Rispettare i centri storici senza impedire la mobilità, ecco il problema

Parcheggi nella roccia, perché no?

18/04/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Alto Lago

Le nuove strade, come il tun­nel tra Val­la­ga­ri­na e Bas­so Sar­ca, favoriscono l’au­men­to del traf­fi­co, quin­di chia­mano nuovi parcheg­gi. Argo­men­to alla rib­al­ta da anni, sia a Riva che ad Arco e Tor­bole, dove accan­to alle tradizion­ali (i parcheg­gi in super­fi­cie) si sono prese in con­sid­er­azione anche soluzioni che non com­por­tassero sac­ri­fi­cio di ter­ri­to­rio. Sap­pi­amo che dei silo inter­rati saran­no presto real­iz­za­ti ad Arco (viale delle Palme e Foro Boario) e a Riva (via Pilati). Per quan­to riguar­da invece quel­li rica­vati sca­v­an­do nel­la roc­cia delle mon­tagne, oltre gli abbozzi di prog­et­to non si è mai andati.Un errore, sec­on­do Ner­io Gio­vanazzi, con­sigliere provin­ciale de Il Cen­tro ed ex asses­sore ai lavori pub­bli­ci, al quale bisognerebbe rime­di­are investen­do risorse nel­la ricer­ca, nel­lo stu­dio e real­iz­zazione di queste soluzioni alter­na­tive. Niente di stra­or­di­nario, se pen­si­amo che in Aus­tria e Svizzera, tan­to per citare i pae­si più vici­ni e sim­ili al nos­tro, i parcheg­gi nel­la roc­cia esistono da ven­t’an­ni. E fun­zio­nano egre­gia­mente soprat­tut­to in fun­zione del­la vivi­bil­ità dei cen­tri stori­ci ad alto inter­esse turistico.Come dice­va­mo, le idee qui non sono man­cate. A Riva si guar­da­va alla Roc­chet­ta, ad Arco alla rupe del Castello.Era il 1990 quan­do il con­siglio comu­nale rivano approva­va il pri­mo Piano parcheg­gi del­la cit­tà. Risale ad allo­ra la pro­pos­ta lan­ci­a­ta da Pietro Mat­teot­ti di scav­are nelle vis­cere del­la mon­tagna che ruba il sole al cen­tro molte ore pri­ma del tra­mon­to. Dai 300 ai 500 posti macchi­na più 30 posti per i pull­man, con cam­mi­na­men­ti che sboc­ca­vano in via Monte Oro e per i quali pote­va anche essere parzial­mente riu­ti­liz­za­to il per­cor­so del rifu­gio costru­ito durante la guer­ra e acces­si­bile dalle scalette di piaz­za S.Rocco. Non sarebbe esat­to dire che non se n’è fat­to nul­la, per­ché, come ricor­da il vicesin­da­co, nel Prg che entr­erà prossi­ma­mente in vig­ore è pre­vis­to a nord del­la Cen­trale Enel un parcheg­gio con opzione: sca­v­a­to nel­la roc­cia oppure real­iz­za­to a balze sulle pen­di­ci del­la Rocchetta.Ad Arco, invece, a lan­cia­re l’idea fu Allean­za Nazionale attra­ver­so Enzo Benedet­ti, che 8 anni fa sede­va in con­siglio comu­nale. Fu inter­es­sato un architet­to di Tren­to, che immag­inò un grande parcheg­gio sca­v­a­to nel­la Rupe con entra­ta a poche decine di metri dal ponte, cam­mi­na­men­ti con sboc­co in più pun­ti del cen­tro stori­co e una sor­ta di ascen­sore che risalisse in quo­ta, avvic­i­nan­do il Castel­lo ai vis­i­ta­tori. Più avveniris­ti­ca rispet­to a quel­la rivana, la pro­pos­ta di Benedet­ti non sus­citò inter­esse nè negli ammin­is­tra­tori comu­nali, nè (fig­uri­amo­ci) in qualche impren­di­tore lungimi­rante, e fu quin­di ripos­ta nel cas­set­to. Il prob­le­ma di queste strut­ture, spie­ga Pietro Mat­teot­ti, è prin­ci­pal­mente il cos­to. Alto, sen­za dub­bio. Trop­po alto se pre­so come dato asso­lu­to, a sè stante. Cer­ta­mente più abbor­d­abile, invece, se si con­sid­er­a­no i ben­efi­ci indot­ti, come sot­to­lin­ea anche Ner­io Gio­vanazzi nel­la sua inter­rogazione. Il risparmio di ter­ri­to­rio pri­ma di tut­to, l’assen­za di vin­coli urban­is­ti­ci e la sal­va­guardia del pae­sag­gio. Gio­vanazzi ne indi­ca un altro: l’al­larga­men­to delle sedi stradali, e quin­di il miglio­ra­men­to dei flus­si di scor­ri­men­to del traf­fi­co, nel­l’ipote­si che i parcheg­gi nel­la roc­cia siano tal­mente capi­en­ti da per­me­t­tere di elim­inare molti dei posti macchi­na che le costeggiano, soprat­tut­to nelle adi­a­cen­ze dei cen­tri. Quei cen­tri stori­ci, osser­va il con­sigliere provin­ciale, rispet­to ai quali si ragiona solo in ter­mi­ni di con­ser­vazione, dimen­ti­can­do che sono anche luoghi di vita.