Sanità gardesana. Il direttore generale dell’Azienda di Desenzano non ha dubbi: è tempo di scelte per non perdere i fondi Dove sorgerà? Mauro Borelli ipotizza Roè Volciano: se ne discute lunedì

Ospedale nuovo, Salò e Gavardo addìo

12/04/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Il des­ti­no degli ospedali di Salò e di Gavar­do è ormai deciso: chi­ud­er­an­no entram­bi, uno dopo l’altro, per essere sos­ti­tu­iti da una nuo­va strut­tura che ver­rà costru­i­ta prob­a­bil­mente a Roè Vol­ciano. Lo ha annun­ci­a­to ieri il nuo­vo diret­tore gen­erale dell’Azienda ospedaliera, ing. Mau­ro Borel­li, che lunedì incon­tr­erà i sin­daci di Salò, Gavar­do e Roè con le Comu­nità mon­tane dell’Alto Gar­da e del­la Valsab­bia, per dire due cose: che in Regione sono disponi­bili 70 mil­iar­di di vec­chie lire per costru­ire il nuo­vo ospedale, e che bisogna però decidere in fret­ta dove real­iz­zar­lo, pena il ris­chio di perdere i fon­di. «Fino­ra si è par­la­to di Roè Vol­ciano come prob­a­bile sede — spie­ga Borel­li -, dove l’Azienda possiede un ter­reno adat­to. Las­cio la deci­sione agli enti locali, purchè sia rap­i­da». Sui tem­pi e sui modi dell’operazione, c’è già qualche pun­to fer­mo. Il vec­chio ospedale di Salò chi­ud­erà defin­i­ti­va­mente entro sei mesi: lo sta­bile sarà alien­ato sul mer­ca­to immo­bil­iare e non ospiterà mai più nes­suna strut­tura san­i­taria pub­bli­ca. Entro questi sei mesi, i servizi che attual­mente riman­gono (poliambu­la­tori, dial­isi e poco altro) ver­ran­no spo­sta­ti in sedi provvi­sorie a Salò, ma vi rester­an­no solo fino a quan­do non sarà pron­to l’ospedale nuo­vo. Quan­to alla chiusura di Gavar­do, si preve­dono tem­pi più lunghi, benchè sul suo futuro ven­ga usa­ta una paro­la inequiv­o­ca­bile: dis­mis­sione. Per qualche anno l’ospedale gavardese rimar­rà in piena attiv­ità, e sono pre­visti pic­coli o gran­di inter­ven­ti di ristrut­turazione del­lo sta­bile esistente, oltre all’attivazione di nuovi servizi come urolo­gia. Ma non appe­na sarà pron­to il nuo­vo noso­comio, anche Gavar­do farà la fine di Salò: chiu­so, dismes­so, con l’immobile ven­du­to per fare cas­sa. Incer­ti i tem­pi: «L’Italia è il Paese in cui per costru­ire un ospedale ci vogliono 15 anni — fa notare l’ingegnere -. Io con­to di met­ter­ci molto meno, e intan­to Gavar­do res­ta, ma è solo un con­to alla roves­cia. Del resto, i 70 mil­iar­di mes­si a dis­po­sizione dal­la Regione non bas­tano per costru­ire un ospedale. Da qui nasce la neces­sità di vendere i due immo­bili, Salò e Gavar­do». Il piano dell’Azienda è una sor­ta di project financ­ing: è pre­vis­to che un pri­va­to acquisti i vec­chi immo­bili e che, in base a uno spe­ciale capi­to­la­to d’appalto, finanzi almeno in parte la costruzione del­la sede nuo­va. «Ci vor­ran­no cinque o sei mesi — viene spie­ga­to — per stu­di­are un capi­to­la­to adat­to alle nos­tre esi­gen­ze». Impos­si­bile fare ora pre­vi­sioni esat­te sulle carat­ter­is­tiche del futuro ospedale: l’unica cosa qua­si cer­ta è che sarà dimen­sion­a­to sui 180–200 posti let­to, con carat­ter­is­tiche fun­zion­ali da stu­di­are insieme ai respon­s­abili degli attuali dipar­ti­men­ti medici. «Non preve­di­amo una strut­tura lus­su­osa con mar­mi e rubi­net­ti d’oro — pre­cisa l’Azienda -: al cen­tro del prog­et­to ci saran­no gli aspet­ti impiantis­ti­ci e fun­zion­ali. Dob­bi­amo infat­ti prevedere che anche l’ospedale nuo­vo sarà obso­le­to dopo 30 anni di vita. Il con­cet­to base del prog­et­to sarà quel­lo di un ospedale per­fet­to per le esi­gen­ze del momen­to attuale, ma che fra 30 anni potrà essere a sua vol­ta sman­tel­la­to sen­za rimpianti».