Questore di Fiume durante l’occupazione tedesca, salvò oltre 5.000 ebrei.
Morì a DachauChiusolo: «Leggi infami trasformavano in carnefici, lui rimase fermo»

Palatucci, il lungolago lo ricorda

17/06/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Enrico Grazioli

«Era cosciente che sarebbe anda­to incon­tro a una morte sicu­ra e per questo è un eroe»: Francesco Coluc­ci, diret­tore inter­re­gionale del­la Lom­bar­dia-Emil­ia Romagna, ha ricorda­to così la figu­ra di Gio­van­ni Palatuc­ci, cui ieri è sta­to inti­to­la­to il lun­go­la­go di Moni­ga alla pre­sen­za di numerose autorità e forze di polizia.Palatucci, ulti­mo que­store di Fiume, durante il regime dit­ta­to­ri­ale fascista e l’oc­cu­pazione tedesca salvò dal­la depor­tazione nei campi di con­cen­tra­men­to oltre cinquemi­la ebrei. Nel 1944, dopo i sospet­ti dal­la Gestapo, venne trasfer­i­to nel cam­po di ster­minio di Dachau, dove nel feb­braio del ’45, dopo quat­tro mesi di sten­ti e sevizie, venne sepolto in una fos­sa comune. «È una nobile figu­ra — ha det­to il sin­da­co di Moni­ga del Gar­da Lorel­la Lavo, apren­do com­mossa la cer­i­mo­nia -: ha mes­so a repen­taglio la pro­pria vita per il rispet­to del suo sen­so morale e garan­tire la vita delle persone».Il que­store di Bres­cia Gae­tano Chiu­so­lo ha sot­to­lin­eato come questo «Schindler» ital­iano sia un mod­el­lo sin­go­lare e pos­i­ti­vo: «Un eroe nos­tro, del­l’in­tero paese e di chi svolge fun­zioni pub­bliche. Ha antic­i­pa­to i val­ori cos­ti­tuzion­ali di sal­va­guardia dei cit­ta­di­ni: con infamia le leg­gi spingevano a essere carn­efi­ci, ma lui è rimas­to al suo pos­to con fer­mez­za per sal­vare delle vite».Durante l’an­no sco­las­ti­co appe­na con­clu­sosi, gli stu­den­ti delle scuole medie del­la Valte­n­e­si han­no prepara­to dei lavori di appro­fondi­men­to sul­la sua vicen­da umana, reli­giosa e pro­fes­sion­ale. Il diri­gente sco­las­ti­co Gian­pao­lo Comi­ni, pre­sen­tan­do questi lavori, ha sot­to­lin­eato come questi siano «sper­an­za di pot­er con­tin­uare alla for­mazione di una cul­tura civica».In tar­da mat­ti­na­ta, tra una grande fol­la Don Gio­van­ni Bertaio­lo, par­ro­co di Moni­ga del Gar­da, ha benedet­to il cip­po com­mem­o­rante l’ul­ti­mo que­store di Fiume, che dis­obbedì alle leg­gi razz­iali per sal­vare dai campi di con­cen­tra­men­to migli­a­ia di perse­gui­tati. Il sin­da­co Lorel­la Lavo ha con­seg­na­to un libro sul­la sto­ria del paese e uno sul­la Valte­n­e­si alle autorità pre­sen­ti e a mon­sign­or Pietro Iot­ti, pos­tu­la­tore del­la can­on­iz­zazione del Beato Gio­van­ni Palatuc­ci e pres­i­dente dell’Associazione «Gio­van­ni Palatucci».La gior­na­ta solenne si è con­clusa, alla pre­sen­za di Alber­to Cav­al­li, pres­i­dente del­la Provin­cia di Bres­cia, con l’in­ti­to­lazione del lun­go­la­go di Moni­ga a Gio­van­ni Palatuc­ci che, come ricor­da uno stu­dente in un suo lavoro «è un eroe che ha sal­va­to migli­a­ia di per­sone e per questo rimar­rà nel­la nos­tra vita. Quel­lo che ha fat­to, l’ha fat­to sen­za essere ebreo e a ris­chio del­la sua vita».

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