Uno dei più noti fumettisti del mondo ha scelto il Garda. Tra le sue creature Scooby Doo, Yoghi, Bu Bu e i Pronipoti

Oneta il mago della matita che disegna gli Antenati

09/01/2002 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Uno dei più noti car­toon­ist ital­iani, conosci­u­to in tut­to il mon­do, è Fran­co One­ta, 67 anni, orig­i­nario di Casal­but­tano (Cre­mona). Dopo alcu­ni anni trascor­si a Como, One­ta nel 1965 si è trasfer­i­to a Desen­zano, dove vive e lavo­ra sen­za sos­ta. Nel suo «ate­lier» l’instancabile One­ta pas­sa dalle 10 alle 12 ore al giorno, dan­do vita a famosi per­son­ag­gi di Han­na e Bar­bera: Scoo­by Doo, Gli Ante­nati, I Pronipoti, Yoghi e Bu bu i loro sim­pati­ci ami­ci. Il dis­eg­na­tore ha all’attivo più di 10.000 vignette del­la set­ti­mana enig­misti­ca. Sue sono la riduzione degli Snorchy, le avven­ture di Zem­bla (il Tarzan francese) e del suo ulti­mo per­son­ag­gio «Oli­vo lo sporti­vo», che da anni com­pare sul «Pic­co­lo Mis­sion­ario». Di smet­tere di lavo­rare One­ta, non ci pen­sa min­i­ma­mente per­ché, rib­adisce, «i per­son­ag­gi che dis­eg­no e pren­dono vita dal­la mia mati­ta fan­no parte inte­grante del­la mia per­sona: se smettes­si di far­li vivere, morirei anch’io. E questo non mi sem­bra gius­to: non sono un masochista», sostiene riden­do. Altri per­son­ag­gi del fumet­to «I fratel­li Mati­ta» sono la car­i­catu­ra dei suoi tre figli, quan­do era­no pic­coli e molto vivaci. One­ta è nato con la pen­na in mano. Già a 15 anni col­lab­o­ra con l’editore Giurleo di . Guadagna molto bene, «più di sua madre, opera­ia nel­la filan­da». One­ta può così man­ten­er­si agli stu­di ser­ali e spe­cial­iz­zarsi nel­la sua attiv­ità. Uomo tran­quil­lo, equi­li­bra­to, sereno, non dimen­ti­ca le sue umili orig­i­ni: «Mi accom­pa­g­nano sem­pre». Le sue vignette sono state esposte e ammi­rate in centi­na­ia di mostre, e non solo in Italia. «Nel 1970 — ricor­da One­ta — mi era cap­i­ta­ta l’occasione di andare in Inghilter­ra. L’offerta era più che allet­tante, ma ho rifi­u­ta­to. Non riesco a stac­car­mi dal . E poi viag­gia­re a me non piace, né in aereo né in treno». One­ta ha lavo­ra­to per vent’anni in Fran­cia tramite cor­rispon­den­za: «Non mi sono mai mosso dal mio ate­lier di Desen­zano». Nei giorni scor­si il car­toon­istha pre­sen­ta­to alla mostra mer­ca­to del fumet­to di Reg­gio Emil­ia il pri­mo di tre volu­mi, inedi­ti per l’Italia, scrit­ti quarant’anni fa per la Lug di Lione, una casa editrice francese. L’opera com­prende 480 tav­ole sul­la sto­ria di Galaor, opera di Gian Lui­gi Bonel­li, il cele­bre autore di Tex. I dis­eg­ni sono di Fran­co One­ta, allo­ra alle prime espe­rien­ze nel cam­po del fumet­to d’avventura. A dis­tan­za di 40 anni Lui­gi Mar­cianò del grup­po Anafi (l’associazione nazionale degli mici del fumet­to e dell’illustrazione: orga­niz­za la mostra di Reg­gio Emil­ia) è venu­to a conoscen­za da collezion­isti d’Oltralpe del lavoro di Gian Lui­gi Bonel­li. Che non ave­va mai lavo­ra­to con l’estero, ma dietro insis­ten­za di Mar­cel Navar­ro, redat­tore capo e co — fonda­tore del­la Lug, accettò di scri­vere nel 1963 «Galaor», sti­mo­la­to anche dal­la sua pas­sione (come ricor­da il figlio Ser­gio Bonel­li) per le vicende di cap­pa e spada.

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