Un saluto commosso per la preside Almici «Un grazie dal cuore»

Per 22 anni ha diretto l’Itc «Battisti»

13/07/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo

«La por­ta è aper­ta, ma l’uf­fi­cio è vuo­to. La scuo­la è vuo­ta. Man­ca la nos­tra pre­side, Car­oli­na Almi­ci. Tante volte siamo pas­sati davan­ti a quel­la por­ta, e tante volte ci ha chiam­a­to per sapere, per chiedere del lavoro o sem­plice­mente per avere qualche infor­mazione su di noi e sul­la nos­tra famiglia. Quan­ti prob­le­mi le abbi­amo pre­sen­ta­to, quante dif­fi­coltà abbi­amo con­di­vi­so alla ricer­ca di una paro­la gius­ta, equi­li­bra­ta. Chi non la ricorderà, qua­si risen­ten­dola men­tal­mente, l’e­spres­sione: “Mah, pro­fes­sore…”? Uni­va sen­si­bil­ità, modi a trat­ti sbriga­tivi, bruschi, gen­erosità e tan­ta atten­zione per gli alun­ni, le famiglie, i col­leghi, il per­son­ale di assis­ten­za, tec­ni­co e ammin­is­tra­ti­vo. Nes­suno pote­va sen­tir­si dimen­ti­ca­to, nel suo “Bat­tisti”. Tal­vol­ta l’ab­bi­amo ascolta­ta fret­tolosa­mente, sen­za capire appieno le sue parole, sen­za com­pren­dere bene l’ar­go­mentare. Però la tena­cia, la con­sapev­olez­za del­l’im­por­tan­za del­l’e­d­u­cazione e la lungimi­ran­za han­no avu­to la meglio con­tro certe nos­tre pigrizie. Ci stupi­va­mo delle con­tin­ue inno­vazioni che pro­pone­va: i fat­ti le han­no dato ampia­mente ragione. Ven­tidue anni di diri­gen­za, di gui­da del più anti­co isti­tu­to di Salò e del­la riv­iera garde­sana, che lei ha saputo portare all’at­ten­zione di supe­ri­ori e ammin­is­tra­tori, infonden­do orgoglio e spir­i­to di apparte­nen­za. Nelle con­ver­sazioni più infor­mali, sen­ti­va­mo non già la pre­side, il supe­ri­ore, ma la per­sona affa­bile che rac­con­ta­va dei suoi affet­ti più cari, dei gen­i­tori (li cita­va spes­so con seren­ità, ma anche con una pun­ta di mal­in­co­nia), di Maria, l’a­ma­ta figlia, e di Evaris­to, che l’ha segui­ta cre­den­do nel­l’in­ten­so lavoro sco­las­ti­co. Non di rado scen­de­va qualche lacrima, subito con­trol­la­ta. Per­sona edu­ca­ta in altri tem­pi, non pote­va las­cia­re trop­po spazio elle emozioni. Per gli allievi ave­va un debole. Era una cara zia che li ascolta­va, ascolta­va le loro insi­curezze, le loro richi­este, asci­u­ga­va qualche lacrima di rab­bia sce­sa dopo un diver­bio, un mal­in­te­so. Solo un mese fa era in isti­tu­to a fare gli scru­ti­ni, fino a tar­da ora per con­sigliare, sug­gerire, sis­temare: tut­to dove­va essere in ordine per chi l’avrebbe sos­ti­tui­ta. Qual­cosa la sta­va laceran­do. Ma sof­fri­va in silen­zio, non vol­e­va com­mis­er­azione o facile pietà. Solo di rado il bisog­no di comu­ni­care il suo dolore si face­va tal­mente forte da las­cia­r­si sfug­gire qualche dub­bio sul futuro. Se n’è anda­ta in silen­zio, a 67 anni, in pun­ta di pie­di, zit­ta zit­ta, chiusa nel­la sua immane trage­dia. Ha lot­ta­to, non pote­va arren­der­si così facil­mente. Non sarebbe sta­to da lei. Ma il tem­po del­la vita cor­re­va, cor­re­va. Il 1 set­tem­bre sarebbe anda­ta in pen­sione, e avrebbe inizia­to il riposo ampia­mente guadag­na­to dopo avere pro­fu­so energie sen­za risparmi­ar­si in nul­la. Ci man­ca la sua pre­sen­za. Ma i suoi inseg­na­men­ti, la sua uman­ità ci accom­pa­g­n­er­an­no lun­go il nos­tro cam­mi­no di edu­ca­tori. Le siamo riconoscen­ti per quan­to ci ha dona­to gen­erosa­mente. E domani la memo­ria di cias­cuno ricorderà il volto e le parole di un pas­sato vis­su­to vici­no a lei. Sig­no­ra pre­side, gra­zie. Gra­zie di cuore». Pier­car­lo Belot­ti (pro­fes­sore all’Is­ti­tu­to tec­ni­co Bat­tisti di Salò, ex sin­da­co di Gar­done Riviera)