Una serata con il Rotary a Desenzano

Pia Donata Berlucchi sacerdotessa del vino

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Di Luca Delpozzo
se.za.

Pia Dona­ta Berluc­chi è sta­ta la pro­tag­o­nista del­la ser­a­ta, al Park Hotel di Desen­zano, orga­niz­za­ta dal Rotary del­la spon­da bres­ciana del , pre­siedu­to da Alber­to Mon­ti. La sig­no­ra, avvo­cates­sa, è ammin­is­tra­trice del­e­ga­ta e diret­trice gen­erale del­la spa Berluc­chi, di cui è pro­pri­etaria assieme ai fratel­li Francesco, Gabriel­la, Mar­cel­lo e Rober­to, e che pro­duce cir­ca mez­zo mil­ione di bot­tiglie all’an­no. L’azien­da, a Borg­ona­to di Corte­fran­ca, possiede cir­ca 50 ettari di vigneti a Doc. Pia Dona­ta gui­da anche l’ Asso­ci­azione «Le donne del », con 700 iscritte: pro­dut­tri­ci, enote­carie, ris­tora­tri­ci, som­me­li­er, gior­nal­iste. Nata da mam­ma milanese, che accosta­va le «Quat­tro sta­gioni» di Vival­di e le gran­di opere let­ter­arie alla sem­plic­ità del­la ter­ra, e papà ingeg­nere (costru­i­va dighe), ha sem­pre trascor­so le vacanze in cam­pagna, abbinan­do natu­ra e cul­tura. «Nel­l’im­mag­i­nario col­let­ti­vo ‑ha avu­to modo di dire- il vino è la bevan­da del con­tadi­no, che durante il lavoro posa a ter­ra la zap­pa e beve a can­na dal fias­co. Le bol­licine Fran­ci­a­cor­ta, con la finez­za dei loro pro­fu­mi, sono invece più fem­minili, sinon­i­mo di effer­vescen­za, ver­sa­til­ità, ele­gan­za». Nel­la ser­a­ta del Rotary, la Berluc­chi ha riper­cor­so la vita delle donne nei campi e l’ap­proc­cio col vino, con­sid­er­a­to la bevan­da degli dei. In pas­sato dove­vano man­tenere una cer­ta com­postez­za, e non pote­vano per­me­t­ter­si di berlo. Ai tem­pi dei romani, se scop­erte ubri­ache, veni­vano addirit­tura ammaz­zate. Col Rinasci­men­to le cose cam­biano, il rosso pro­rompe sulle tav­ole, e sor­gono aziende che pro­ducono cali­ci di vetro sof­fi­a­to. Nel ‘700 una Veuve Clic­quot, rimas­ta vedo­va, diviene impren­ditrice, sco­pren­do il remuage, la tec­ni­ca per elim­inare il depos­i­to sul fon­do del­la bot­tiglia. E una don­na di casa Moet com­in­cia a esportare in Rus­sia, agli zar. Ai pri­mi del ‘900 occorre grande cor­ag­gio per credere nel­la ter­ra. «Oggi — sot­to­lin­ea la sig­no­ra — la don­na rap­p­re­sen­ta l’in­no­vazione. E’ aper­ta sia alla ricer­ca che al lan­cio delle col­ture bio­logiche. Il vino ha ispi­ra­to pit­tori e musicisti. L’u­ni­ver­so fem­minile ne è affas­ci­na­to. Da un lato siamo pes­simiste, per­chè mai con­tente di quan­to fat­to. Ma, dal­l’al­tro, guardiamo con cor­ag­gio al futuro. E’ l’ot­timis­mo dopo la tempesta».

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