L’intervento del sindaco di Toscolano Maderno è in sintonia con i colleghi di Salò e Gardone. Paolo Elena contrario alla dismissione del S.Corona e di Salò, chiede nuovi centri di primo soccorso, a Gargnano e Vestone. Una alternativa a Fasano? L’istituto

«Ospedali, no alle chiusure annunciate»

22/08/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Le emer­gen­ze dell’estate evi­den­ziano ulte­ri­or­mente le caren­ze dell’ nel­la Riv­iera di Salò. Il tema è par­ti­co­lar­mente sen­ti­to dai sin­daci del ter­ri­to­rio che devono affrontare le richi­este dei cit­ta­di­ni. Dopo gli inter­ven­ti in dife­sa del San­ta Coro­na di Fasano dei sin­daci di Salò e di Gar­done Riv­iera, sull’argomento inter­viene anche il pri­mo cit­tadi­no di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na, che rilan­cia l’esigenza di aprire una strut­tura di pri­mo soccorso.«Penso che l’opportunità di avere strut­tura ospedaliera effi­ciente nel­la nos­tra Riv­iera sia ormai una par­ti­ta per­sa — spie­ga Ele­na -, cadu­ta la pos­si­bil­ità di crearne una nuo­va a Roé Vol­ciano o nell’area di Cunet­tone Dob­bi­amo, tut­tavia, impeg­nar­ci per risol­vere il prob­le­ma: Riten­go sia indis­pens­abile ven­ga atti­va­to un pron­to soc­cor­so in gra­do di affrontare le prime emer­gen­ze, e non solo nel­la sta­gione esti­va, quan­do la popo­lazione cresce a dis­misura gra­zie al turismo».In quale local­ità potrebbe essere real­iz­za­ta tale strut­tura? «Con­sideran­do l’intero baci­no che fa capo all’ospedale di Gavar­do, mi sem­br­erebbe log­i­ca l’apertura di un pron­to soc­cor­so a Gargnano, al quale potreb­bero far capo anche gli abi­tan­ti dell’alto lago e del­la Valvesti­no. Un altro cen­tro di pri­mo inter­ven­to dovrebbe essere isti­tu­ito a Vestone per le comu­nità dell’alta valle. Nat­u­ral­mente pos­sono essere indi­vid­u­ate altre local­ità: si trat­ta di stu­di­are a fon­do il prob­le­ma con i respon­s­abili del­la san­ità e con gli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci. Non va, inoltre, dimen­ti­ca­ta la neces­sità di creare piaz­zole per gli eli­cot­teri in pun­ti strate­gi­ci per trasportare rap­i­da­mente i pazi­en­ti nelle strut­ture ospedaliere mag­gior­mente attrezzate».E quan­to rimane a Salò del vec­chio ospedale? «Non va asso­lu­ta­mente sman­tel­la­to, ma pos­si­bil­mente poten­zi­a­to, soprat­tut­to per quan­to con­cerne i lab­o­ra­tori di anal­isi». C’è poi il prob­le­ma del San­ta Coro­na di Fasano di Gar­done Riv­iera, che la pro­pri­età (gli spedali civili di Bres­cia) sono inten­zionati a vendere, trasfer­en­do tut­ti i posti let­to alla clin­i­ca pri­va­ta Richiedei di Gus­sa­go. «La strut­tura era d’eccellenza — pros­egue il pri­mo cit­tadi­no — e riceve­va car­diopati­ci da tut­ta Italia E’ un pat­ri­mo­nio che non può andare dis­per­so, anche per la pos­i­ti­va ricadu­ta eco­nom­i­ca. Il San­ta Coro­na dà lavoro a una quar­an­ti­na di per­sone, una situ­azione occu­pazionale che va asso­lu­ta­mente tute­la­ta, come stan­no otti­ma­mente facen­do i sin­da­cati. Inoltre va con­sid­er­a­to l’indotto non indif­fer­ente che nel­la sola Fasano gius­ti­fi­ca­va l’apertura di due alberghi».Possibili soluzioni Ele­na non ne vede, se non quel­la di «riportare al San­ta Coro­na, non appe­na con­clu­so il restau­ro, tut­ti i 28 posti let­to attual­mente trasfer­i­ti a Vil­la Gem­ma. Mag­a­ri poten­zian­do anche la strut­tura aumen­tan­do i posti letto».Sono cir­co­late voci sul­la pos­si­bil­ità di uti­liz­zare l’edificio dell’Istituto Cre­monese, che si tro­va sul lun­go­la­go di Mader­no, restau­ra­to da pochi anni e anco­ra chiu­so. «Le oppor­tu­nità per riaprire il cen­tro di riabil­i­tazione per car­diopati­ci sono ovvi­a­mente diverse. A quan­to mi risul­ta l’Amministrazione provin­ciale di Cre­mona – ente pro­pri­etario dell’immobile dato in ges­tione alla comu­nità di Soresina – sta per vender­lo. Va det­to che sull’edificio esiste un vin­co­lo alberghiero. Nat­u­ral­mente va con­sid­er­a­to il ven­taglio che tale definizione prevede, a com­in­cia­re, ad esem­pio, da una casa-alber­go di cui si sente sem­pre più la neces­sità. E’ un’operazione anco­ra aper­ta. Inoltre dovran­no essere com­ple­tati i restauri».

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