L’animale non va in letargo, mentre la Polizia provinciale continua i controlli e invita: «Non lasciate rifiuti in giro, deve restare schivo com’è»

Passeggiata dell’orsotra le case di Prada

29/01/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il nome non è granché: KJ2G2. Ma è lui, l’orso del BAl­do. Che per ora di letar­go non vuole sen­tire par­lare. Arriva­to quest’estate dal com­pren­so­rio (e par­co) dell’Adamello Brenta, sta met­ten­do radi­ci e pren­den­do abi­tu­di­ni. A Pra­da, è sta­to avvis­ta­to due volte in tre giorni. È com­par­so, sem­pre di notte, davan­ti alla casa del­la stes­sa per­sona, la quale, ha seg­nala­to il caso al Cor­po fore­stale del­lo Sta­to di San Zeno di Mon­tagna e alla Polizia Provin­ciale, che han­no effet­tua­to un sopralluogo.«Era pro­prio bel­lo, placido e tran­quil­lo», rac­con­ta Gior­gio Sil­vetti, 58 anni, coman­dante Ali­talia in pen­sione, uno dei pochi che per tut­to l’anno, dopo 36 anni di voli, risiede sta­bil­mente in via Fies, poco lon­tano dall’impianto di risali­ta, dove il planti­gra­do gli ha fat­to visita.«In ques­ta zona», rac­con­ta, «ci sono tan­tis­si­mi ani­mali: uccel­li, capri­oli, scoiat­toli. E da quan­do abito qui, cioè da due anni, ho famil­iar­iz­za­to con una volpe che viene spes­so a trovar­mi per­ché le las­cio del cibo: pani­ni, resti di carne, avanzi». Sil­vetti ha due cani. Arno, un incro­cio tra un lupo e un marem­mano, e Bil­lo, un labrador. «Vivono liberi in gia­rdi­no e sono le mie sen­tinelle», dice. «Abba­iano per qual­si­asi rumore, ma quel­la sera, ver­so le 23, era­no let­teral­mente impazz­i­ti». Sil­vetti a quell’ora era già a let­to. Sen­ten­do il bac­cano, ha pre­so una grande tor­cia elet­tri­ca ed è cor­so sul ter­raz­zo per capire che accadesse: «Ho vis­to due occhi gran­di, gran­dis­si­mi», ricor­da. «Ma in Pra­da ci sono parec­chi asi­ni e cav­al­li liberi, per­ciò ho pen­sato che uno di loro fos­se arriva­to fin qui». Fino a Fies, dove sta la sua vil­let­ta tra un gru­mo di case a pic­co sul lago di Gar­da, gius­to sopra Castel­let­to di Bren­zone. «Invece, pun­tan­do il faro, ho capi­to che era un orso, un bell’esemplare», dice. «Sta­va pro­prio nel pun­to dove di soli­to met­to gli avanzi. E, men­tre i cani impazz­i­vano, lui rimane­va fer­mo, immo­bile, sen­za dar seg­ni di pau­ra. S’è man­gia­to le ossa, i pani­ni del­la volpe e, men­tre lo illu­mi­na­vo, guar­da­va tran­quil­lo oltre la rete. S’è fer­ma­to dieci minu­ti buoni. Che emozione». Poi è rien­tra­to nel buio, scom­paren­do tra i noc­ci­oli, le roverelle, gli arbusti del bosco che cresce al lim­itare del cortile.Silvetti, il giorno seguente, è cor­so a com­prare un’altra pila, sta­vol­ta da 500 watt, che subito tor­na­ta buona. «Ver­so l’una ho sen­ti­to di nuo­vo i cani abba­iare folle­mente. Sono usci­to e l’orso era anco­ra lì. Illu­mi­nan­do­lo poten­te­mente l’ho vis­to meglio. Cam­mi­na­va lento, paci­fi­co, con la tes­ta alta. Ha un bel pelo lis­cio, un man­tel­lo scuro con una chi­az­za più chiara sul fian­co destro. Ha man­gia­to i pani­ni, la pas­ta­s­ciut­ta, ma se n’è anda­to qua­si subito». Sil­vetti ha avver­ti­to le forze dell’ordine: «Solo per far sapere che, se in due giorni l’orso si pre­sen­ta nel­la medes­i­ma zona, sig­nifi­ca che è quel­la che fre­quen­ta abit­ual­mente, che sta qui», dice. «È una ric­chez­za per noi e per ques­ta mon­tagna, una pre­sen­za che per­sonal­mente mi ha emozion­a­to. Gli darei sem­pre da man­gia­re per farme­lo ami­co e ved­er­lo spes­so, ma la polizia provin­ciale me l’ha vieta­to, rac­co­man­dan­do­mi di riti­rare ogni trac­cia di rifiu­ti per evitare che famil­iar­izzi trop­po con l’uomo e che s’avvicini alle case».Katherine Coz­za, l’agente del­la Polizia provin­ciale che segue la ques­tione su incar­i­co del coman­dante Davide Zeli, com­men­ta. «L’orso è sta­to descrit­to come molto bel­lo, con un pelo folto e in otti­ma for­ma, ciò che si addice a un ani­male sano e gio­vane qual’è, prossi­mo a com­piere i due anni», spie­ga. «Come di pras­si, siamo sal­i­ti a San Zeno per rac­cogliere infor­mazioni e per spie­gare l’etologia dell’orso.In questo caso abbi­amo soprat­tut­to rac­co­manda­to di non dare cibo, soprat­tut­to avanzi casal­inghi, per evitare che s’abitui a fre­quentare case e gia­r­di­ni e per­ché resti sel­vati­co, in gra­do di ali­men­ta­r­si autono­ma­mente di quan­to il già gli offre in abbondanza».

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