Ieri altra giornata da incubo per tutto il traffico cittadino

Per ore prigionieri in auto

06/08/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
p.t.

Ingor­go, caos, infer­no? Dif­fi­cile trovare una paro­la che rias­suma in modo effi­cace quan­to accadu­to ieri nelle strade di Riva. Nel pri­mo saba­to agostano, il traf­fi­co cit­tadi­no — sem­pre sul­l’or­lo di una crisi, anche in peri­o­di del­l’an­no meno “cal­di” — ha subito il clas­si­co colpo del knock-out dal­la piog­gia. Risul­ta­to: bloc­co totale delle vie d’ac­ces­so e d’us­ci­ta alla cit­tà e cen­tro “paralizzato”.Una gior­na­ta nera, insom­ma, non tan­to per i rivani, che purtrop­po sono ormai abit­uati a rimanere imbot­tigliati del traf­fi­co, quan­to per le migli­a­ia di tur­isti che, già parec­chio delusi dal tem­po, si sono ritrovati imp­ri­gionati in auto per diverse ore, sen­za alcu­na via di scam­po. Chi soli­ta­mente usa bici­clette e motori­ni ha evi­den­te­mente deciso di tirar fuori dal garage la macchi­na men­tre i vacanzieri, soli­ta­mente dis­te­si in spi­ag­gia, han­no pen­sato bene di salire in auto e par­tire per com­piere gite nel cir­con­dario. A questi fat­tori, che si ripresen­tano ogni vol­ta che cade qualche goc­cia, va aggiun­ta la par­ti­co­lare col­lo­cazione nel cal­en­dario e la pre­sen­za di un cantiere stradale nel comune di Arco, i cui effet­ti si sono rif­lessi sul­l’in­tera del bas­so Sar­ca. E così, alla piog­gia, si sono uni­ti i ful­mi­ni e le impre­cazioni che usci­vano in ver­sione mul­ti­lingue dagli abita­coli delle vet­ture. Cer­to, chi sali­va dal­la ha potu­to godere a lun­go del bel panora­ma di Riva e del monte Brione: la colon­na sul­l’im­por­tante arte­ria ha rag­giun­to la lunghez­za di qualche chilometro e le auto­mo­bili, a lun­go ferme in gal­le­ria, han­no imp­ie­ga­to parec­chio tem­po pri­ma di arrivare davan­ti il cartel­lo che annun­cia l’en­tra­ta a Riva. Ma i guai non ter­mi­na­vano cer­to lì. Gli auto­mo­bilisti han­no potu­to apprez­zare la mag­nif­i­cen­za del Numen Aquarum, soli­ta­mente igno­ra­to, sul­la fac­cia­ta del­la cen­trale idroelet­tri­ca e poi su, a pas­so di lumaca, muoven­dosi qua­si impercettibil­mente, sono arrivati in via monte Oro e in viale Can­nel­la. Qui, come se non bas­tasse, han­no dovu­to fare i con­ti con i col­leghi di sven­tu­ra che, rimasti anche loro imbot­tigliati in viale dei Tigli o in viale Tren­to, cer­ca­vano di rag­giun­gere il cen­tro o viale Mar­tiri, a loro vol­ta com­ple­ta­mente ingol­fati d’au­to. E sorte iden­ti­ca è toc­ca­ta anche chi cer­ca­va di rag­giun­gere Tor­bole, per poi pren­dere la via di Mal­ce­sine o Rovere­to. Anche la loro “ago­nia” è dura­ta ore. Di fronte a gior­nate come ques­ta, che non sono affat­to episo­di spo­radi­ci, è ovvio che la gente del­la “Busa” sia esasper­a­ta e dis­il­lusa. Stan­ca di promesse, paroloni, gio­chet­ti e ripic­che politiche, chiede opere effi­caci, e in fret­ta, non chiacchiere.

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