II campione gardesano della pizza? Si chhiama Gian Fausto Vertua, ma tutti lo conoscono come "el Magher": è di Lonato, lavora nella pizzeria del camping Fontanelle di Moniga.

Ottimo piazzamento per il pizzaiolo gardesano

17/05/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

II cam­pi­one garde­sano del­la piz­za? Si chhia­ma Gian Faus­to Ver­tua, ma tut­ti lo conoscono come “el Magher”: è di Lona­to, lavo­ra nel­la pizze­ria del camp­ing Fontanelle di Moni­ga, che gestisce ormai da svariati anni, e recen­te­mente è arriva­to quar­to al Cam­pi­ona­to mon­di­ale dei piz­zaioli di Sal­so­mag­giore. Si trat­ta di una com­pe­tizione orga­niz­za­ta dal men­sile di cat­e­go­ria “Piz­za e Pas­ta News”, che vede­va in gara oltre 210 piz­zaioli prove­ni­en­ti da ogni ango­lo del mondo.L’Italia, va det­to, ha tenu­to alta la bandiera del pro­prio piat­to nazionale, aggiundi­can­dosi i pri­mi quat­tro posti: e il quar­to è sta­to per l’ap­pun­to con­quis­ta­to dal “Magher”, che ha sedot­to la giuria pun­tan­do, uni­co del­la com­pe­tizione, su una piz­za com­ple­ta­mente bio­log­i­ca, prepara­ta cioè uti­liz­zan­do uni­ca­mente materie prime prodotte uti­liz zan­do le tec­niche dell’ ”agri­coltura puli­ta”. Quin­di fari­na e lievi­to bio­logi­ci, moz­zarel­la di bufale prove­ni­en­ti da all­e­va­men­ti che uti­liz­zano queste par­ti­co­lari tec­niche, pomodori ciliegi­ni vesu­viani e basil­i­co (pure rig­orosa­mente prodot­ti sen­za l’u­ti­liz­zo di pes­ti­ci­di) e olio extravergine di oli­va di Tig­nale, Una preparazione alquan­to sem­plice e tradizionale, ma che ha con­sen­ti­to al Magher di aggiu­di­car­si una posizione del tut­to onorevole.Gian Faus­to non è nuo­vo ad imp­rese di questo genere: l’an­no scor­so, a Mon­te­car­lo, si era aggiu­di­ca­to sem­pre il quar­to pos­to in una com­pe­tizione intemazionale orga­niz­za­ta dal men­sile “Bar Gior­nale”. In quel­l’oc­ca­sione il Magher, sem­pre molto lega­to al pro­prio ter­ri­to­rio e alle sue pro­duzioni tipiche, ave­va pun­ta­to su una par­ti­co­laris­si­ma piz­za al Core­gone, che ave­va riscos so anche gli applausi degli affil­iati al Club Pesce di Lago (quel­lo che ogni anno orga­niz­za la famosa Rasseg­na del Coregone).Questa vol­ta invece il suc­ces­so è arriva­to sulle ali di una preparazione nel­la quale le carat­ter­is­tiche di sem­plic­ità si sposano a quelle di inno­vazione, rap­p­re­sen­tate da quei prodot­ti derivan­ti da agri­coltura bio­log­i­ca che rap­p­re­sen­tano in asso­lu­to uno dei set­tori in espa­sione del­l’a­groal­i­menta­re italiano.n seg­re­to del­la Piz­za Bio­log­i­ca? Come spes­so accade, sta tut­to nel­la pas­ta. “Preparo un impas­to par­ti­co­lare, con poco lievi­to, capace di durare anche cinque giorni — spie­ga il Magher -. Il risul­ta­to è una piz­za molto digeri­bile e fra­grante, ma anche molto tradizionale: in fin dei con­ti, anche se in ver­sione bio­log­i­ca, ques­ta rimane pur sem­pre la clas­si­ca piz­za all’italiana”.