«Avvicinarsi ai disabili con cuore e cervello»

Per essere volontari

18/01/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Ha parte­ci­pa­to al cor­so di for­mazione per il volon­tari­a­to che si è svolto in autun­no ed in segui­to ha deciso di diventare uno dei volon­tari di Pris­ma, l’as­so­ci­azione che si occu­pa di hand­i­cap. Si chia­ma Ste­fa­nia e tale è il suo entu­si­as­mo per l’es­pe­rien­za da poco inizia­ta, che ha scrit­to una let­tera che pub­blichi­amo in sin­teti. «Ciò che più mi ha col­pi­to fin dal­l’inizio è sta­to l’en­tu­si­as­mo degli orga­niz­za­tori, la com­pe­ten­za dei rela­tori e la nor­mal­ità delle per­sone dis­abili, che se si trovano in un ambi­ente che le accetta e val­oriz­za, non han­no nul­la da invidiare a nes­suno. Durante il per­cor­so for­ma­ti­vo ho sen­ti­to sto­rie di vita che mi han­no toc­ca­to il cuore. Mi sono guar­da­ta den­tro e con­fronta­ta con i miei com­pag­ni di cor­so. Ho mes­so in dis­cus­sione cer­ti miei com­por­ta­men­ti e lib­er­a­ta da alcu­ni miei pregiudizi. Due sono le cose più impor­tan­ti che ho impara­to. La pri­ma è che il modo migliore per accostar­si a un dis­abile non è la com­mis­er­azione, ma il nor­male rispet­to e la col­lab­o­razione. Capis­co che sia facile far­si pren­dere dal pietismo quan­do si vede qual­cuno in con­dizione di svan­tag­gio, ma un “poveri­no” anche se det­to con tutte le buone inten­zioni risul­ta spes­so sgrade­v­ole se non offen­si­vo. Cer­chi­amo di far pas­sare le nos­tre parole non solo dal cuore ma anche dal cervel­lo e di godere del­la felic­ità degli altri, non con­so­lar­ci pen­san­do che c’è chi sta peg­gio di noi. La sec­on­da cosa da tenere ben pre­sente è l’in­di­vid­u­al­ità. Ogni per­sona infat­ti vive il pro­prio dis­a­gio in maniera diver­sa, ha i suoi rit­mi e la sua per­son­al­ità. Le vari­abili di un bisog­no pos­sono essere moltepli­ci, per­tan­to non è cor­ret­to gen­er­al­iz­zare. Con­siglierei a tut­ti di fre­quentare gli incon­tri di Pris­ma, anche per­ché pos­sono aiutare a capire ed affrontare meglio la vita di tut­ti i giorni. Con­sid­er­are la diver­sità come una sfac­cettatu­ra del­la vita ha un enorme van­tag­gio, quel­lo di far diminuire il sen­so di inadeguatez­za e fal­li­men­to che tut­ti noi provi­amo, chi più chi meno, rispet­to a quel­la nor­mal­ità ide­ale con cui con­tin­u­a­mente ci con­fron­ti­amo, pur sapen­do che non può esistere nel­la realtà».