Protesta dei produttori: a San Zeno di Montagna non c’è modo di installare gli impianti. Lo Stato li finanzia ma i regolamenti edilizi li bocciano: «Sono brutti»

Ostacoli per i pannelli solari

Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

L’Assolterm, l’associazione ital­iana solare ter­mi­co, protes­ta con­tro i Comu­ni che non per­me­t­tono l’installazione di pan­nel­li solari a cir­co­lazione nat­u­rale per la pro­duzione di acqua cal­da sui tet­ti delle case. Gior­gio Taral­lo, del­e­ga­to per il nord Italia dell’associazione che rag­grup­pa i pro­dut­tori e instal­la­tori di impianti di ener­gia solare-ter­mi­ca, e l’ingegner Rober­to Favot, spie­gano: «Il pro­to­col­lo di Kyoto, al quale ha ader­i­to anche l’Italia, prevede che entro il 2012 siano ridotte le emis­sioni di anidride car­bon­i­ca del 6,5 per cen­to. L’Italia quin­di deve adeguar­si alle linee di polit­i­ca euro­pea sul risparmio ener­geti­co. Ha già recepi­to molte nor­ma­tive e il 19 feb­braio il Gov­er­no ha emes­so il pac­chet­to di agevolazioni sul risparmio ener­geti­co. Nel 2008 i nuovi edi­fi­ci dovran­no avere la pre­dis­po­sizione obbli­ga­to­ria degli impianti solari-termici».«La ques­tione ambi­en­tale è quin­di lega­ta agli impianti», sot­to­lin­ea Taral­lo, «ma ci tro­vi­amo di fronte a un para­dos­so: molti Comu­ni non con­sentono l’installazione degli impianti per­ché sareb­bero di impat­to pae­sag­gis­ti­co ed esteti­ca­mente non piac­ciono». Ma andi­amo per ordine: l’Assolterm ha soll­e­va­to la ques­tione dopo aver ril­e­va­to l’impossibilità da parte di un’ azien­da asso­ci­a­ta di montare gli impianti a San Zeno di Mon­tagna «Per­ché», spie­gano i diri­gen­ti, «per pro­cedere all’installazione, sopratut­to ora che il Gov­er­no ha sta­bil­i­to un con­trib­u­to del 55 per cen­to sul cos­to degli impianti, bisogna avere l’autorizzazione da parte dei Comu­ni». «L’autorizzazione», pros­eguono i ref­er­en­ti dell’Assolterm, «può con­sis­tere in una sem­plice Dia (dichiarazione di inizio attiv­ità), men­tre per le zone soggette a vin­co­lo pae­sag­gis­ti­co e tutela idro­ge­o­log­i­ca, l’autorizzazione (sep­pure da poco introdot­ta anche per via sem­pli­fi­ca­ta), è rilas­ci­a­ta dagli uffi­ci tec­ni­ci o dalle com­mis­sioni edilizie, che il più delle volte dan­no un parere neg­a­ti­vo o pre­scrizioni che non con­sentono l’installazione. Poi il parere pas­sa alla Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci e pae­sag­gis­ti­ci, che entro 30 giorni si pro­nun­cia, altri­men­ti entro 60 giorni c’è il silenzio-assenso».«Il prob­le­ma», spie­ga Taral­lo, «è che le autor­iz­zazioni spes­so ven­gono approvate su giudizi esteti­ci per­son­ali: non ci piac­ciono, ci dicono i Comu­ni, rifacen­dosi a rego­la­men­ti edilizi vec­chi di decen­ni che non si adeguano al pro­gres­so del­la tec­ni­ca, sopratut­to per il solare-ter­mi­co che in Ger­ma­nia e Spagna sono in espan­sione. È un prob­le­ma speci­fi­co per ogni Comune; alcu­ni non han­no cam­bi­a­to il rego­la­men­to edilizio, altri stanziano sol­di per chi vuole instal­lare gli impianti. Si han­no così dis­crim­i­nazioni tra per­sone che han­no le case mag­a­ri a 10 metri di dis­tan­za, sul con­fine». «Così i cit­ta­di­ni», pre­cisa Assolterm, «che vogliono adeguar­si a uno stile di vita eco­logi­co, di fronte ad attese di due anni per l’autorizzazione li mon­tano abu­si­va­mente». «Il mon­do e lo Sta­to ital­iano chiedono di agire per risol­vere il prob­le­ma dell’inquinamento del piane­ta, fan­no leg­gi che aiu­tano eco­nomi­ca­mente i cit­ta­di­ni a ren­der­si parte­cipi al risparmio ener­geti­co e poi viene bloc­ca­ta l’installazione degli impianti da uffi­ci tec­ni­ci o com­mis­sioni edilizie. È un’assurdità», protes­tano i diri­gen­ti, «ma non è solo San Zeno che non per­me­tte gli impianti sui tet­ti, in Vene­to sono in molti e nel veronese Negrar, Sona e Castel­n­uo­vo. È un para­dos­so, per­ché sui tet­ti ci sono antenne par­a­boliche e mac­chine per i con­dizion­a­tori d’aria che non richiedono autor­iz­zazione alcuna».Tarallo aggiunge: «Abbi­amo un prob­le­ma con un pri­va­to che non riesce ad avere l’autorizzazione men­tre dietro il suo tet­to c’è un’enorme anten­na per la tele­fo­nia mobile, approva­ta dall’amministrazione con tut­to l’impatto pae­sag­gis­ti­co che deter­mi­na. Abbi­amo rice­vu­to proteste da tan­ti cit­ta­di­ni che aspet­tano da mesi di instal­lare gli impianti e sono tut­ti arrabbiati».Altro pas­so indi­etro: il prob­le­ma esiste, rac­con­ta Taral­lo, «Solo per l’installazione degli impianti solari-ter­mi­ci a cir­co­lazione nat­u­rale, che sono quel­li che noi prefe­ri­amo e i più richi­esti, per­ché appun­to com­ple­ta­mente nat­u­rali e che non con­sumano ener­gia elet­tri­ca. Appli­cano un mec­ca­n­is­mo di scam­bio ter­mi­co basato sul­la con­vezione: un flu­i­do cal­do va ver­so l’alto in modo nat­u­rale, bas­ta che si alzi la tem­per­atu­ra di un gra­do e si mette in moto il cir­co­lo di acqua cal­da». Favot pre­cisa: «Questo sis­tema, però, per fun­zionare ha bisog­no di un ser­ba­toio o boil­er per con­tenere l’acqua, che deve nec­es­sari­a­mente essere pos­to in alto sopra i pan­nel­li solari per atti­vare la cir­co­lazione nat­u­rale. I Comu­ni ci chiedono di met­tere i ser­ba­toi sot­to i tet­ti, ma non è pos­si­bile nel 60–70 per cen­to dei casi, allo­ra come fac­ciamo ad instal­lar­li? Abbi­amo prova­to a sen­si­bi­liz­zare gli uffi­ci, abbi­amo pro­pos­to soluzioni con la mime­tiz­zazione dei boil­er, ma non abbi­amo anco­ra rice­vu­to risposte. Intan­to, con l’introduzione del 55 per cen­to di rim­bor­so statale, le domande stan­no crescen­do moltissimo».