La diga di Salionze rilascia 20 metri cubi d’acqua al secondo in meno rispetto ai giorni scorsi ma il livello del Garda è sempre preoccupante.
E Mantova chiede un raccordo tra il canale Biffis e il Mincio per irrigare

Pioggia, il lago chiude i rubinetti

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Acqua per il . Le abbon­dan­ti pre­cip­i­tazioni piovose delle ultime ore, in par­ti­co­lare nell’area man­to­vana, han­no indot­to l’Aipo, l’ente che gestisce la diga di Salionze, a ridurre il deflus­so d’acqua del più grande lago d’Italia al Min­cio. Da ieri alle 13 dal man­u­fat­to rego­la­tore del Benà­co, costru­ito nel 1950 in local­ità Valsec­ca nel ter­ri­to­rio del comune di Pon­ti, fuori­escono 35 metri cubi d’acqua al sec­on­do anziché i 55 degli ulti­mi giorni. Un modo per ral­lentare l’abbassamento dei liv­el­li del Gar­da, sem­pre ieri, fer­mi a quo­ta 47 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. In prat­i­ca 49 cen­timetri in meno rispet­to allo stes­so peri­o­do del­lo scor­so anno e qua­si un metro in meno, 89 cen­timetri per l’esattezza, in con­fron­to al mag­gio del 2004.A pre­oc­cu­pare rimane però la man­can­za di ris­erve d’acqua nell’alto Gar­da per l’assenza, durante l’inverno, di sig­ni­fica­tive pre­cip­i­tazioni nevose. Vale la pena ricor­dare che ogni cen­timetro di dimin­uzione del liv­el­lo del lago equiv­ale a cir­ca 3 mil­ioni e 700mila metri cubi d’acqua prel­e­vati a fini irrigui.Intanto a Roma, ieri mat­ti­na, nel con­testo dell’indagine conosc­i­ti­va sulle prob­lem­atiche con­nesse al bilan­cio idri­co com­p­lessi­vo del baci­no del Po, i rap­p­re­sen­tan­ti dei quat­tro con­sorzi del­la pia­nu­ra man­to­vana che uti­liz­zano le acque del lago di Gar­da per l’irrigazione sono sta­ti rice­vu­ti dal­la tredices­i­ma Com­mis­sione del Sen­a­to (ambi­ente) del­la quale fa parte anche il sin­da­co e sen­a­tore di Riva del Gar­da Clau­dio Moli­nari. Nel cor­so dell’audizione è sta­to rib­a­di­to che il Benà­co è con­tem­po­ranea­mente una risor­sa eco­nom­i­ca sia agri­co­la che tur­is­ti­ca e un pat­ri­mo­nio ambi­en­tale da tute­lare. La prospet­ti­va, per­tan­to, è quel­la di muover­si ver­so un pro­to­col­lo di inte­sa fra più sogget­ti (le due Regioni e la Provin­cia autono­ma di Tren­to, i Comu­ni riv­ieraschi, i Con­sorzi man­to­vani, i pro­dut­tori idroelet­tri­ci) al fine di con­tem­per­are le plurime esigenze.Dal loro pun­to di vista, i Con­sorzi han­no ripro­pos­to la richi­es­ta di con­vogliare parte dell’acqua del fiume Adi­ge ver­so il Gar­da, attra­ver­so la gal­le­ria sot­ter­ranea tra Mori e Tor­bole, sem­pre in ter­ri­to­rio trenti­no. Un’apertura da effet­tuar­si non ora ma nelle sta­gioni di mez­zo, in modo da non tur­bare gli equi­lib­ri lacus­tri. E’ sta­to inoltre con­fer­ma­to l’interesse dei Con­sorzi vir­giliani per la real­iz­zazione di un col­lega­men­to fra l’Adige e il Min­cio, che risolverebbe il prob­le­ma delle escur­sioni alti­met­riche del Gar­da. In prat­i­ca i man­to­vani spin­gono per con­sid­er­are l’ipotesi di rac­cor­do tra il canale Biff­is, derivante dall’Adige da Ala a Verona, con il vici­no Min­cio, nel­la zona di Valeg­gio. In questo modo l’acqua arriverebbe diret­ta­mente nel Man­to­vano e nel Po sen­za entrare nel Garda.Sempre nel cor­so dell’audizione al Sen­a­to si è aper­ta una ragionev­ole disponi­bil­ità ad una mod­i­fi­ca dei sis­te­mi coltur­ali, riconoscen­do per­al­tro che per questo occor­rerà molto tem­po. Per queste inizia­tive, soprat­tut­to per l’eventuale nuo­va real­iz­zazione di un canale Adi­ge — Min­cio, è sta­to pro­pos­to un appro­fondi­men­to di studi.L’esito dell’audizione è sta­to defini­to molto pos­i­ti­vo dal sen­a­tore Clau­dio Moli­nari, in quan­to è sta­to pos­to in evi­den­za l’elemento dis­tin­ti­vo fra la emer­gen­za e le nec­es­sarie scelte di sis­tema, indi­vid­uan­do meto­di e prospet­tive cer­ta­mente prat­i­ca­bili, nat­u­ral­mente anche tramite l’intervento del­l’au­torità gov­er­na­ti­va, a garanzia delle scelte e dei rel­a­tivi finanzi­a­men­ti.

Parole chiave: