E’ il primo passo concreto, ma servono ulteriori contributi». Dalla Regione 205 mila euro per il consolidamento della Pieve di S. Emiliano

Parco archeologico, via al progetto

Di Luca Delpozzo
b.mor.

«Un pri­mo pas­so con­cre­to ver­so la real­iz­zazione del »: questo, sec­on­do il sin­da­co di Padenghe Gian­car­lo Alle­gri, sig­nifi­ca il finanzi­a­men­to pari a 205 mila euro recen­te­mente rice­vu­to dal­la Regione per il con­sol­i­da­men­to del­la Pieve di San­t’E­mil­iano. Nato gra­zie ad una con­ven­zione tra l’Amministrazione e la Par­roc­chia, acco­mu­nate dall’intenzione di recu­per­are e val­oriz­zare una delle zone più sug­ges­tive del , il prog­et­to che prevede la des­ti­nazione del com­p­lesso mon­u­men­tale e del ter­ri­to­rio lim­itro­fo a Par­co arche­o­logi­co è sta­to sud­di­vi­so in tre stral­ci. «La pri­ma fase, indub­bi­a­mente la più urgente — spie­ga il sin­da­co — con­siste nel­la manuten­zione stra­or­di­nar­ia e nel con­sol­i­da­men­to strut­turale del­l’abi­ta­to, che oggi si pre­sen­ta in pre­carie con­dizioni sta­tiche e con un pro­gres­si­vo liv­el­lo di degra­do materi­co. La sec­on­da è mira­ta alla riqual­i­fi­cazione di tut­to il com­p­lesso esistente. L’ul­ti­ma, invece, prevede la ricer­ca di disponi­bil­ità pro­fes­sion­ali per il recu­pero del “Cam­po dei Dadi”, l’an­ti­ca sot­tostante la Pieve». Il prog­et­to può pren­dere il via. Questo gra­zie alla con­ces­sione del con­trib­u­to che Padenghe ha rice­vu­to dal­la Regione come rispos­ta alla legge 39/84 per la tutela del pat­ri­mo­nio edilizio di val­ore ambi­en­tale, stori­co ed artis­ti­co. «Nel­l’es­tate scor­sa — affer­ma Alle­gri — la Par­roc­chia ave­va redat­to un’is­tan­za di con­trib­u­to del val­ore di 410 mila euro. Vis­to che la Regione ne ha con­ces­si 205 mila, il Comune, come promes­so, si impeg­n­erà a sostenere la dif­feren­za». Ma non è fini­ta qui. In feb­braio la Par­roc­chia inoltr­erà alla Regione un’al­tra istan­za di con­trib­u­to, ques­ta vol­ta di cir­ca 500 mila euro, nec­es­sario per la sec­on­da fase del prog­et­to. «Ques­ta sec­on­da richi­es­ta — spie­ga il sin­da­co di Padenghe — sarà accom­pa­g­na­ta dal­la pro­pos­ta di riqual­i­fi­cazione del­l’im­mo­bile, redat­ta in piena com­pat­i­bil­ità con la “vocazione” del bene stes­so. Quan­do saran­no ulti­mati i lavori pre­visti dalle prime due fasi del prog­et­to, la Pieve e i cor­pi di fab­bri­ca di sua com­pe­ten­za saran­no divisi tra l’Am­min­is­trazione, che gestirà la casa patronale trasfor­ma­ta in sede muse­ale ed espos­i­ti­va, e la Par­roc­chia, che avrà in ges­tione la casci­na e la chiesa tito­la­ta a san­t’E­mil­iano». Inoltre, per sal­va­guardare la zona des­ti­na­ta a diventare presto Par­co Arche­o­logi­co, l’Am­min­is­trazione ha già provve­du­to a rivedere alcune situ­azioni urban­is­tiche pre­viste dal­l’at­tuale Prg. «Per alleg­gerire tut­ta la zona — con­clude Alle­gri — abbi­amo deciso di togliere le vol­ume­trie edi­fi­ca­bili che ave­va­mo inizial­mente inser­i­to nel Piano rego­la­tore. In questo modo abbi­amo volu­to garan­tire la piena tutela di questo pat­ri­mo­nio di ines­tima­bile val­ore artis­ti­co ed architet­ton­i­co».