Il Consorzio del Lugana Doc: «Destino incerto per ben 60 ettari». Modificato il progetto dell’Alta capacità ferroviaria. Previsto il trasferimento di vigneti

Passa il treno, la vigna trasloca

21/05/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

L’impatto ambi­en­tale res­ta pesante, tan­to che anche nelle sedi uffi­ciali si prevede che molti vigneti deb­bano essere espi­antati e trasfer­i­ti altrove. Ma ora fa un po’ meno pau­ra il prog­et­to per l’, il cui trac­cia­to è sta­to ammor­bid­i­to nell’ultima ver­sione approva­ta dal Gov­er­no, con notizie dis­crete anche per l’area del Bas­so Gar­da. Il vec­chio prog­et­to dec­re­ta­va la dis­truzione di 60 ettari di vigneti pre­giati (il 10% dell’intera pro­duzione di Lugana) sui ter­ri­tori di Desen­zano, Poz­zolen­go e Peschiera. A Poz­zolen­go, in par­ti­co­lare, era­no pre­visti due inter­ven­ti inac­cetta­bili: la demolizione del­la cinquentesca casci­na Roveg­lia e la creazione, su un’area di pro­duzione vitivini­co­la pre­gia­ta in mez­zo ai col­li moreni­ci, di un «pos­to di movi­men­to» con un fas­cio di sette bina­ri per lo smis­ta­men­to dei treni mer­ci. Pro­prio qui? Ora le mod­i­fiche al prog­et­to, pre­sen­tate l’altroieri nel­la sede del­la provin­cia di Bres­cia, alle­viano un poco l’impatto sulle colti­vazioni. Innanz­i­tut­to il «pos­to» di smis­ta­men­to ver­rà real­iz­za­to a Mon­tichiari, e non più sui col­li moreni­ci. Dunque la casci­na Roveg­lia dovrebbe sal­var­si del­la demolizione. In più, i real­iz­za­tori dell’ finanzier­an­no la pro­mozione com­mer­ciale del Lugana, gli inden­nizzi ai colti­va­tori e l’eventuale sposta­men­to di vigneti. Sod­dis­fat­ti il pres­i­dente del­la Provin­cia Alber­to Cav­al­li e l’assessore provin­ciale all’Ambiente, Vale­rio Pri­gnachi. Qual­cosa si è effet­ti­va­mente ottenu­to. Ma le con­ces­sioni del­la saran­no un modo per far­si per­donare un impat­to comunque pesan­tis­si­mo. Riman­gono a ris­chio decine di ettari colti­vati. «Le mod­i­fiche annun­ci­ate mi sem­bra­no pos­i­tive, pre­mi­ano l’impegno nos­tro e degli enti locali — dice il pres­i­dente del Con­sorzio pro­dut­tori del Lugana, Pao­lo Fabi­ani, che iro­nia del­la sorte è tito­lare del­la stes­sa -. Ma aspet­to di vedere il prog­et­to defin­i­ti­vo, e comunque il dan­no res­ta grande». È sull’ipotesi più sug­ges­ti­va, quel­la di un «eso­do» dei vigneti, che Fabi­ani smorza gli entu­si­as­mi. «Le piante non si pos­sono spostare, per­chè le radi­ci sono trop­po pro­fonde. Caso­mai si pos­sono rigener­are: durante l’inverno si pren­dono le “marze” (tral­ci di leg­no vivo del­la vite), e si for­mano le “bar­batelle”, pianti­celle nuove da reimpiantare a ter­ra, che tor­nano pro­dut­tive dopo tre anni. Ma per tornare a ottenere un vino sui liv­el­li qual­i­ta­tivi di pri­ma, ser­vono come min­i­mo sette o otto anni. E poi ci vuole il ter­reno adat­to: il Lugana si ottiene dal vit­ig­no Treb­biano colti­va­to su un ter­reno che abbia tra il 55 e il 70% di com­po­nente argillosa. È il tipi­co ter­reno del­la Lugana, ai pie­di delle colline moreniche. Ma di ter­ra adat­ta ce n’è sem­pre meno: avan­za l’edilizia, avan­zano i capan­noni, ora l’Alta veloc­ità. Si fa presto a dire “trasfe­ri­amo i vigneti”. Non è così sem­plice». Il mes­sag­gio: «Han­no un po’ammorbidito il prog­et­to, e sta bene. Ma dopo questo duro colpo, l’Alta veloc­ità, non potremo sosten­erne altri sim­ili. Tutte le isti­tuzioni dovran­no avere un occhio di riguar­do per una pro­duzione qual­i­f­i­cante del ter­ri­to­rio» Che non è solo folk­lore: sono cinque mil­ioni le bot­tiglie di Lugana prodotte ogni anno, con una quo­ta esportazione del 40% anche in Amer­i­ca e in Giap­pone. È un pat­ri­mo­nio col­let­ti­vo che, d’ora in poi, dovrà essere più che mai tute­la­to. Intan­to, fra dieci giorni, i Comu­ni incon­tr­eran­no i respon­s­abili del­la cantier­iz­zazione del­la nuo­va lin­ea fer­roviaria. Si saprà qual­cosa di più preciso.

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