I Prg comunali non dovranno più essere approvati in Regione

Piano territoriale in marcia

23/12/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Eugenio Barboglio

Iter fini­to. E’ sta­to un per­cor­so lun­go, al lim­ite addirit­tura decen­nale se nel­la lunghez­za si fa rientare anche la ges­tazione sot­to le ammin­is­trazioni di Costan­zo Val­li e poi di Cesare Lep­i­di, durante le quali già si parla­va di Piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to. In un cer­to sen­so il 21 aprile scor­so era sta­to il vero tra­guar­do: l’approvazione del Piano da parte del Con­siglio provin­ciale: passò con 22 a favore e 5 con­trari. Ma il vero capo­lin­ea è questo: la pub­bli­cazione sul Bol­let­ti­no uffi­ciale del­la (Burl). E’ ques­ta infat­ti che sbloc­ca l’operatività. Con la pub­bli­cazione il piano è in vig­ore per tut­ti i comu­ni, i cui Piani rego­la­tori gen­er­ali d’ora in avan­ti non dovran­no più pas­sare dal­la Regione per essere approvati; lo sono di per sè, a meno di non essere in dis­ac­cor­do con le linee del Piano ter­ri­to­ri­ale. Di fat­to un Prg comu­nale d’ora in poi è buono se non coz­za con il Ptcp. «E’ una respon­s­abi­liz­zazione delle ammin­is­trazioni locali — ha com­men­ta­to l’assessore Aris­tide Peli che ieri ha reso nota l’avvenuta pub­li­cazione sul Burl — che ora non han­no più la cop­er­tu­ra del­la Regione, sic­chè deb­bono accom­pa­gnare i Prg con stu­di pun­tu­ali del ter­ri­to­rio». Peli dice che «da leghista non pos­so che essere felice di questo pas­so che va nel sen­so del­la devoluzione»; in quan­to ciò che era pri­ma in capo ad un ente più grande, la Regione, ora in un proces­so si sus­sidia­ri­età pas­sa ad un ente più per­iferi­co, il comune. Il Piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to, ricor­diamo­lo, delin­ea la griglia del­lo svilup­po del ter­ri­to­rio e le sue vocazioni gen­er­ali. Da esso dipen­dono le infra­strut­ture e le prin­ci­pali linee di comu­ni­cazione e come queste ven­gono local­iz­zate sul ter­ri­to­rio; inoltre le linee di inter­ven­to per la sis­temazione idri­ca, idro­ge­o­log­i­ca e idrauli­ca, fore­stale e in genere per il con­sol­i­da­men­to del suo­lo e la regi­mazione delle acque. Se è vero che il Piano ter­ri­to­ri­ale rap­p­re­sen­ta un vin­co­lo di rifer­i­men­to gen­erale per i sin­goli Prg comu­nali, come si è det­to, a sua vol­ta pone alcu­ni vin­coli speci­fi­ci. Ad esem­pio, in mate­ria ambi­en­tale: «In sin­to­nia con il prin­ci­pio di con­sumare il meno pos­si­bile il ter­ri­to­rio — dice Peli — il doc­u­men­to di pro­gram­mazione provin­ciale pone l’obiettivo di una riduzione del 20 per cen­to del costru­ito nei prossi­mi 10 anni». Per capire: fat­to 100 quel che si è real­iz­za­to negli ulti­mi 10 anni, nei prossi­mi si potrà reliz­zare 80. Questo lim­ite è espres­so in metri qua­drati e non vale per i comu­ni mon­tani al di sot­to dei 3mila abi­tan­ti. Come det­to, è can­cel­la­to il pas­sag­gio dal­la Regione (dove ora sono gia­cen­ti e in atte­sa di approvazione alcu­ni Prg dei comu­ni bres­ciani), ma non per questo i piani comu­nali non sono sogget­ti ad alcu­na ver­i­fi­ca. Un ok la Provin­cia lo dà, ma tec­ni­ca­mente — ha spie­ga­to Peli — non si trat­ta di un’approvazione, ma di un giudizio di con­for­mità. Il Bro­let­to, in sostan­za, dice: sì il Prg rispet­ta le linee urban­is­tiche del Piano di coor­di­na­men­to, oppure no non le rispet­ta. (Per inciso, fa notare l’assessore, un riget­to dovrebbe rap­p­re­sentare casi lim­ite, in quan­to alla redazione dei Prg i sin­goli uffi­ci comu­nali arrivaran­no con il con­cor­so degli uffi­ci del­la Provin­cia). Cosa avviene, se è no? La Provin­cia che ha 90 giorni per dare una rispos­ta (se pas­sa il ter­mine vale il silen­zio-assen­so) riman­n­da in dietro il Prg con le indi­cazioni del caso sulle quali i comu­ni faran­no le cor­rezioni alline­an­do Prg e Ptcp. Ciò non toglie, però, l’autonomia dei Con­sigli comu­nali di approvare norme che non s’accordano con le indi­cazioni del Piano gen­erale. A quel pun­to al Bro­let­to non res­ta che fare inter­venire la Regione che darà manda­to ad un com­mis­sario di fare i cam­bi­a­men­ti. Va det­to che il Prg che arri­va agli uffi­ci provin­ciali è quel­lo adot­ta­to (non già approva­to) quin­di al net­to delle osser­vazioni dei cit­ta­di­ni, le quali pos­sono anche cam­biare il testo in modo tale che il Bro­let­to non avrebbe dato la con­for­mità. Per questo la Provin­cia chiede anche di vedere il testo defin­i­ti­vo, post osser­vazioni e post approvazione, e su questo darà l’ultimo placet. E i Prg che sono già in vig­ore? «C’è tem­po due anni — spi­a­ga Peli — per met­tere a pun­to i ritoc­chi nec­es­sari a con­for­mar­si». Toc­ca ora alla Provin­cia la pre­dis­po­sizione di altri prog­et­ti strate­gi­ci che dis­cen­dono dal Ptcp: il piano d’area per l’aeroporto di Mon­tichiari, il prog­et­to di svilup­po sosteni­bile delle bres­ciano, il piano d’area del bas­so Sebi­no e Fran­ci­a­cor­ta, il sis­tema infor­ma­ti­vo e il Mosaico degli stru­men­ti urban­is­ti­ci comu­nali, il piano di asset­to idro­ge­o­logi­co e la rete idro­ge­o­log­i­ca provinciale.