C’è chi la Mille Miglia la fa per passione, chi per vincere. Tra questi, non c’è dubbio, Giuliano Galliani, bolognese, che a ragione può essere appellato lo specialista della Freccia Rossa

Personaggi e curiosità in corsa con la Mille Miglia

26/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Francesco Doria

C’è chi la la fa per pas­sione, chi per vin­cere. Tra questi, non c’è dub­bio, Giu­liano Gal­liani, bolog­nese, che a ragione può essere appel­la­to lo spe­cial­ista del­la Frec­cia Rossa, aven­do vin­to cinque volte, ulti­ma delle quali lo scor­so anno al volante di una Fer­rari, fat­to incon­sue­to, come insoli­to era il non essere in gara con la moglie, Lucia Gal­liani. Nell’atmosfera sur­riscal­da­ta di Piaz­za Vit­to­ria (dal pun­to di vista cli­mati­co, ma anche l’entusiasmo era alle stelle), qua­si tut­ti i con­cor­ren­ti han­no det­to di vol­er affrontare la Mille Miglia con piglio tur­is­ti­co, con il deside­rio di vedere l’Italia con un mez­zo diver­so da qual­li usiali e sulle strade di una vol­ta. Canè no: il pilota bolog­nese ver­i­fi­ca in mat­ti­na­ta per poi andare a provare l’auto. «La Bmw 328 MM del ’37 che porter­e­mo in gara è un’auto potente, ma irre­go­lare nell’erogazione del­la poten­za a causa dei tre car­bu­ra­tori che sovrin­ten­dono ai sei cilin­dri. Un’auto par­ti­co­lare, da met­tere a pun­to bene. Pri­ma del­la parten­za andremo in col­li­na, ver­so la Fran­ci­a­cor­ta, a provare i pas­sag­gi cronome­trati. È questo il prob­le­ma mag­giore di ques­ta Mille Miglia, uni­to a quel­lo del­la lunghez­za del­la gara». Una pro­va che ai con­cor­ren­ti stranieri piace per­chè fa sco­prire angoli par­ti­co­lari dell’Italia… «Anche a noi ital­iani regala tante emozioni…» Tor­nan­do alla gara: più impor­tante la vet­tura o il pilota? «L’auto non deve tradire, e ques­ta Bmw in par­ti­co­lare è molto affid­abile. Però essendo una pro­va di rego­lar­ità la prestazione del binomio pilota-nav­i­ga­tore è basi­lare». Lucia Gal­liani, lì vici­no, annuisce: «Ne abbi­amo corse tante, e vinte, di Mille Miglia, ma è sem­pre una grande emozione essere in gara. Tra l’altro abbi­amo vin­to sem­pre negli anni pari, quin­di questo…». Anche Pao­la Perego, con­dut­trice di «Forum», in gara con una Bmw 327 cabrio del ’38 a fian­co dell’ex pilota di For­mu­la 1 Mas­si­mo Natili (che alla Mille Miglia è sem­pre accom­pa­g­na­to da donne affasci­nan­ti: Dal­i­da Di Laz­zaro, Simona Ven­tu­ra, Gabriel­la Car­luc­ci, Anna Falchi e Loren­za Mario, nelle ultime edi­zioni), corre per vin­cere. «Ci mancherebbe — dice sfoderan­do un sor­riso che appare ancor più radioso di quan­to non sem­bri sul pic­co­lo scher­mo — con tut­ta la fat­i­ca che fare­mo in gara, almeno provi­amo a vin­cere. Poi, potrem­mo anche non rius­cir­ci (e sarà facile, vis­to quan­ti spe­cial­isti sono in gara), però ci prover­e­mo. Il vero prob­le­ma sarà la fat­i­ca, anche per­chè mi han­no det­to che dormire­mo davvero poco». La Mille Miglia come passerel­la? «Non è il mio caso — risponde — non mi inter­es­sa. Sono qui per cor­rere ed arrivare saba­to sera a Bres­cia nel­la miglior posizione pos­si­bile. Con­fi­dan­do, ovvi­a­mente, nelle doti di pilota di Natili». Inap­punt­abile, come sem­pre, Gia­co­mo Bon­tem­pi, pres­i­dente dell’Aci Bres­cia. «Ma non è la tenu­ta da gara», dice sor­ri­den­do, «Anche per­chè non è pro­prio quel­la ide­ale per cor­rere su una bar­che­t­ta come è la Renault 750 sport del ’54 che avre­mo in mano Paniz­za ed io». Ogni anno il rito del­la pun­zonatu­ra è uguale, cam­biano le emozioni? «È una lun­ga emozione che prende il via qualche tem­po pri­ma del­la gara, quan­do si pro­va per la pri­ma