Tutte le scritture di Romarzolo sono state riordinate

Otto secoli di storia arcense

18/01/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo

In questi giorni s’è chiu­so un altro capi­to­lo del­la sto­ria cen­te­nar­ia del­l’archiv­io stori­co di Arco, cos­ti­tu­ito dal­la unione dei deposi­ti antichi dei tre comu­ni stori­ci del : Arco, Romar­zo­lo e Oltre­sar­ca. Il lavoro di riordi­no del­l’archiv­io di Romar­zo­lo è fini­to (quel­lo di Arco è a pos­to fino al 1923, dal ’24 in poi ci si sta lavo­ran­do; per Oltre­sar­ca si farà ricor­so ad una coop­er­a­ti­va spe­cial­iz­za­ta). Si trat­ta di un lavoro immane. Nel­l’archiv­io stori­co sono cus­todite le pergamene ed i mano­scrit­ti rel­a­tivi alla sto­ria del­la comu­nità (i lib­ri a stam­pa, com­p­rese le preziose tine, sono di spet­tan­za del fon­do anti­co del­la civi­ca). Si trat­ta di migli­a­ia di doc­u­men­ti: il solo Romar­zo­lo riem­pie 56 metri lin­eari di scaffali.Per sten­dere l’in­ven­tario bisogna aprire i fal­doni, ver­i­fi­care che cosa con­tengono decifran­do migli­a­ia di pagine ver­gate a grafie dif­fer­en­ti e con inchiostri tal­vol­ta sbia­di­ti dagli anni, e sten­derne un elen­co da con­seg­nare poi agli stu­diosi di sto­ria patria per­chè pos­sano poi agevol­mente rovistare, nelle pieghe del pas­sato, le sto­rie minori che fan­no la Sto­ria con l’iniziale maius­co­la (quel­la scrit­ta sui lib­ri, che poi forse vale meno del­l’al­tra). Gli arcensi, e comunque gli stu­diosi di oggi, devono essere grati almeno ad un paio di per­son­ag­gi del pas­sato, che han­no fat­to in modo che questo immen­so pat­ri­mo­nio venisse tra­manda­to, oltre i sec­oli e le guerre, fino a noi. La pri­ma notizia del­l’e­sisten­za di un archiv­io è del 10 feb­braio 1574: si trat­ta di un inven­tario delle scrit­ture e dei beni mobili con­ser­vati. Il pri­mo riordi­no impor­tante si deve all’ar­ciprete Francesco San­toni, nel­la sec­on­da metà del Set­te­cen­to: rilegò in 150 volu­mi gli atti con­siderati di mag­giore impor­tan­za, redi­gen­do un indice gen­erale per argo­men­to sec­on­do la dot­t­ri­na archivis­ti­ca illu­min­ista del tem­po. L’al­tro per­son­ag­gio impor­tante è Fed­eri­co Caproni, fratel­lo del più noto ingeg­n­er Gian­ni. Nel 1927 volle con­tin­uare l’opera del­l’ar­ciprete San­toni e com­pilò due volu­mi dat­tilo­scrit­ti (noti come indi­ci San­toni-Caproni) e l’indice crono­logi­co delle pergamene che, con il ben­estare del comune, ebbe agio di vision­are nel­la sua abitazione (a lui, con ogni prob­a­bil­ità, si deve anche l’au­t­en­ti­co fas­cio lit­to­rio vis­i­bile anco­ra in archiv­io). Da quegli anni prob­a­bil­mente rimasero in casa Caproni cir­ca 150 buste e pac­chi di doc­u­men­ti, resti­tu­iti al comune nel 1992 e suc­ces­si­va­mente deu­mid­i­fi­cati e dis­in­fes­ta­ti a cura del servizio beni librari ed archivis­ti­ci del­la provin­cia. Nel ’29, quan­do ven­nero riu­ni­fi­cati i tre comu­ni, l’archiv­io stori­co venne trasfer­i­to a piano ter­ra del­l’ed­i­fi­cio munic­i­pale; quan­do la Telve (poi Sip, ora Tele­com) chiese di uti­liz­zare quel locale, le carte migrarono a palaz­zo Pan­ni. In tem­po di guer­ra nuo­vo trasfer­i­men­to al con­ven­to dei Frances­cani di Ceole, e ver­so il ’50 ritorno al pri­mo piano del munici­pio. Dal ’96 final­mente l’archiv­io ha una sede dig­ni­tosa, al pri­mo piano di palaz­zo Giu­liani, la quat­tro­cen­tesca «domus nova», la pri­ma eretta dal con­te Francesco d’Ar­co nel­la piaz­za del bor­go, fuori del castel­lo. Il futuro, per le antiche carte, è com­in­ci­a­to da 5 anni.

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