Un piano per salvare la trota di lago. La Provincia autonoma di Trento in collaborazione con Verona e Brescia punta decisa al ripopolamento. Il pesce non può più risalire il fiume per deporre le uova, piccoli allevati in laboratorio

Più acqua e meno ostacoli nel Sarca.

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Di Luca Delpozzo
Stefano Ischia

Se la tro­ta lacus­tre del rischia l’estinzione è «col­pa» dei tren­ti­ni e dell’Enel. Da quan­do, 50 anni fa, han­no costru­ito la cen­trale idroelet­tri­ca sul Sar­ca, han­no cre­ato briglie arti­fi­ciali e l’Enel ha tolto l’acqua al fiume, ai poveri pesci è sta­ta preclusa la pos­si­bil­ità di risalire la cor­rente per andare a depositare le uova. Così sarà la Provin­cia di Tren­to in col­lab­o­razione con quelle di Verona e Bres­cia a sal­vare la pre­gia­ta tro­ta lacus­tre dal peri­co­lo dell’estinzione. Il piano è sta­to pre­sen­ta­to nei giorni scor­si ad Arco, il comune di 14 mila abi­tan­ti del Gar­da trenti­no nel cui ter­ri­to­rio scorre la parte finale del fiume Sar­ca. La situ­azione per la specie itti­ca non è pro­prio dram­mat­i­ca ma è sen­za dub­bio pre­oc­cu­pante. Quel tan­to che bas­ta per far decidere il Servizio fau­nis­ti­co del­la Provin­cia autono­ma a scen­dere diret­ta­mente in cam­po per sal­vare la vari­età di pesce bena­cense. La tro­ta lacus­tre (da non con­fonder­si con la mar­mora­ta, tipi­ca dei fiu­mi, né con la iri­dea o la fario) non può più risalire il fiume Sar­ca per depositare le uova nei mean­dri sab­biosi del cor­so d’acqua soprat­tut­to a causa di due osta­coli. Anz­i­tut­to la dras­ti­ca riduzione del­la por­ta­ta d’acqua del Sar­ca a causa del­lo sfrut­ta­men­to idroelet­tri­co e in sec­on­do luo­go le insor­montabili briglie, gli sbar­ra­men­ti di cemen­to posti oriz­zon­tal­mente lun­go l’alveo, che le trote non riescono a super­are con i loro salti. Ce ne sono uno a Tor­bole, all’altezza del­la cen­trale idroelet­tri­ca a un chilometro dal­la foce, altri in local­ità Lin­fano (comune di Arco) a un paio di chilometri dal lago di Gar­da e un altro a Ceni­ga, sette chilometri a monte. Nel­la splen­di­da sala dell’archivio del Comune di Arco, l’assessore comu­nale all’ambiente Fab­rizio Miori ha ospi­ta­to Romano Masè respon­s­abile del Servizio fau­nis­ti­co provin­ciale trenti­no, l’ittiologo Loren­zo Bet­ti, il pres­i­dente dell’Associazione pesca­tori, Ste­fano Tren­ti, e Pao­la Tes­ta, anch’essa del Servizio fau­nis­ti­co per pre­sentare il prog­et­to già in fase di elab­o­razione avan­za­ta. Il piano mira a ridurre le briglie e a ren­der­le scav­al­ca­bili dal pesce. In sec­on­da bat­tuta, pro­prio men­tre l’Amministrazione provin­ciale sta ridis­cu­ten­do il Piano gen­erale di uti­liz­zazione delle acque pub­bliche, si chiederà di aumentare la por­ta­ta del fiume Sar­ca dagli attuali due metri cubi il sec­on­do ai cinque-nove che sono nec­es­sari. Per ren­dere con­cre­to il piano di sal­vatag­gio ci si basa sul­lo stu­dio prog­et­to ese­gui­to dall’ittiologo Bet­ti con l’ausilio dell’ingegner Giu­liano Tren­ti­ni. Verona ver­rà coin­vol­ta tramite l’ittiologo Ivano Con­for­ti­ni per la fase di mon­i­tor­ag­gio e di sem­i­na, cioè per la pro­duzione di avan­not­ti in incu­ba­tri­ci in lab­o­ra­to­rio da rilas­cia­re poi nelle acque lacus­tri. Si par­tirà, dunque, con un mon­i­tor­ag­gio accu­ra­to del­la fau­na itti­ca nel Gar­da e sul Sar­ca e nell’attesa di avviare le opere, gius­to per non perdere ulte­ri­ore tem­po, ci si avvar­rà dal­la col­lab­o­razione dei lab­o­ra­tori del­la Provin­cia di Verona e di Bres­cia per all­e­vare i «pic­coli» di tro­ta lacus­tre. In questo con­testo di recu­pero del­la specie s’inserisce anche il dis­cor­so del par­co flu­viale del Sar­ca, che Miori e l’Amministrazione comu­nale di Arco stan­no por­tan­do avan­ti cer­can­do sin­ergie con i comu­ni vici­ni, Dro, Riva e Nago Tor­bole. Si pro­ced­erà per gra­di con la risis­temazione delle briglie e poi la rinat­u­ral­iz­zazione del cor­so d’acqua. Un proces­so in evoluzione che recu­per­erà alla cit­tad­i­nan­za la dimen­sione vivi­bile del fiume con i suoi sce­nari ambi­en­tali, le sue pos­si­bil­ità sportive, dal­la canoa alla bici, e la sua valen­za turistica.

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