Un’organizzazione collaudata da 17 edizioni di una manifestazione partita come esperimento e promozione di uno sport nuovo, andata via via ingrossandosi tanto da assumere di anno in anno numeri da record nazionale.

Oltre mille i triathleti presenti

25/06/2000 in Sport
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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

All’incirca 450 le per­sone che ieri, sguin­za­gli­ate sul per­cor­so, han­no diret­to, con­trol­la­to e assi­cu­ra­to sicurez­za ai più di mille con­cor­ren­ti del­la gara inter­nazionale di annual­mente pre­sente sul Gar­da dal 1984. Il servizio è sta­to garan­ti­to da volon­tari che ani­mano a Bar­dolino i vari grup­pi sportivi e le asso­ci­azioni sociali; ognuno ave­va un incar­i­co pre­ciso, un’organizzazione col­lau­da­ta da 17 edi­zioni di una man­i­fes­tazione par­ti­ta come esper­i­men­to e pro­mozione di uno sport nuo­vo, anda­ta via via ingrossan­dosi tan­to da assumere di anno in anno numeri da record nazionale. L’appuntamento di Bar­dolino è sem­pre più ambito dai triath­leti non solo per il monte pre­mi (30 mil­ioni) ma anche per «il fas­ci­no del lago, la dol­cez­za delle colline e dei suoi vigneti», per dirla con l’assessore al tur­is­mo Ste­fano Tagli­a­fer­ri. Una gara che è vet­ri­na e avan­guardia per le nuove tec­nolo­gie che accom­pa­g­nano ogni spe­cial­ità sporti­va e in par­ti­co­lare il triathlon, arriva­to all’appuntamento con le Olimpia­di. Ma anche una man­i­fes­tazione, quel­la lacus­tre, che pre­sen­ta non pochi prob­le­mi, da quel­li orga­niz­za­tivi e più in speci­fi­co legati all’incolumità dei parte­ci­pan­ti al momen­to che si tuffano in acqua e quan­do infor­cano la bici­clet­ta, per gareg­gia­re su 40 chilometri di stra­da aper­ta a un traf­fi­co inten­so nei fine set­ti­mana. La fase podis­ti­ca è forse la più impeg­na­ti­va in quan­to, dopo più di un’ora e mez­za di gara, la fat­i­ca e il cal­do provo­cano crampi e stanchez­za tra gli atleti meno preparati, che devono essere soc­cor­si. È suc­ces­so anche ieri con i volon­tari del­la Croce rossa inter­venu­ti per più d’una chia­ma­ta. Ma in fat­to di alles­ti­men­to e pre­ven­zione il tro­feo di Bar­dolino è sem­pre risul­ta­to all’altezza, con un per­cor­so in acqua tra i più sicuri. «Ce lo invid­i­ano molte soci­età del set­tore», dice il diret­tore di gara Dante Armani­ni, «e ques­ta vol­ta è risul­ta­to per­fet­to sot­to ogni pun­to di vista, data l’esperienza del Cen­tro nau­ti­co». Mario Bec­chel­li, l’addetto ai col­lega­men­ti radio, un teste d’eccezione per aver segui­to tutte le edi­zioni del triathlon bar­do­linese, ricor­da la pri­ma edi­zione nel 1984: «Dopo la cor­sa podis­ti­ca svoltasi in cit­tà a Verona e l’arrivo in bici a Bar­dolino una vol­ta entrati in acqua», ram­men­ta Bac­chel­li, «pochi rius­cirono a portare a ter­mine la cor­sa. Gli altri ven­nero recu­perati nel lago dal servizio d’emergenza a causa di con­ges­tioni e crampi». Dopo quell’esperienza, che portò a inver­tire le frazioni (nuo­to-bici­clet­ta e podis­ti­ca) il momen­to criti­co del­la gara è sem­pre sta­ta la frazione ciclis­ti­ca, con l’attraversamento del­la stra­da Garde­sana, anche ieri super­traf­fi­ca­ta per il ponte tur­is­ti­co. Han­no svolto il servizio d’ordine l’unione ciclis­ti­ca bar­do­linese e il grup­po sporti­vo Val­gatara, con­sen­ten­do, in coor­di­na­men­to con i vig­ili urbani e le forze dell’ordine, di lim­itare i tem­pi dei bloc­chi stradali. Non sono man­cate comunque le proteste degli auto­mo­bilisti per le soste obb­li­gate sot­to il sole. Tra le novità del­la gara, risul­ta­ta sfa­vorev­ole agli atleti azzur­ri (Fab­rizio Fer­rarese, cam­pi­one tri­col­ore in car­i­ca, si è riti­ra­to, come Sil­via Ric­cò che si aggiu­dicò l’edizione 1996) il max­is­cher­mo per seguire in diret­ta gli atleti. «Un esper­i­men­to che ha fun­zion­a­to solo in parte», ammette l’assessore allo sport Gino Vio­la, «e da miglio­rare per il futuro». Alvaro Joppi

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