Un decreto censisce i prodotti tipici tradizionali che potranno derogare dalle rigide norme Ue

Oltre duemila «golosità» italiane tutelate

03/08/2000 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Egidio Bonomi

Ne uccide più la gola che la spa­da. Era il det­to imper­ante fino a qualche decen­nio addi­etro e oggi introv­abile. Altro seg­no dei tem­pi in vor­ti­coso mutare. Il pec­ca­to di gola res­ta scol­pi­to tra i vizi cap­i­tali, ma chi se ne ricor­da? O ci fa più caso? Para­dos­salmente quan­do met­tere d’accordo il pran­zo con la cena sfio­ra­va l’impossibile e le cinghie strisci­a­vano quo­tid­i­ana­mente sul tira­to si paven­ta­vano i pec­ca­ti di gola; oggi che qual­si­asi lec­cornìa può sol­luc­cher­are il pala­to è cadu­to ogni richi­amo alla sobri­età culi­nar­ia. Con una punizione: coles­tero­lo & C., sog­ghig­nan­do, inducono a mor­ti­fi­cazione forza­ta. Una per­fi­da legge del con­trap­pas­so ci ha fat­ti pas­sare dal digiuno alla dieta. Eppure la gola per­pet­ua ugual­mente il suo tri­on­fo, dato che le golosità ital­iane sono state cen­site, allineate in un decre­to del min­istro per le Politiche agri­cole, Pec­o­raro Scanio, e pre­sen­tate come van­to del bel gustare ital­iano. Le golosità uffi­ciali, chi­ami­amole così, sono 2171, per ora. Infat­ti, sec­on­do Pec­o­raro (che sem­bra avere avu­to occhio par­ti­co­lare per il pecori­no), sono des­ti­nate a dilatar­si. Per­chè il decre­to? Per­chè l’Unione Euro­pea ha emana­to norme igien­iche di tale rigid­ità che qua­si tut­ti i ital­iani, frut­to di tradizioni e lavo­razioni sec­o­lari, sareb­bero des­ti­nati a scom­par­ire. Prodot­ti famosi, come il lar­do di Colon­na­ta, il for­mag­gio di fos­sa, la mor­tadel­la di Cam­po­to­sto, il nos­tris­si­mo Bagòss e tut­ta la serie di for­mag­gi e for­maggelle nos­trane, non meno dei salu­mi, sareb­bero fuori nor­ma. Così come bevande uniche come il fragoli­no di Cal­abria, olii, mieli, o legu­mi non lavo­rati come ceci, far­ro, aglio rosso di Sul­mona, lentic­chie di Colfior­i­to. Queste spe­cial­ità ora fig­u­ra­no nel decre­to e altre se ne aggiunger­an­no poiché l’elenco sarà aggior­na­to nel gen­naio prossi­mo. Il tut­to per chiedere all’Unione Euro­pea la dero­ga dalle norme igien­iche che vogliono trasfor­mare (forse gius­ta­mente, forse esager­ata­mente) anche una par­ven­za di lab­o­ra­to­rio in qua­si sala oper­a­to­ria. Il cen­si­men­to di questi ali­men­ti uni­ci, dis­til­lati nel cor­so dei sec­oli e giun­ti a noi gra­zie pro­prio alla tradizione ed alla man­u­al­ità di pic­coli, preziosi pro­dut­tori, vede in tes­ta ortofrut­ti­coli, nat­u­rali o trasfor­mati, in numero di 578; poi pani e paste fres­che, bis­cot­ti e dol­ci (574), carni e insac­cati (424); i for­mag­gi sono soltan­to 376, ma il numero è des­ti­na­to a salire. I meno rap­p­re­sen­tati sono i condi­men­ti: bur­ro, olii e mar­ga­ri­na. Le regioni più prodighe di golosità sono la Toscana, con 282 spe­cial­ità; Vene­to, 204; Lom­bar­dia, 203; Piemonte, 162. La Sicil­ia ne ha cen­site solo 64, ma si trat­ta sicu­ra­mente di accidia insu­lare. C’è modo e tem­po, comunque per rime­di­are: l’elenco, sec­on­do le pre­vi­sioni di Pec­o­raro Scanio, dovrebbe… ingras­sare fino a trem­i­la spe­cial­ità. Che accadrà nel prossi­mo futuro? I prodot­ti in decre­to saran­no tute­lati da un mar­chio. Sospettare che aumenterà il loro prez­zo è pen­sar male, ma s’indovina. Sem­mai può con­so­lare, parzial­mente, una fan­ta­sia: in assen­za del decre­to e avan­zan­do teu­toni­ca­mente la proibizione euro­pea, questi prodot­ti sareb­bero pre­cip­i­tati nel­la clan­des­tinità. Facile intuire che, para­dos­salmente, nel momen­to di mag­gior abbon­dan­za cibaria nel­la sto­ria dell’Italia, si sarebbe aper­to un mer­ca­to nero di questi prodot­ti, con prezzi stel­lari… E la gola, lun­gi dall’uccidere i… golosi, avrebbe quan­tomeno fer­i­to il portafoglio. Egidio Bono­mi

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