vol­ta l’auto da portare in gara. E poi ogni anno c’è l’emozione di rivedere ami­ci lon­tani con i quali con­di­vi­di la stes­sa pas­sione, e quel­la di attra­ver­sare l’Italia con queste vet­ture delle quali san­no tut­to non solo gli anziani ma anche i ragazz­i­ni. Bas­ta aggi­rar­si nei din­torni di Piaz­za Vit­to­ria per capire come anche i più gio­vani scru­tano con occhio clin­i­co le vet­ture. Mi sem­bra di tornare bam­bi­no, quan­do anch’io assis­te­vo da fuori al rito delle ver­i­fiche e mi sem­bra­va un sog­no vedere da vici­no, e qualche vol­ta toc­care, queste gran­di auto». Pas­sa la con­tes­sa Mag­gi, imman­ca­bile sia in Piaz­za Vit­to­ria sia a fian­co degli orga­niz­za­tori del­la Mille Miglia, anche per ono­rare la memo­ria del con­te Aymo che del­la Frec­cia Rossa fu uno dei quat­tro fionda­tori. Ed imman­ca­bile anche la pre­sen­za di due big del­lo spet­ta­co­lo come Rena­to Pozzet­to e , i quali (soprat­tut­to il sec­on­do) han­no calam­i­na­to le atten­zioni del pub­bli­co fem­minile. «Cosa mi por­ta alla Mille Miglia? La pas­sione per i motori — dice l’attore veronese — dalle barche agli aerei fino alle auto. Una pas­sione da bam­bi­no, cer­to, ma mi piace colti­vare il bam­bi­no che c’è in me». In gara per… «Non per vin­cere, cer­ta­mente, per­chè non so usare i cronometri e per­chè altri­men­ti non ci si può diver­tire. Cor­ro per il pub­bli­co; la nos­tra vuol essere una zin­gara­ta per l’Italia, ed anche per questo sare­mo in gara con una Jaguar scop­er­ta. Speran­do di non fare la fine dell’anno scor­so, quan­do la nos­tra gara finì a Lona­to…» Men­tre Fabio Testi si fer­ma volen­tieri a fir­mare auto­grafi, Rena­to Pozzet­to (che sarà in gara con il cam­pi­one di moto­nau­ti­ca Rena­to Del­la Valle) si aggi­ra in piaz­za tra le vet­ture e le scru­ta con sguar­do molto atten­to, da vero inten­di­tore. «Quante auto affasci­nan­ti — è il suo pri­mo com­men­to — e ques­ta piaz­za è sem­pre molto bel­la per una man­i­fes­tazione uni­ca. Non una gara, almeno per noi, per­chè ci sono tan­ti spe­cial­isti del cronometro molto più bravi. Ci accon­tenti­amo di tornare saba­to sera con la nos­tra auto, già quel­lo è un suc­ces­so». E sarebbe un suc­ces­so anche per il pro­fes­sor Faus­to Man­ara. «Por­to in gara l’auto più pic­co­la in asso­lu­to, una Biz­zari­ni 500 coupè del 1952 con il motore del­la Topoli­no che ha fat­to più volte la Mille Miglia ed è davvero affid­abile. Però arrivare a Bres­cia non è mai facile, soprat­tut­to con queste auto pic­cole». Una piacev­ole con­sue­tu­dine, la Mille Miglia? «Un’esperienza irri­n­un­cia­bile, e sarebbe frus­trante non far­la, non pas­sare nei pic­coli pae­si del­la nos­tra Italia, soprat­tut­to a Pien­za, cit­tà che adoro». Per vedere l’Italia da un altro pun­to di vista, ecco per la sec­on­da vol­ta in Italia anche la Tal­bot Av 105S, che mis­ter Rus­ton ha por­ta­to dagli Emi­rati Ara­bi Uni­ti. Dove, sco­pri­amo, questo mostro a 6 cilin­dri da 3000 cc (verde, ma non green eng­lish per vol­ere del­la … moglie del prog­et­tista) è la sola vet­tura d’epoca esistente. E, spes­so, cir­colante, a dis­pet­to del­la sab­bia del deser­to. C’è chi la Mille Miglia la fa per pas­sione, chi per vin­cere. Ma c’è anche chi la fa per dimen­ti­care recen­ti amarezze. Adri­an Newey, pilota del­la Ss Jaguar 100 del 1938 (numero 111), è infat­ti il diret­tore tec­ni­co del­la McLaren-Mer­cedes di Mika Hakki­nen. Che dif­feren­za pas­sa tra queste auto e quel­la del cam­pi­one del Mon­do di For­mu­la 1? «Nes­suna, ma las­ci­amo perdere la For­mu­la 1, sono qui per rilas­sar­mi. Sor­ry». Francesco Doria

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