Il nuovo sindaco ha presentato ieri in aula le linee programmatiche dell’amministrazione di centrodestra

Paroli: «Ecco il mioprogramma per la città»

27/05/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Eugenio Barboglio

A ben vedere è il pri­mo con­siglio comu­nale dell’era Paroli. Per­chè quel­lo dei pri­mi di mag­gio non era altro che un’assemblea d’insediamento del sin­da­co e del­la sua squadra. La polit­i­ca del­la nuo­va Log­gia non traspari­va anco­ra, si è pale­sa­ta ieri con la pesen­tazione del pro­gram­ma del­la nuo­va giunta.A esporlo è sta­to. come impone lo statu­to, lo stes­so suc­ces­sore di Pao­lo Corsi­ni, il quale per due volte era sta­to pro­tag­o­nista di questo pas­sag­gio, in cui alla cit­tà e ai suoi rap­p­re­sen­tan­ti di mag­gio­ran­za e oppo­sizione, si fa sapere quali saran­no le coor­di­nate lun­go le quali si muoverà l’amministrazione. Sebbene dec­li­na­ta al futuro, a colpi cioè di «fare­mo» e «real­izzer­e­mo», quel­la scat­ta­ta ieri è la del­la Bres­cia dei prossi­mi cinque anni (e, per­chè no, l’impronta di quel­la che ver­rà dopo, così come nelle cartelle lette da Corsi­ni cinque anni fa non si legge­va solo la cit­tà riv­olta­ta come un calzi­no, ma la met­ro­pol­i­tana leg­gera pronta a cor­rere da San Polo a oltre l’ospedale Civile).Ieri insom­ma Adri­ano Paroli ha pre­sen­ta­to la car­ta d’identità del­la sua ammin­is­trazione. I suoi proposi­ti, i suoi desider­a­ta in cui si con­den­sano le aspet­ta­tive di una parte del­la cit­tad­i­nan­za, di più del­la metà dei bres­ciani, se dob­bi­amo credere all’efficienza di quel pez­zo impor­tante del­la democrazia che è il sis­tema del­la rappresentatività.UNA CARTA D’IDENTITÀ che ora è chia­ma­ta all’esame dei fat­ti, come accade sem­pre ad ogni polit­i­ca vin­cente alle urne. Accade cioè che da mera polit­i­ca deb­ba divenire conc­re­ta ammin­is­trazione sen­za trop­po tradire se stes­sa. Ed è questo che dovrà fare Paroli, non tradire, il che sig­nifi­ca met­tere in prat­i­ca quel pez­zo di futuro del­la cit­tà che ha let­to davan­ti ai con­siglieri e alla sua giun­ta e che è supergiù la foto­copia del pro­gram­ma elet­torale con il quale il cen­trode­stra ha ottenu­to il 13 e 14 aprile il gradi­men­to degli elet­tori bresciani.Due i doc­u­men­ti «da non tradire»: la car­ta dei Val­ori e il pro­gram­ma vero e pro­prio. Che sono i rifer­i­men­ti, ma che Paroli non ha let­to, pref­er­en­do a flash toc­care alcu­ni temi dell’azione politi­co-ammin­is­tra­ti­va che ver­rà. La sicurez­za, il cen­tro stori­co, quan­to spet­ta al sin­da­co nel gov­er­no dell’immigrazione, lo svilup­po urban­is­ti­co del­la cit­tà, il traf­fi­co, la , i ecc. Sul­lo sfon­do del­la Car­ta dei val­ori, il perimetro dei prin­cipi che ha fat­to da col­lante al pri­mo pat­to tra i par­ti­ti del cen­trode­stra bres­ciano, il pat­to da cui ha pre­so le mosse la sfi­da per il gov­er­no del­la città.Una car­ta che val­oriz­za la sus­sidia­ri­età, ad esem­pio, con­sideran­dola un prin­ci­pio gui­da nel set­tore dei servizi sociali, dove il Comune ritaglia per sè un ruo­lo di coor­di­na­men­to e di ind­i­riz­zo ma nell’erogazione entra in gio­co dove il pri­va­to (sociale e non), non può arrivare. Sogget­ti, gli enti inter­me­di e i pri­vati, cui Paroli asseg­na com­pi­ti di pri­ma fila.E così in gen­erale affer­man­do che «abbi­amo trop­pa fidu­cia in chi fa, per fare tante cose al suo pos­to» il sin­da­co dichiara guer­ra all’assistenzialismo e sposa l’idea di un Comune min­i­mo, che fa da sti­mo­lo, agevola e crea le con­dizioni per­chè gli impren­di­tori del com­mer­cio, del­la ris­torazione, dei trasporti, gli arti­giani pos­sano oper­are. Quan­do par­la di cap­i­tale umano, nel­la «Car­ta» si riferisce a queste risorse pre­sen­ti nel­la soci­età e nell’economia cit­tad­i­na. Da facil­itare anche — sul ver­sante del­la finan­za locale — las­cian­do in mano loro e delle famiglie il più pos­si­bile del frut­to del loro lavoro.E tor­nan­do al tema dei servizi sociali, l’impostazione in mate­ria di assis­ten­za a dis­abili e anziani è quel­la segui­ta anche dal­la Regione e in gen­erale dalle ammin­is­trazioni di cen­tro destra: man­ten­er­li nel­la famiglia, aiu­tan­do quest’ultima attra­ver­so sosteg­ni mirati in denaro, sot­to for­ma mag­a­ri di voutch­er. Ma pri­ma di tut­to «trovare il modo di aiutare anche con 100 o 200 euro al mese le famiglie più in difficoltà».E POI I CAPISALDI del­la cam­pagna elet­torale: la sicurez­za e la mobil­ità. Paroli nel­la sua relazione pro­gram­mat­i­ca non pote­va dimen­ti­care questi capi­toli che per alcu­ni sono sta­ti quel­li vin­cen­ti. La toller­an­za zero da prati­care d’ora in avan­ti è quel­la inal­ber­a­ta in cam­pagna elet­torale, e sarà prat­i­ca­ta al fine di abbas­sare l’allarme sociale. L’insicurezza per­cepi­ta si atten­ua con «più agen­ti delle forze dell’ordine». Ma chiarisce: «L’equazione immi­grati ordine pub­bli­co è sbagli­a­ta ma anche pen­sare che siano fenomeni indipendenti».Sulla mobil­ità ha accen­na­to a inizia­tive che in parte sono già conc­re­ta­mente in cam­po. L’apertura del­la Ztl — «una delib­er­azione sper­i­men­tale» — deve solo essere uffi­cial­iz­za­ta e ha già mosso polemiche; servirà più tem­po invece per far tornare il ring a 4 cor­sie, ripristinare l’onda verde e per i parcheg­gi che devran­no coprire il sur­plus di auto («serve real­iz­zar­lo sot­to la gal­le­ria Tito Speri») e can­cel­lare le Lam. E per miglio­rare il deflus­so può venir buono il vec­chio prog­et­to di sot­topas­so in via Turati.

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