Per la scuola in ospedale il problema è l’incontro fra le culture

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Di Luca Delpozzo
Marilena Russo Marilena Russo

Un nutri­to pub­bli­co di oper­a­tori sco­las­ti­ci ha segui­to il Con­veg­no «La scuo­la in ospedale: espe­rien­ze e prospet­tive in una realtà mul­tiet­ni­ca», tenu­tosi ieri pomerig­gio alla sala Bachelet dell’Ospedale.Organizzato dal pri­mario del­la divi­sione di pedi­a­tria, dot­tor Zani­ni, ha seg­na­to un momen­to di con­fron­to fra isti­tuzioni sco­las­tiche, san­i­tarie e ammin­is­trazione cit­tad­i­na. L’es­pe­rien­za del­la scuo­la in ospedale è nata dieci anni fa, quan­do è sta­ta isti­tui­ta dal provved­i­tora­to per richi­es­ta di Zani­ni, col duplice obi­et­ti­vo di alle­viare ai pic­coli ricoverati l’im­pat­to con la strut­tura ospedaliera e di garan­tire la con­ti­nu­ità del­l’ap­prendi­men­to. Se si tiene con­to che oggi più di 1/4 dei ricoverati sono extra­co­mu­ni­tari, risul­ta evi­dente che i prob­le­mi legati alla didat­ti­ca, in un con­testo così par­ti­co­lare, sono sec­on­dari ai temi del­l’ac­coglien­za e del­l’in­con­tro fra cul­ture, come ha sot­to­lin­eato il pro­fes­sor Medegh­i­ni del­l’ di Berg­amo. Domeni­co Con­ci­a­tori, attuale mae­stro del­la scuo­la del­la divi­sione di pedi­a­tria, ha sot­to­lin­eato: «I nuovi pro­gram­mi par­lano di val­oriz­zazione del­la dif­feren­za. Questo ha sig­ni­fi­ca­to pen­sare un prog­et­to mul­ti­cul­tur­ale che ha con­sen­ti­to di arric­chire la del­la scuo­la, che con­ta 230 volu­mi, di testi in lin­gua, di fav­ole apparte­nen­ti alla tradizione di altre etnie e di real­iz­zare un momen­to di fes­ta per conoscere le diverse tradizioni rel­a­tive alla fes­ta dei bambini».Licia Mag­nani, del­l’uf­fi­cio sco­las­ti­co provin­ciale, l’ex Provved­i­tora­to, ha ricorda­to che per affrontare la realtà mul­tiet­ni­ca sono pre­visti mag­giori inves­ti­men­ti dove l’in­ci­den­za di alun­ni e stu­den­ti stranieri supera il 10% del­la popo­lazione sco­las­ti­ca e che è indis­pens­abile pot­er garan­tire a tutte le scuole la pre­sen­za del medi­a­tore cul­tur­ale, ben più impor­tante di quel­lo lin­guis­ti­co. «L’ap­prendi­men­to del­la lin­gua — ha det­to il pro­fes­sor Maroc­chi — non è il prob­le­ma prin­ci­pale: i bam­bi­ni, lo sap­pi­amo, appren­dono in fret­ta. Più dif­fi­cile è la con­viven­za con cul­ture che han­no altri sis­te­mi di val­ori. Oggi la scuo­la ital­iana sta las­cian­do il vec­chio mod­el­lo del­l’as­sim­i­lazione e del­l’in­te­grazione e, in lin­ea con i pae­si europei che han­no affronta­to pri­ma di noi questo prob­le­ma, si ori­en­ta al riconosci­men­to e alla val­oriz­zazione del­la cul­tura d’o­rig­ine». Erminia Biag­gi, asses­sore alle politiche sociali, nel sin­te­tiz­zare l’at­tiv­ità svol­ta a favore degli stranieri dal­l’am­min­is­trazione, ha sot­to­lin­eato la col­lab­o­razione con l’as­so­ci­azione Equa­tore, for­ma­ta da ital­iani e stranieri, cos­ti­tu­itasi a Cas­tiglione per favorire la pro­mozione e l’in­te­grazione degli stranieri res­i­den­ti sul nos­tro ter­ri­to­rio. La pro­fes­sores­sa Baro­nio ha rimar­ca­to che nel­l’Is­ti­tu­to Com­pren­si­vo 1 vi è una scuo­la mater­na dove la pre­sen­za di bam­bi­ni stranieri toc­ca il 50%, men­tre in media la pre­sen­za di stranieri alle ele­men­tari e alle medie è fra il 20 e il 25%.

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