Per lavoro o per diporto, è il miglior modo di spostarsi

Più vecchia del Titanic. E la nave va

Di Luca Delpozzo
Danilo Castellarin

Set­tem­bre è il mese ide­ale per godere il lago dal lago, nav­i­gan­do in bat­tel­lo e las­cian­do alle spalle il traf­fi­co, il caos, le code. Fra lo sci­ac­quio delle onde, come in un teatro nat­u­rale, scor­rono davan­ti agli occhi il con le , il gol­fo di Salò chiu­so da un lato dal­la lus­sureg­giante e dall’altro dal dan­nun­ziano Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera. Si può godere l’incantevole pae­sag­gio delle limon­aie strap­pate alla roc­cia da Gargnano fino a Limone per rag­giun­gere il castel­lo impe­rioso e soli­tario di Mal­ce­sine. Più vici­no a noi, poco dis­tante da Gar­da, c’è la leg­giadra pun­ta di San Vig­ilio imm­er­sa fra ulivi e cipres­si e anco­ra le popolose cit­ta­dine e i pic­coli borghi dei pesca­tori spar­si sulle rive, con i loro castel­li, le mura diroc­cate e le sto­rie antiche che ancor oggi si res­pi­ra­no fra le vie di pietra e di mat­toni. Insom­ma il lago vis­to dal lago è davvero tut­ta un’altra cosa.Intanto la nave va, direbbe Felli­ni. E bor­deg­gia i por­tic­ci­oli, le spi­agge con gli ulti­mi tur­isti, i rami mor­bi­di dei sali­ci piangen­ti che don­dolano sui terrazzi.IDEA AUSTRIACA Il pri­mo piroscafo che sol­cò queste acque fu l’Arciduca Ranieri, 400 quin­tali di por­ta­ta, 28 cav­al­li di poten­za, vara­to il 7 luglio 1827. Il nome di ques­ta imbar­cazione era un esplic­i­to omag­gio all’arciduca Ranieri d’Absburgo, nato a pochi giorni pri­ma, e l’inaugurazione delle prime trat­te (così si chia­mano in ger­go mari­naro i per­cor­si) fu fes­teggia­ta dagli sco­lari di tutte le scuole del lago con poe­sie, odi e sonetti.Tutti gli abi­tan­ti dei poveri Comu­ni bena­cen­si, costret­ti sino ad allo­ra a una mod­es­ta econo­mia agri­co­la (colti­vazioni di uliveti e agrumeti) o all’ancora più povera risor­sa del­la pesca, intuirono che i col­lega­men­ti quo­tid­i­ani pote­vano favorire i com­mer­ci e ali­menta­re, via acqua, quel­la rete di traf­fi­ci red­di­tizi, altri­men­ti dif­fi­cil­mente praticabili.Le strade di allo­ra era­no più che altro sen­tieri e trat­turi, per­cor­si angusti, che richiede­vano ore fati­cose e soleg­giate a dor­so di mulo. Le maes­tranze, assunte a centi­na­ia, con­tente di poveris­sime paghe, dove­vano essere cel­er­mente trasportate. E così pure le mer­canzie prodotte, i cli­en­ti e gli ispet­tori in visi­ta, i com­mer­cianti. Nasce­va dunque per il lago, gra­zie alla sulle sue acque, una nuo­va e grande oppor­tu­nità di svilup­po che oggi scorre davan­ti agli occhi dei passeg­geri sedu­ti sui pon­ti panoram­i­ci dei battelli.E non si trat­ta di bat­tel­li qualunque. Sot­to­lin­ea con legit­ti­mo orgoglio Mar­cel­lo Cop­po­la, ingeg­nere, diret­tore del­la : «Solo sul lago di Gar­da è pos­si­bile goder­si una crociera con un piroscafo più anti­co del leggen­dario Titanic».Il bat­tel­lo in ques­tione si chia­ma Zanardel­li e fu costru­ito nel 1903 nei cantieri Esch­er Wiss di Zuri­go. È una nave raf­fi­na­ta, lun­ga 50 metri, con molti arre­di del­la Belle Epoque e che fu vara­ta a Peschiera il 25 set­tem­bre 1903. Tre anni pri­ma, nel 1900, sem­pre a Peschiera era sta­to vara­to un altro bat­tel­lo, il Bal­do, real­iz­za­to dai cantieri Odero di Genova.Lo Zanardel­li, ancor oggi viag­giante, può trasportare più di 500 passeg­geri e van­ta una sala da