Tra 6 mesi la diocesi di Verona, a cui appartengono anche 24 parrocchie del Garda, cambierà vescovo. «Un grande uomo. La sua semplicità rispecchia gli ideali francescani»

Padre Flavio va in pensione

Di Luca Delpozzo
Natalia Danesi

«Una per­sona estrema­mente dolce, molto atten­ta e umile. Un uomo dal­la sem­plic­ità tut­ta frances­cana». Così il par­ro­co di Desen­zano, don Gui­do Romag­no­li, com­men­ta la notizia delle «dimis­sioni» di padre Flavio Rober­to Car­raro, vesco­vo tito­lare del­la dio­ce­si di Verona, a cui apparten­gono anche 24 par­roc­chie del Garda.Il 3 feb­braio del 2007 il reli­gioso com­pirà i 75 anni. Com­plean­no che per i sac­er­doti, e quin­di anche per i vescovi, coin­cide, sec­on­do il codice di dirit­to canon­i­co, con la rin­un­cia al pro­prio incar­i­co. Già alcu­ni mesi fa il pre­sule cap­puc­ci­no ha inoltra­to l’annuncio del suo ritiro al papa, «con­sapev­ole — dice — che la nun­ziatu­ra deb­ba pen­sare a chi scegliere come suc­ces­sore nel­la dio­ce­si». E ha annun­ci­a­to di vol­er tornare «a quel­la vita frances­cana che fin da ragaz­zo prospet­ta­va come suo ide­ale». «Lo sti­mo molto. E’semplice, gioioso, ha una stra­or­di­nar­ia facil­ità di comu­ni­cazione — dice don Gian­ni Guan­dali­ni, par­ro­co di Lona­to -. La sua bon­tà rispec­chia in tut­to e per tut­to gli ide­ali frances­cani». I sac­er­doti del Gar­da si dicono davvero dispiaciu­ti per il ritiro di padre Flavio, che pure rispon­derà in tut­to e per tut­to ad un adem­pi­men­to pre­vis­to dal­la legge canon­i­ca. Sem­bra qua­si che in questi otto anni (fu trasfer­i­to a Verona nel 1998, e fece ingres­so solenne nel­la dio­ce­si il 3 otto­bre 1998) abbia saputo conoscer­li appro­fon­di­ta­mente uno ad uno.«E’stato più volte in paese, anche in occa­sione del­la cel­e­brazione di san­ta Maria del­la Neve — spie­ga don Eveli­no Dal Bon (Sirmione) -. E’un tipo sereno, alle­gro, che infonde coraggio».Ma è soprat­tut­to don Bruno Negret­to, par­ro­co di Padenghe, ad avere toc­ca­to con mano l’umanità del vesco­vo, che ha saputo star­gli accan­to anche nei momen­ti più dif­fi­cili del­la sua vita. «Quan­do sono sta­to mala­to mi ha tele­fona­to ed è venu­to a trovar­mi — rac­con­ta -. Così anche quan­do è mor­ta mia madre: mi ha scrit­to di suo pug­no. Qualche vesco­vo, mag­a­ri, incar­i­ca i seg­re­tari di far­lo. Lui no, ha volu­to esser­mi vici­no per­sonal­mente. E’incredibile quan­to sia abile a capire il dis­a­gio, il dolore, le sof­feren­ze del mondo».