Storico incontro tra la città che ha diffuso da quindici edizioni il rosso in tutto il mondo e Peschiera

Per la prima volta si sfidano due vini, Novello e Superiore

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Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

A con­fron­to diret­to per la pri­ma vol­ta due gen­erosi vini rossi del­la stes­sa matrice: doc e Bar­dolino Supe­ri­ore docg. Per entram­bi una grande fes­ta divisa però equa­mente fra Bar­dolino, cit­tà del per antono­ma­sia, e Peschiera assur­ta da poco tem­po a «fortez­za enoica». Quin­di una «matrigna» Bar­dolino che dopo quindi­ci edi­zioni con­cede il figlio ormai adul­to Nov­el­lo alla con­sorel­la Peschiera impeg­na­ta a dedi­car­gli un fes­ti­val con ospi­ti i Nov­el­li prove­ni­en­ti anche dal Bres­ciano e dal Man­to­vano, oltre che dal­la Val­dadi­ge-Ter­ra dei For­ti. Bar­dolino invece sarà prin­ci­pal­mente occu­pa­ta a tenere a bat­tes­i­mo l’ultimo arriva­to del­la tipolo­gia dei rossi figli delle stesse nutri­ci, prin­ci­pali: Corv­ina, Rondinel­la, Moli­nara e Negrara. Si trat­ta di quel Supe­ri­ore, non più pro­prio e gio­vanis­si­mo in quan­to nato come vino lo scor­so anno, ma con tan­to di col­lare sim­bo­lo non solo di nobile orig­ine con­trol­la­ta ma anche garan­ti­ta. Pri­mo ed uni­co rosso di ben quat­tro regioni vitivini­cole come Vene­to, Friuli Venezia Giu­lia, Trenti­no Alto Adi­ge ed Emil­ia-Romagna, a fre­gia­r­si di un riconosci­men­to che va a pre­mi­are l’originalità eco­log­i­ca dell’ambiente garde­sano e la sua vocazione vini­co­la che si perde nel­la notte dei tem­pi. Vocazione raf­forza­ta e che si evolve di con­tin­uo attra­ver­so il lavoro agri­co­lo di scelta e selezione di vari­età locali; l’attenzione o il rig­ore pro­fes­sion­ale in vigna e in can­ti­na; la ricer­ca eno­log­i­ca vol­ta a con­ser­vare e far risaltare le poten­zial­ità insite nelle uve, affinché si trasferiscono al meglio nel vino. Il risul­ta­to? Un vino impor­tante non solo bevan­da per le occa­sioni ma soprat­tut­to per il piacere del bere. E le aziende che si sono impeg­nate a pro­durre Bar­dolino Supe­ri­ore docg 2001, oltre una trenti­na, han­no lavo­ra­to con grande cura con­sapevoli che per cor­rispon­dere alle aspet­ta­tive e al piacere dei con­suma­tori era indis­pens­abile ottenere un pre­ciso equi­lib­rio tra il peso dell’uva e super­fi­cie di foglie esposte al sole attra­ver­so una com­bi­na­ta scelta di ter­reni a bas­sa fer­til­ità, una den­sità suf­fi­ciente di piante per ettaro, una potatu­ra adat­ta dei cep­pi che las­ci il numero gius­to di gemme per ettaro. Una pro­duzione mas­si­ma di uva non supe­ri­ore a 90 quin­tali per etta­to di vigne­to a cul­tura spe­cial­iz­za­ta e resa mas­si­ma di uva in vino non supe­ri­ore al 70 per cen­to. E al Bar­dolino Supe­ri­ore il riconosci­men­to docg è arriva­to dopo cinque anni di sper­i­men­tazione da parte del con­sorzio tutela e con i pro­dut­tori quin­di impeg­nati nel prog­et­to di otti­mazione del­la viti­coltura. L’obiettivo così rag­giun­to assume un ruo­lo di svilup­po per tut­to il com­pren­so­rio bena­cense frut­to dell’iniziativa lungimi­rante degli agri­coltori locali.

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