Ennesima protesta dell’associazione disabili motori: una lettera in Regione a Galan e Gava. Bassi: «Fermi perfino i lavori già finanziati, come l’ascensore»

Ospedale, resta la delusione

26/01/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Delu­sione e amarez­za. Sono queste le sen­sazioni che pro­va Rober­to Bassi, il pres­i­dente dell’Aidm (l’associazione inter­re­gionale dei dis­abili motori) che si sta bat­ten­do a fian­co dei dipen­den­ti di Mal­ce­sine per la sal­va­guardia dell’unica strut­tura san­i­taria dell’alto Gar­da veronese. «La delu­sione e l’amarezza», ha scrit­to Bassi nel­la let­tera aper­ta invi­a­ta, pro­prio pochi giorni fa, al pres­i­dente del­la giun­ta vene­ta Gian­car­lo Galan e all’assessore alla san­ità Fabio Gava, «deri­va dal man­ca­to rispet­to degli impeg­ni pre­si, sia da parte del­la Ulss 22 che del­la ». Bassi ril­e­va come «nonos­tante nelle due delibere region­ali di dicem­bre 2003 e di agos­to 2004 si par­lasse di ven­di­ta dell’ospedale all’Inail entro Pasqua 2004, anco­ra ciò non è avvenu­to». Inoltre, e forse questi sono dati ben peg­giori, «l’Ulss 22 non intende far ristrut­turare entram­bi i padiglioni dell’ospedale, ma soltan­to uno, che è già sta­to prati­ca­mente rin­no­va­to com­ple­ta­mente da pochi mesi. Questo sig­ni­ficherebbe solo gettare al ven­to il denaro pub­bli­co, ben sette mil­ioni, che l’Inail spenderà per la ristrut­turazione dell’intero com­p­lesso, come pre­vis­to e scrit­to nelle due delibere region­ali», ha spie­ga­to Bassi. La man­ca­ta ristrut­turazione di uno dei padiglioni era sta­ta con­fer­ma­ta anche dal diret­tore gen­erale dell’Ulss 22, Rena­to Pic­coli, nel suo inter­ven­to alla riu­nione pre­na­tal­izia con­vo­ca­ta dall’Aidm all’ospedale. Quel­la sera, Pic­coli ave­va infat­ti sostenu­to di vol­er las­cia­re la ristrut­turazione del padiglione A a dis­po­sizione di chi andrà a gestire la strut­tura e ave­va espres­so solo vaghe ipote­si su quel che si sarebbe potu­to creare in quel padiglione. L’impressione che la ristrut­turazione di un padiglione già nuo­vo e la man­ca­ta ristrut­turazione dell’altro potesse essere solo uno spre­co di denaro pub­bli­co era sta­ta espres­sa dai dis­abili anche al sot­toseg­re­tario alle riforme isti­tuzion­ali, Aldo Branch­er, pro­mo­tore del­la com­praven­di­ta del­la strut­tura. Inoltre Bassi lamen­ta come anco­ra, «a fronte di varie richi­este di essere rice­vu­ti dal­la direzione gen­erale dell’Ulss per dis­cutere tan­to del ban­do di ges­tione (di cui sarebbe ormai immi­nente la pub­bli­cazione) quan­to dei prob­le­mi dovu­ti all’attuale prog­et­to di ristrut­turazione parziale dell’ospedale, nes­suno si sia fat­to mai vivo». «Ad oggi», ha sostenu­to anco­ra Bassi, «c’è un depau­pera­men­to pro­gres­si­vo e con­tin­uo dei servizi del­la strut­tura. Anche il per­son­ale licen­zi­atosi o trasfer­i­tosi non è sta­to sos­ti­tu­ito». Da ulti­mo, ma cer­to non in ordine di impor­tan­za, Bassi fa notare come «l’Ulss non abbia provve­du­to nem­meno a fare eseguire i lavori per i quali c’è già il finanzi­a­men­to, e cioè le uscite di sicurez­za del padigiglione A e il nuo­vo ascen­sore», oltre alla «man­ca­ta atti­vazione del­la con­sulen­za neu­rofi­si­o­log­i­ca». Quest’ultima era sta­ta promes­sa diret­ta­mente da Pic­coli durante la riu­nione pre­na­tal­izia. «Chiedi­amo rispet­to per i pazi­en­ti poliomieliti­ci, per quan­ti uti­liz­zano la strut­tura di Mal­ce­sine e per le esi­gen­ze del­la popo­lazione del lago», ha con­clu­so Bassi. «Ci avvicini­amo a un peri­o­do elet­torale», ha chiu­so il pres­i­dente, «e le scelte da fare per noi dipen­dono dall’attenzione che la polit­i­ca avrà per le nos­tre esi­gen­ze e dal rispet­to degli impeg­ni assun­ti». Anche i quat­tro sin­daci dell’alto lago, da Mal­ce­sine a Bren­zone a Tor­ri e San Zeno di Mon­tagna, ai pri­mi di gen­naio ave­vano dichiara­to a L’Arena disponi­bil­ità di «acquisire il 2 per cen­to delle quote dell’ospedale, a garanzia tan­to di chi lo dovrà gestire che dei cit­ta­di­ni dell’ alto lago. Quan­to pre­vis­to fino­ra per l’ospedale di Mal­ce­sine non ci bas­ta, non tutela la salute dei cit­ta­di­ni del lago e ci può grave­mente dan­neg­gia­re dal pun­to di vista tur­is­ti­co», ave­vano tuona­to i sindaci.

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