ordigni della Seconda guerra mondiale Neutralizzate 40 bombe

Oggi seconda giornata di bonifica

19/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Luigi Del Pozzo

Tut­to è fila­to lis­cio come l’olio nel­la mat­ti­na­ta di ieri nel cor­so delle oper­azioni di recu­pero delle 76 bombe d’aereo, che giace­vano da 55 anni sui fon­dali anti­s­tan­ti Lugana Mari­na, a una pro­fon­dità di 7–8 metri. Oper­azioni del­i­cate viste le eccezion­ali con­dizioni di con­ser­vazione dell’esplosivo. Poco dopo le 13 una serie di dieci pic­coli bot­ti ha mes­so fine a 40 bombe d’aereo di fab­bri­cazione tedesca, con spo­let­ta SS11, da 25 lib­bre cias­cu­na — cir­ca 13 chilo­gram­mi — e con­te­nen­ti ognuna 3 chilo­gram­mi di pol­vere di tipo «Ama­to­lo». Una pol­vere all’alluminio, il cui potere esplo­si­vo risul­ta essere assai supe­ri­ore al tradizionale tri­to­lo. Sta­mane, sec­on­da e ulti­ma fase, con il recu­pero delle rima­nen­ti 36 bombe e con­seguente com­ple­ta­men­to del­la bonifi­ca di quel trat­to di lago, com­pre­so fra Sirmione e Peschiera. Una sor­ta di sec­ca in cui le acque non super­a­no la pro­fon­dità, per oltre un chilometro dal­la riva, di 7/8 metri. All’operazione, nel­la mat­ti­na­ta di ieri, sono inter­venu­ti, oltre al sin­da­co di Sirmione, Mau­r­izio Fer­rari, numerosi coor­di­nati diret­ta­mente dal coman­dante del­la Com­pag­nia di Desen­zano, cap­i­tano Fran­co Giandino­to, sette uomi­ni del Grup­po Som­moz­za­tori «Com­subin» del­la Mari­na Mil­itare di La Spezia con il loro cap­i­tano di corvet­ta Mas­si­mo Pegaz­zano, sei uomi­ni del Genio Mil­itare con il colon­nel­lo Arturo Por­ri­no ed il mares­cial­lo D’Amico — pre­sente quest’ultimo anche nel 1982 in occa­sione delle oper­azioni di recu­pero di oltre 400 granate avvenu­to a Maner­ba del Gar­da — i vig­ili urbani di Sirmione con il coman­dante Car­lo Car­o­man­ni, uomi­ni del vici­no cen­tro inter­co­mu­nale di apparte­nen­ti ai , due ambu­lanze del­la ed un’autobotte dei vig­ili del fuo­co di Bres­cia. Come si vede un enorme disp­ie­ga­men­to di forze dovu­to pro­prio alla peri­colosità di questi resid­uati che, una vol­ta rac­colti dai fon­dali, sono sta­ti trasportati a riva con un paio di gom­moni del Nucleo Som­moz­za­tori e poi car­i­cati su un Duca­to mil­itare e trasportati in un luo­go iso­la­to, in cam­pagna, al di là del­la statale 11 dove, in dieci enor­mi buche pro­fonde cir­ca 2,5 metri e larghe poco più di un metro, sono state pri­ma cop­erte da sac­chi di sab­bia e poi da ter­ric­cio. Le bombe era­no 4 per ogni buca. Accan­to ad ognuna è sta­ta col­lo­ca­ta una saponet­ta di esplo­si­vo che, col­le­ga­ta con una mic­cia a lenta com­bus­tione, ha provo­ca­to lo scop­pio. Lievi anche gli incon­ve­ni­en­ti per il traf­fi­co veico­lare e, lun­go la statale -Venezia, bloc­ca­ta a più riprese, e sola­mente per pochi minu­ti, per con­sen­tire al vei­co­lo mil­itare l’attraversamento del­la sede stradale. A Sirmione si è giun­ti alla scop­er­ta di questi 76 pezzi — che veni­vano mon­tati sot­to le ali degli aerei impeg­nati in oper­azioni di sup­por­to agli attac­chi svolti dalle truppe a ter­ra, a grup­pi di 30/40 pezzi, e che scop­pi­a­vano all’impatto con il suo­lo — nel cor­so delle ricerche di quegli ormai famosi mis­sili che aerei Nato scari­carono il 15 aprile del­lo scor­so anno, per lib­er­ar­si da pesi ecces­sivi. Ciò in pre­vi­sione di un even­tuale atter­rag­gio di for­tu­na essendo, gli aerei super­son­i­ci, rimasti a cor­to di car­bu­rante dopo un’operazione nel­la vic­i­na Jugoslavia. Un vero e pro­prio cimitero bel­li­co risul­tano così essere i fon­dali del più grande lago d’Italia. Un depos­i­to di pol­vere da sparo che in pas­sato, sul­la spon­da vene­ta, fu anche ogget­to di indagi­ni giudiziarie in quan­to era emer­so che la malavi­ta orga­niz­za­ta recu­per­a­va pro­prio da ordig­ni esplo­sivi, resid­uati bel­li­ci ada­giati sui fon­dali garde­sani, pol­vere da sparo che poi veni­va uti­liz­za­ta per atten­tati vari. Da più par­ti e in più occa­sioni venne richi­es­ta un’operazione di bonifi­ca gen­erale e totale dei fon­dali garde­sani, ma date le enor­mi pro­fon­dità nonchè l’estensione del l’eventuale oper­azione avrebbe pre­sen­ta­to serie ed insor­montabili dif­fi­coltà. Tut­to ciò è chiaro se si pen­sa che sino ad ora non è sta­to anco­ra pos­si­bile indi­vid­uare e recu­per­are i mis­sili Nato. I ritrova­men­ti sono spes­so casu­ali. Anche agli stes­si pesca­tori cap­i­ta­va, e forse capi­ta, di imbat­ter­si, nel ritiro delle reti — e soprat­tut­to in gior­nate di bur­ras­ca — di trovare impigliati vec­chi, ma anco­ra peri­colo­sis­si­mi, ordig­ni del­la Sec­on­da guer­ra mondiale.