Il presidente del Comitato per la salvaguardia delle colline moreniche scrive alle Procure di Verona e di Brescia. Troppo rumore e barche sotto costa perché in molti non conoscono le regole

«Per il lago ci sono leggi sconosciute»

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Finisce sui tavoli delle Pro­cure di Verona e Bres­cia la richi­es­ta di divul­gare e far rispettare la dis­ci­plina per la su , fat­ta dal Comi­ta­to per il par­co delle colline moreniche a Regioni, Provin­cie, Comu­ni e isti­tuzioni varie com­pe­ten­ti in mate­ria. «Abbi­amo scrit­to anco­ra lo scor­so 8 giug­no. A tutt’oggi abbi­amo rice­vu­to la sola rispos­ta del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to», dice Emilio Crosato, pres­i­dente del Comi­ta­to, «questo silen­zio da parte delle altre isti­tuzioni ci ha spin­to ad inter­es­sare le Pro­cure e a chiedere loro di ver­i­fi­care le even­tu­ali respon­s­abil­ità per omis­sioni di atti d’ufficio per la man­ca­ta appli­cazione sul Gar­da del­la nor­ma­ti­va vigente in mate­ria di nav­igazione». Nel­la let­tera invi­a­ta a giug­no il Comi­ta­to richia­ma­va alcu­ni arti­coli del­la legge, a par­tire dal­la sua final­ità, ovvero: «Garan­tire la sicurez­za del­la nav­igazione e del­la bal­ne­abil­ità, la sal­va­guardia dell’ambiente nat­u­rale e il miglio­ra­men­to del­lo svilup­po tur­is­ti­co; la pro­tezione del­la fas­cia costiera, il divi­eto di nav­igazione nelle zone ris­er­vate alla bal­neazione e in quelle man­tenute a can­neto e di ril­e­van­za arche­o­log­i­ca e nat­u­ral­is­ti­ca; l’obbligo, per i natan­ti, di restare a 300 metri dal­la cos­ta; i lim­i­ti mas­si­mi di veloc­ità di 20 nodi nelle ore diurne, 5 nodi nelle not­turne e 3 nodi nelle fasce di pro­tezione; il divi­eto di provo­care rumori molesti supe­ri­ori a 60 deci­bel a 20 metri di dis­tan­za». «Ma la realtà è ben diver­sa», con­tin­ua Crosato, «spes­so la rumor­osità è fuori lim­ite, le veloc­ità ecces­sive, si ver­i­fi­ca man­can­za di rispet­to delle fasce di pro­tezione delle zone arche­o­logiche e dei can­neti. E tut­to questo per­ché sono in tan­ti a non conoscere la nor­ma­ti­va: il dato emerge da un’indagine svol­ta, tra l’atro, nei cantieri nau­ti­ci, nei campeg­gi, nell’Apt». «D’altra parte l’opuscolo del rego­la­men­to, pub­bli­ca­to dal­la nel 2002, è sconosci­u­to o non disponi­bile. Noi abbi­amo fat­i­ca­to a l’abbiamo trova­to solo all’Ispettorato di por­to». A ques­ta man­ca­ta divul­gazione si aggiunge, sec­on­do il Comi­ta­to colline moreniche, la dif­fi­coltà a vig­i­lare cor­ret­ta­mente sui com­por­ta­men­ti di chi nav­i­ga sul lago di Gar­da. «Gli addet­ti alla vig­i­lan­za non sono dotati delle apparec­chia­ture nec­es­sarie al con­trol­lo del­la veloc­ità e rumor­osità. Le zone bal­n­eari e le zone a can­neto non sono delim­i­tate, così come non è indi­ca­ta la fas­cia di pro­tezione costiera». A fronte di ques­ta situ­azione, il Comi­ta­to per il Par­co delle colline moreniche ave­va chiesto alle isti­tuzioni di pub­bli­care in più lingue la nor­ma­ti­va e di curarne la divul­gazione; si chiede­va inoltre di dotare gli organ­is­mi pre­posti degli stru­men­ti nec­es­sari alla vig­i­lan­za e al ril­e­va­men­to delle infrazioni; di pre­dis­porre la seg­nalet­i­ca nec­es­saria e le boe a delim­i­tazione delle zone pro­tette e delle aree ris­er­vate alla bal­neazione. «Ci sem­bra un modo molto con­cre­to per tute­lare i fruitori del lago e, nel con­tem­po, la salubrità di questo habi­tat nat­u­rale. Per questo», rib­adisce Crosato, «pare incred­i­bile che Regioni Vene­to e Lom­bar­dia, Province di Verona e Bres­cia, i Comu­ni di Peschiera, Castel­n­uo­vo, Lazise, Sirmione e Desen­zano e anche il Comi­ta­to per­ma­nente d’intesa per la dis­ci­plina del Demanio lacuale e del­la nav­igazione sul Gar­da non abbiano ritenu­to di dover dare il benché min­i­mo cen­no di rispos­ta». «E in aggiun­ta non risul­ta che siano state intrap­rese le inizia­tive da noi sol­lecitate, indis­pens­abili per dare attuazione alle pre­scrizioni nor­ma­tive. Ecco per­ché abbi­amo scrit­to alle Pro­cure: con­sid­er­a­ta la costante peri­colosità del­la situ­azione», con­clude Crosato, «aus­pichi­amo che almeno loro pos­sano ver­i­fi­care lo sta­to delle cose».