Secondo la Marina militare italiana occorrono altri sei mesi di lavoro per la completa messa in sicurezza dei fondali fino ad almeno 35 metri di profondità. Il sindaco Simonelli ha chiesto la somma al presidente regionale Galan La grandissima quantità di

Per eliminare le bombeservono 700mila euro

18/01/2009 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Anco­ra set­te­cen­tomi­la euro per portare a ter­mine la bonifi­ca dell’isola del Trimel­one. A vol­er­li è il sin­da­co di Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li che in questi giorni ha sped­i­to una let­tera con la richi­es­ta ind­i­riz­za­ta al pres­i­dente del­la Regione, Gian­car­lo Galan, all’assessore regionale ai lavori pub­bli­ci e alla sicurez­za, Mas­si­mo Gior­get­ti, e alla col­le­ga con del­e­ga alla , Ele­na Donazzan.Il 19 mag­gio 2007, sull’isolotto a cir­ca 200 metri al largo di Assen­za, l’amministrazione del sec­on­do cen­tro dell’alto Gar­da ave­va orga­niz­za­to una gior­na­ta di “porte aperte” per far conoscere alla cit­tad­i­nan­za quel­la lin­gua di ter­ra sul­la quale, da decen­ni, sono inter­det­ti l’accesso, l’attracco, l’immersione, la e la pesca. A causa del­la pre­sen­za di migli­a­ia di ordig­ni bel­li­ci del­la pri­ma e del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, la zona è off-lim­its, sec­on­do quan­to dis­pos­to da ordi­nanze dell’ispettorato di por­to, del­la prefet­tura e del comune di Brenzone.Nell’ottobre del 1954 sul Trimel­one, uti­liz­za­to all’epoca come depos­i­to mil­itare, avvenne un grande incen­dio e una suc­ces­si­va esplo­sione che dis­perse migli­a­ia di bombe sull’isolotto e nelle acque cir­costan­ti. Da allo­ra, sia sul Trimel­one che nei din­torni, è vieta­to persi­no avvic­i­nar­si e i nau­ti­ci di Tor­ri, con i servizi del­la motovedet­ta oggi non più in servizio, per anni han­no garan­ti­to il rispet­to dei divi­eti in nome del­la sicurezza.Dopo oltre due anni di lavori, iniziati nel 2005, e oltre un mil­ione e due­cen­to mila euro spe­si, fino­ra solo il suo­lo dell’isola e le acque fino a cir­ca una venti­na di metri di pro­fon­dità sono state boni­fi­cate. Gra­zie al lavoro del­la dit­ta BoSca di Venezia e, poi, a quel­lo, davvero immane, del­la Mari­na mil­itare ital­iana, sono sta­ti recu­perati e fat­ti esplodere nelle cave di Tor­ri e di Capri­no bombe, pri­oet­tili, granate, bombe incen­di­arie al fos­foro e resid­uati da fare invidia ai più for­ni­ti musei del­la guer­ra. Una quan­tità indus­tri­ale che non ha avu­to sino­ra eguali in tut­ta Italia. «Però», ha pros­e­gui­to il sin­da­co, «a det­ta dei mil­i­tari restano anco­ra almeno 6 mesi di lavori inin­ter­rot­ti per rag­giun­gere la com­ple­ta mes­sa in sicurez­za dei fon­dali, fino ad almeno 35 metri di pro­fon­dità. Per questo ho scrit­to al pres­i­dente Galan, in modo da pot­er con­cor­dare un ulte­ri­ore con­trib­u­to che ci con­sen­ta di uti­liz­zare la nos­tra iso­la». Il 19 mag­gio 2007 arrivò sul Trimel­one anche l’allora capo del­la Pro­tezione civile nazionale, Gui­do Berto­la­so, cheave­va dichiara­to: «Se servi­ran­no altri sol­di per com­pletare la bonifi­ca dagli ordig­ni bel­li­ci nelle acque dell’isola del Trimel­one noi non ci tir­ere­mo indi­etro: stanzier­e­mo quan­to necessario».Chissà che anche sul suo tavo­lo non arrivi in questi giorni la stes­sa mis­si­va recap­i­ta­ta a Venezia.