Dopo l’apertura dell’assessore regionale Valdegamberi, Legambiente rilancia un’idea vecchia di vent’anni. Bertucco: «Formula vincente per proteggere economia e natura»

Parco del Baldo, qualcosa si muove

02/08/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Da anni noi ambi­en­tal­isti dici­amo che è nec­es­sario isti­tuire il Par­co del per tute­lare il ter­ri­to­rio mon­tano, rilan­cia­re l’economia, val­oriz­zare i prodot­ti e le tradizioni locali, per por­tarvi anche quei tur­isti che, sem­pre più numerosi, cer­cano un’ alter­na­ti­va alla pro­pos­ta del , un baci­no vicinis­si­mo, che è quin­di una ric­chez­za da sfruttare», com­men­ta Michele Bertuc­co, pres­i­dente provin­ciale di Legam­bi­ente. Bertuc­co aggiunge: «Per il Bal­do, come per qua­si tutte le aree mon­tane del nos­tro Paese, è fal­li­to il mod­el­lo eco­nom­i­co tradizionale fonda­to sull’ agri­coltura indus­tri­al­iz­za­ta, che non ha imped­i­to l’esodo dal­la mon­tagna e l’abbandono delle mal­ghe». Ma ci sareb­bero nuove strade: «Occorre dare forza a un tipo di agri­coltura che pos­sa garan­tire red­di­to a chi vi si ded­i­ca, ciò è fon­da­men­tale per­ché una mon­tagna non colti­va­ta rischia dan­ni ambi­en­tali enor­mi, con riper­cus­sioni gravi anche sul tur­is­mo». Il pres­i­dente di Legam­bi­ente pre­cisa: «È un tur­is­mo che, tra l’altro, vista la cres­cente espan­sione edilizia in quo­ta, non può più essere pen­sato come svilup­po degli sport inver­nali». In mer­i­to alla pro­pos­ta di Ste­fano Valdegam­beri, asses­sore regionale ai Rap­por­ti con gli enti locali, parchi, aree pro­tette, demanio, pat­ri­mo­nio e per­son­ale, Bertuc­co appro­va: «Final­mente un politi­co che non ha più pau­ra di pro­nun­cia­re la paro­la Par­co, si potrebbe iniziare un dibat­ti­to costrut­ti­vo». Poi com­men­ta: «A propos­i­to delle zone del Bal­do che i cac­cia­tori chia­mano “ban­dite” e sono le oasi fau­nis­tiche dema­niali pro­tette, Las­toni, Sel­va Pezzi e Garde­sana Ori­en­tale, è pro­prio qui che il par­co andrebbe isti­tu­ito. Non sono den­sa­mente abi­tate e chi ci vive si tro­verebbe in una zona val­oriz­za­ta, per­ché il par­co tiene con­to delle esi­gen­ze dell’uomo che vi risiede». «Scor­rerà molto sangue pri­ma che questo par­co si crei», tuona ironi­ca­mente Tur­ca­to, pres­i­dente del Dis­tret­to vena­to­rio di Fer­rara di Monte Bal­do, in occa­sione del­la inau­gu­razione del­la Otta­va Mostra sui tro­fei degli ungu­lati tenu­tasi a luglio: «Si può tenere con­to delle esi­gen­ze dei cac­cia­tori», rib­at­te a dis­tan­za Bertuc­co, «ma non con­trol­lare o lim­itare la nasci­ta di un par­co solo per­ché una pic­co­la parte del­la popo­lazione non lo vuole». Sec­on­do Legam­bi­ente il par­co è indis­pens­abile per ren­dere tra loro coer­en­ti i vari aspet­ti dell’economia locale tute­lando l’ambiente, «che è stra­or­di­nario, noto per la vari­età dei fiori, uni­co per gli ele­vati val­ori di bio­di­ver­sità, e per­ché la com­p­re­sen­za di lago di Gar­da e mon­tagne oltre i duemi­la metri favorisce la diver­si­fi­cazione di habi­tat e del­la veg­e­tazione di zona in zona». Il treno per il par­co del Bal­do fu già per­so una vol­ta: «Da più di vent’anni se ne dis­cute», ricor­da Bertuc­co, «nel 1975 una legge di inizia­ti­va popo­lare e quelle pre­sen­tate dal grup­po Verde face­vano segui­to all’originaria pro­pos­ta del­la , del­lo stes­so anno, di isti­tuire pro­prio sul Bal­do e sul Can­siglio le prime aree pro­tette. Poi, tra il 1980 il 1984, le leg­gi region­ali sui parchi sono state ins­ab­bi­ate ed è sta­ta con­ge­la­ta qual­si­asi inizia­ti­va che pun­tasse a tute­lare questo com­pren­so­rio mon­tano, che è il più impor­tante del­la provin­cia di Verona ed è este­so nel Trenti­no, dove esistono ris­erve nat­u­rali». Il par­co dovrebbe tute­lare l’intera cate­na baldense, essere este­so dall’Adige al lago di Gar­da con diver­si liv­el­li di pro­tezione e fasce di pre-par­co, tenen­do con­to sia dei comu­ni verone­si, cioè Brenti­no Bel­luno, Fer­rara di Monte Bal­do, Capri­no, Riv­o­li, Coster­mano, Gar­da, Tor­ri del Bena­co, San Zeno di Mon­tagna, Bren­zone e Mal­ce­sine, sia di quel­li tren­ti­ni, cioè Mori, Nago-Tor­bole, Bren­ton­i­co, Avio. Poi Bertuc­co aggiunge: «Intan­to, men­tre sono nati i pri­mi parchi del Vene­to, non sono venu­ti meno i peri­coli per l’integrità del Monte Bal­do, integrità che oggi può essere garan­ti­ta solo con una nuo­va pro­pos­ta di area pro­tet­ta. Pro­pos­ta con­di­visa dal­la Regione già dal 1992, dal momen­to che nel Piano ter­ri­to­ri­ale regionale di coor­di­na­men­to allo­ra approva­to si indi­ca­va l’istituzione di 13 nuovi parchi o ris­erve. Purtrop­po fino ad oggi nes­suna di queste aree pro­tette è sta­ta isti­tui­ta». Una stra­da per­cor­ri­bile, ma solo a pat­to di coin­vol­gere enti locali, asso­ci­azioni ambi­en­tal­iste, forze eco­nomiche e sociali, attra­ver­so una piani­fi­cazione che ten­da a pro­teggere in modo dinam­i­co le risorse, asso­cian­do alle mis­ure di rego­lazione e con­trol­lo quelle di incen­ti­vazione, pro­mozione e inves­ti­men­to. L’agricoltura dovrà avere un pos­to di riguar­do, come le forme di tur­is­mo sostenibile.