Risolto il giallo dei finanziamenti regionali che sembravano spariti per la realizzazione di un nuovo complesso tra Salò e Gavardo. Cipani: «L’importante è costruire e dare risposte concrete al territorio, che vuole un plesso per acuti»

«Ospedale dell’alto Garda, è tempo di decidere»

19/02/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Le prime notizie, che parla­vano del­la revo­ca dei 29 mil­ioni euro di con­trib­u­to per la costruzione del nuo­vo ospedale, mi ave­vano get­ta­to nel­lo scon­for­to — dice il sin­da­co di Salò, -. Pen­sa­vo che il mon­do mi crol­lasse addos­so. Sta­mat­ti­na ho invece appu­ra­to in Regione che si è trat­ta­to di un dis­gui­do. I sol­di non sono spar­i­ti. Anzi, ven­gono ricon­fer­mati. Il Pirellone ha man­tenu­to il dis­cor­so e, in un cer­to sen­so, riv­olge ai sin­daci del medio-alto Gar­da e del­la Valle Sab­bia l’invito a met­ter­si d’accordo per trovare una soluzione. L’importante è costru­ire, e dare risposte all’intero com­pren­so­rio per quan­to riguar­da gli acu­ti». Nell’ambito del Piano pluri­en­nale degli inves­ti­men­ti, che nel 2004 ha già por­ta­to all’apertura di 38 cantieri, la ha deciso di stanziare 393 mil­ioni di euro per la provin­cia di Bres­cia. «Sem­bra­va che i finanzi­a­men­ti riguardassero Esine, Maner­bio, Chiari, Iseo e Bres­cia — aggiunge il sin­da­co -. Invece è sta­ta con­fer­ma­ta la delib­era di giun­ta del giug­no 2003 che, revo­can­do gli stanzi­a­men­ti per le opere di edilizia san­i­taria pre­visti in vec­chie delibere, e non anco­ra avvi­ate, sot­to­lin­ea­va la neces­sità di con­cen­trare i finanzi­a­men­ti su situ­azioni sig­ni­fica­tive. A tale propos­i­to Fin­lom­bar­da spa ave­va anal­iz­za­to il pro­fi­lo eco­nom­i­co-finanziario dei prog­et­ti, sta­bilen­do di col­lo­care il nuo­vo pre­sidio nel com­pren­sione di Roè Vol­ciano, dopo avere acquisi­to il con­sen­so degli enti locali con l’esatta indi­vid­u­azione dell’area. L’obiettivo non cam­bia». L’ufficio stam­pa del diret­tore gen­erale Mau­ro Borel­li ha emes­so un comu­ni­ca­to stam­pa tito­la­to «Niente allarmis­mi, la Regione ha con­fer­ma­to i 29 mil­ioni di euro. Il finanzi­a­men­to per l’ampliamento dell’ospedale di Gavar­do non è sta­to revo­ca­to». «Mi sem­bra ?riprende Cipani- che qual­cuno con­tribuis­ca ad ali­menta­re la dif­fu­sione di notizie non pro­prio ver­i­tiere. La Regione con­tin­ua a par­lare di nuo­vo pre­sidio per acu­ti nel com­pren­so­rio di Roè (indica­ti­va­mente sig­nifi­ca un’area tra Gavar­do a Salò), non di allarga­men­to e risis­temazione dell’edificio di Gavar­do». I sin­daci del­la Valle Sab­bia, e pure alcu­ni dell’Alto lago, si era­no comunque espres­si per quest’ultima soluzione. Pro­gres­si­va­mente spoglia­to di Oste­tri­cia-gine­colo­gia, Oculis­ti­ca, Otori­no, Chirur­gia, Orto­pe­dia, Pron­to soc­cor­so, Med­i­c­i­na, Fisi­a­tria e recu­pero moto­rio, Salò ha per­so tut­ti i posti let­to che ave­va (140). Gli ulti­mi, di Psichi­a­tria, sono sta­ti trasfer­i­ti a Gavar­do la notte del ter­re­mo­to e, in cam­bio, dal­la valle del Chiese han­no poi manda­to la comu­nità pro­tet­ta, che accoglie gli psi­co­la­bili, sen­za effet­tuare ricov­eri. L’immobile sul lago è ora semi­vuo­to. Dispone soltan­to del­la dial­isi, dei poliambu­la­tori e del­la radi­olo­gia. Una mozione approva­ta all’unanimità da tutte le forze politiche di Salò sot­to­lin­ea che la des­ti­nazione del fab­bri­ca­to non ver­rà muta­ta finchè «non sarà cantier­a­ta la strut­tura del­l’ospedale pre­vis­to dal­la Regione». Solo in un momen­to suc­ces­si­vo si approverebbe una vari­ante al Piano rego­la­tore, con­sen­ten­do al diret­tore gen­erale dell’azienda di Desen­zano di trasfor­mare l’ed­i­fi­cio in res­i­den­ziale, così da vender­lo, ricavare un buon gruz­zo­lo e des­ti­narlo al nuo­vo noso­comio. C’è l’im­peg­no a «con­sid­er­are even­tu­ali ipote­si di vari­azione urban­is­ti­ca anche pri­ma del cantiera­men­to del­l’­opera, purchè rien­tri­no nelle modal­ità del­l’in­ter­ven­to pre­ven­ti­vo e, comunque, sub­or­di­nata­mente all’ot­ten­i­men­to di garanzie. Con ris­er­va di adottare gli atti ammin­is­tra­tivi defin­i­tivi dopo il com­ple­ta­men­to del nuo­vo ospedale».

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