Il Comune prepara il secondo ricorso europeo e dopo il primo no questa volta scrive alla Commissione e al difensore civico. Bonometti: «Chiusura domenicale inspiegabile e il danno è enorme»

Paese turistico, parola al mediatore

14/11/2006 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
(a.s.)

Il comune non mol­la e non accetta la can­cel­lazione del tito­lo di paese tur­is­ti­co impos­ta dal­la Provin­cia. Dopo un mese dal man­ca­to accogli­men­to del pri­mo ricor­so alla Com­mis­sione euro­pea, l’amministrazione pas­sa al con­trat­tac­co con un sec­on­do atto giuridi­co, ind­i­riz­za­to appun­to di nuo­vo alla Com­mis­sione euro­pea, al medi­a­tore europeo e al difen­sore civi­co regionale. Nel ricor­so, il sin­da­co Rober­to Bonomet­ti denun­cia «la vio­lazione del prin­ci­pio di legit­ti­ma aspet­ta­ti­va cir­ca l’attribuzione al comune di Affi del­lo sta­tus giuridi­co di comune a ril­e­van­za tur­is­ti­ca da parte del­la Provin­cia di Verona e del­la ». La nuo­va memo­ria legale riper­corre la vocazione eco­nom­i­ca del paese. «Il comune di Affi con decre­to del pres­i­dente del­la Giun­ta regionale n. 677 del 31 mar­zo 1983 è sta­to dichiara­to comune ad econo­mia tur­is­ti­ca, con pos­si­bil­ità di aper­tu­ra domeni­cale e fes­ti­va delle attiv­ità com­mer­ciali nel peri­o­do dal 15 mar­zo al 4 novem­bre di ogni anno. Pro­prio in virtù di ques­ta clas­si­fi­cazione, si sono inse­di­ate moltepli­ci attiv­ità com­mer­ciali che oggi con­tano 133 eser­cizi su una super­fi­cie di ven­di­ta di 51.571 metri qua­drati, oltre a più di 20 eser­cizi pub­bli­ci, quali bar e ris­toran­ti. Dopo il con­sol­i­da­men­to di una realtà tur­is­ti­ca e com­mer­ciale, dichiara­ta tale ben 17 anni pri­ma, la Regione Vene­to con la legge 62 del 28 dicem­bre 1999 ha isti­tu­ito nuovi para­metri per indi­vid­uare i comu­ni a preva­lente econo­mia tur­is­ti­ca. La Provin­cia di Verona, con il provved­i­men­to 100 del 3 otto­bre 2000, ha così revo­ca­to lo sta­tus di comune tur­is­ti­co ad Affi, ril­e­van­do che il paese non possiede i req­ui­si­ti imposti dal­la nuo­va legge regionale». Il sin­da­co nel ricor­so con­tin­ua: «La chiusura insp­ie­ga­bile domeni­cale a questo pun­to com­por­ta un dan­no di enor­mi dimen­sioni per il ter­ri­to­rio di Affi: si può sti­mare che la perdi­ta di posti di lavoro superi le 250 unità, che nel­la grande mag­gio­ran­za dei casi riguardano per­sone di età infe­ri­ore ai 30 anni. Solo nel cen­tro com­mer­ciale Grand’Affi, che rap­p­re­sen­ta un quar­to delle attiv­ità com­mer­ciali, si perder­an­no cir­ca 130 posti di lavoro, il 30 per cen­to dei cli­en­ti nel peri­o­do mar­zo-otto­bre, cioè cir­ca 820 mila cli­en­ti e una per­centuale degli introiti che oscil­la dal 25 per cen­to per le strut­ture di gran­di dimen­sioni, fino al 50 per cen­to per i negozi più pic­coli. Data l’importanza strate­gi­ca del comune di Affi, sot­to­lineiamo che nel­la piani­fi­cazione stradale già negli anni ’70 è sta­to real­iz­za­to lo svin­co­lo autostradale denom­i­na­to pro­prio sud, che vede il tran­si­to di sei mil­ioni di veicoli leg­geri e oltre otto mil­ioni di veicoli com­p­lessivi». «Ciò pre­mes­so», pros­egue il doc­u­men­to, «si ritiene che il provved­i­men­to del­la Provin­cia leda il prin­ci­pio di legit­ti­ma aspet­ta­ti­va o affi­da­men­to, che affon­da le sue radi­ci nell’ordinamento giuridi­co comu­ni­tario, così come ripreso dal­la Cos­ti­tuzione euro­pea, che affer­ma: la revo­ca di un atto ammin­is­tra­ti­vo favorev­ole è gen­eral­mente sogget­ta a con­dizioni molto rig­orose, quin­di la tutela dell’affidamento con­siste nell’affidamento ragionev­ole for­matosi in relazione alle cir­costanze di fat­to e di dirit­to. Sec­on­do la giurispru­den­za comu­ni­taria, questo prin­ci­pio assume rilie­vo nell’ipotesi di mod­i­fi­cazione improvvisa di una dis­ci­plina e la sua vio­lazione può cos­ti­tuire moti­vo di inva­lid­ità del­la dis­ci­plina stes­sa. Nel caso di specie il provved­i­men­to provin­ciale ave­va ingener­a­to un affi­da­men­to, poiché Affi ha godu­to del­lo sta­tus di comune tur­is­ti­co per ben 17 anni e l’intera econo­mia del ter­ri­to­rio si è svilup­pa­ta pro­prio in virtù di ques­ta sua caratteristica».

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