Singolare iniziativa del capogruppo della Lega Nord di Desenzano, Rino Polloni.

Piano di educazione alimentare

Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Sin­go­lare inizia­ti­va del capogrup­po del­la Lega Nord di Desen­zano, Rino Pol­loni, che ha chiesto di sot­to­porre al Con­siglio comu­nale un piano di edu­cazione ali­menta­re che prevede di elim­inare al più presto nelle mense comu­nali l’utilizzo di prodot­ti trans­geni­ci sos­ti­tu­iti da prodot­ti cer­ti­fi­cati come bio­logi­ci. Il prob­le­ma ver­rà inser­i­to nell’ordine del giorno del Con­siglio comu­nale ha assi­cu­ra­to il sin­da­co Felice Anel­li. «Tute­lare la salute dei cit­ta­di­ni ed in par­ti­co­lare di bam­bi­ni ed aziani, è uno degli obi­et­tivi del Comune». Bio­logi­co è bel­lo. Ed è anche l’unico mez­zo per met­tere con sicurez­za al ban­do i cibi trans­geni­ci. Rino Pol­loni, capogrup­po del­la Lega Nord in Con­siglio comu­nale, par­tendo da queste due con­sid­er­azioni ha chiesto di sot­to­porre al Con­siglio comu­nale del­la cit­tà un piano di edu­cazione ali­menta­re ed inizia­tive con­crete. La più sig­ni­fica­ti­va è quel­la di dare l’esempio preparan­do gli atti ammin­is­tra­tivi affinché, al più presto, nelle mense comu­nali che dis­tribuis­cono ogni anno migli­a­ia di pasti, ven­ga data la pri­or­ità all’uso di prodot­ti cer­ti­fi­cati come bio­logi­ci. Egli sol­lecita poi l’avvio all’attività educa­ti­va-ali­menta­re all’interno delle scuole cit­ta­dine in modo da dif­fondere la conoscen­za e val­oriz­zare l’uso dei prodot­ti bio­logi­ci oltre a con­cor­dare con le Direzioni didat­tiche la com­mer­cial­iz­zazione di tali prodot­ti in ambito sco­las­ti­co. L’idea che sta alla base di una pro­pos­ta che potrebbe riv­o­luzionare l’attuale sis­tema del Servizio pasti munic­i­pale si rifà alle novità che sono inter­venute nel set­tore dell’alimentazione. Il Servizio pasti del Comune for­nisce pranzi ai bam­bi­ni delle scuole mater­ne tut­ti i giorni, delle ele­men­tari con tre rien­tri. Delle medie, oltre ai pasti servi­ti a domi­cilio ed a quel­li che fre­quen­tano i cen­tri sociali. Sec­on­do infor­mazioni ottenu­ti in Munici­pio i pasti sfior­ereb­bero le 20mila unità l’anno. Ma l’alimentazione, recita la pro­pos­ta, è uno dei prin­ci­pali fat­tori delle cause ambi­en­tali di insor­gen­za del can­cro (35%) e la nor­ma­ti­va attuale appare insuf­fi­ciente a tute­lare in par­ti­co­lare lat­tan­ti e bam­bi­ni. Per­al­tro, da alcu­ni anni, si può importare soia mod­i­fi­ca­ta geneti­ca­mente che può essere uti­liz­za­ta in un numero di prodot­ti che può rag­giun­gere anche le 20mila unità. Si tro­va in molti ali­men­ti come pata­tine, torte, pane, sos­ti­tu­ti veg­e­tali delle carni, polveri sol­u­bili per il lat­te ed in qua­si tut­ti i prodot­ti pre­cot­ti. I rischi sono anco­ra i gran parte sconosciu­ti anche se i pri­mi dati annun­ciano tim­o­ri per l’insorgenza, ad esem­pio, di allergine ali­men­ta­ri e l’affievolimento dell’efficacia di cer­ti antibi­oti­ci. Per questo Rino Pol­loni, aven­do come obi­et­ti­vo la tutela del­la salute, in par­ti­co­lare quel­la dei più pic­coli, pro­pone all’Amministrazione del­la cit­tà di pren­dere inizia­tive con­crete pun­tan­do sug­li ali­men­ti e quin­di sui cibi bio­logi­ci. La scelta pare obbli­ga­ta per­ché per il rego­la­men­to Cee un prodot­to, per essere defini­to bio­logi­co, deve essere ottenu­to sen­za l’impiego di organ­is­mi geneti­ca­mente mod­i­fi­cati. Ques­ta assen­za è cer­ti­fi­ca­ta obbli­ga­to­ri­a­mente da organ­is­mi di con­trol­lo indipen­den­ti riconosciu­ti dall’Unione euro­pea. Non ci sono altri sis­te­mi per indi­vid­uare prodot­ti geneti­ca­mente mod­i­fi­cati per­ché la Comu­nità euro­pea non ha reso obbli­ga­to­ria la sua indi­cazione sulle etichette. In Italia già ci sono cen­tri gran­di e pic­coli che si sono mossi nel­la direzione del bio­logi­co. L’esperienza più con­sol­i­da­ta è quel­la del Comune di Cese­na inizia­ta in via sper­i­men­tale addirit­tura nel 1986. Lo stes­so ha fat­to ad esem­pio il Comune di Gruglias­co, in provin­cia di Tori­no, attra­ver­so la stesura di capi­to­lati d’appalto che preve­dono che cere­ali, frut­ta, ver­du­ra, suc­chi di frut­ta, marmel­late, siano rig­orosa­mente bio­logi­ci. Han­no segui­to l’esempio Pado­va, poi la V Cir­co­scrizione di Tori­no e anco­ra Bologna, For­lì, Arez­zo, Gros­se­to e dal ’99 anche Roma che serve ben 10mila pasti in asili nido e scuole mater­ne. Tre, come abbi­amo ricorda­to, sono le inizia­tive che si chiede vengano pro­mosse dall’Amministrazione del­la cap­i­tale del Gar­da. Il prob­le­ma ver­rà inser­i­to nell’ordine del giorno del Con­siglio comu­nale. «Tute­lare la salute dei cit­ta­di­ni ed in par­ti­co­lare di bam­bi­ni ed aziani, è uno degli obi­et­tivi del Comune — con­viene il sin­da­co Felice Anel­li -. Non ho per­sonal­mente preclu­sioni per l’uso di cibi bio­logi­ci ma poiché si trat­ta di un tema che richiede speci­fiche conoscen­ze sci­en­ti­fiche chiederò un parere ai nos­tri con­sulen­ti ed ai dietolo­gi in pri­mo luo­go». «Se la memo­ria non mi tradisce — aggiunge l’ass. Gio­van­ni Venieri — il Comune serve qual­cosa come 20mila pasti alle scuole mater­ne, ele­men­tari e medie oltre che ai cen­tri sociali. C’è poi il Servizio a domi­cilio per gli anziani. Val­uter­e­mo bene il prob­le­ma con­sideran­do che il man­ten­i­men­to del­la salute dei concit­ta­di­ni è obi­et­ti­vo pri­or­i­tario. Molto dipen­derà dagli esper­ti che inter­pellere­mo». L’operazione pasti bio­logi­ci è fat­tibile per­ché le aziende che pro­ducono sen­za far ricor­so sen­za prodot­ti chimi­ci sono già numerose in provin­cia di Bres­cia ma anche in Italia dove, sec­on­do i dati for­ni­ti dal min­istro dell’Ambiente Edo Ronchi, risul­tereb­bero ben 44mila.