pran­zo immen­sa, con 160 cop­er­ti. Anche la poten­za di ques­ta sec­o­lare imbar­cazione, che un tem­po fun­zion­a­va con cal­daie a vapore e oggi è spin­ta da due motori diesel, è tutt’altro che trascur­abile e svilup­pa 341 Kw per­me­t­ten­do una buona veloc­ità di crociera.I bat­tel­li del­la Nav­i­gar­da han­no scrit­to capi­toli di sto­ria. Sui loro pon­ti salirono per­son­ag­gi come il re Vit­to­rio Emanuele di Savoia, Niet­zsche, il pre­mier inglese Win­ston Churchill, i poeti , Gio­van­ni Pas­coli e David Her­bert Lawrence, il fisi­co Enri­co Fer­mi, il filoso­fo Andrè Gide e dozzine di politi­ci, sta­tisti e per­son­ag­gi dal sangue blu. Lawrence, l’autore dell’Amante di Lady Chat­ter­ly, giunse sul lago di Gar­da, vici­no a Riva, sul finire del 1912 in com­pag­nia di Frie­da, già sposa­ta e figlia del barone tedesco von Richtofen. I due, sfi­dan­do le rigide con­ven­zioni dell’epoca, ave­vano abban­do­na­to l’uno il lavoro, l’altra la famiglia per vivere il loro amore in lib­ertà. A Riva sog­giornarono per un breve peri­o­do a Vil­la Leop­ar­di, poi si trasferirono, via bat­tel­lo, a Gargnano. Anche Kaf­ka ama­va la nav­igazione lenta sui piroscafi a pale sui quali viag­giò per due volte, nel 1909 e nel 1913. Fre­quen­ta­va il Sana­to­ri­um di Riva e allog­gia­va all’hotel Belle­vue. Lo rilas­sa­va ammi­rare quei pro­fili bianchi che tagli­a­vano con del­i­catez­za le onde e più volte scrisse che nul­la era più effi­cace per curare la cefalea e l’insonnia.I SONNI DI BRAHMS Altro amante dei nos­tri cari vec­chi bat­tel­li fu Thomas Mann. Sedu­to sul ponte supe­ri­ore dei bat­tel­li a vapore, ammi­ra­va il pae­sag­gio cir­costante, per poi scri­vere, dopo un peri­o­do di inqui­etu­dine, come fos­se bel­lo ritrovar­si «in ques­ta qui­ete asso­lu­ta, dolce, sus­sur­rante e scia­bor­dante, rac­chiusa da mon­ti severi».Alla fine dell’Ottocento il com­pos­i­tore Johannes Brahms, appas­sion­atosi alla nav­igazione pro­prio sul piroscafo di lin­ea Bena­co, fu pro­tag­o­nista di un inci­dente diplo­mati­co. Non pago di sol­care il lago sui bat­tel­li di lin­ea, ave­va osato di più, spin­gen­dosi al largo da solo su un’imbarcazione pre­sa a nolo dai mari­nai locali, che più e più volte ave­vano insis­ti­to per accom­pa­g­narlo, otte­nen­do pun­tual­mente un gar­ba­to diniego. Ma nav­i­gare non era come com­porre note sul­lo spar­ti­to. Per giun­ta, anche su ques­ta autorev­ole per­son­al­ità il lago eserci­ta­va una potente azione rilas­sante. Sia come sia, nell’autunno del 1880 Brahms si addor­men­tò all’ombra del­la vela men­tre la bar­ca attra­ver­sa­va, ingover­na­ta, i con­fi­ni di Sta­to, all’epoca seg­nati da un’ipotetica lin­ea a con­giun­gere le local­ità di Limone (spon­da bres­ciana) con quel­la di Tem­pes­ta, subito dopo Mal­ce­sine, ver­so Tor­bole. Inter­cetta­to dalle guardie, Brahms ebbe un bel daf­fare per spie­gare il per­ché e il per­come, con­vin­cen­do alla fine che si era trat­ta­to di un incidente.FASCINO ODIERNO In epoche più recen­ti, i bat­tel­li del­la Nav­i­gar­da (e in par­ti­co­lare la moton­ave Bren­nero) furono attrez­za­ti come base oper­a­ti­va di impor­tan­ti spedi­zioni sci­en­ti­fiche con­dotte dall’oceanografo Jacques Pic­card. Oggi tut­ti pos­sono godere il fas­ci­no di queste imbar­cazioni entrate per un ver­so o per l’altro nel­la leggen­da. Il piroscafo Italia (classe 1908) viene uti­liz­za­to sulle corse di lin­ea tut­ti i giorni, sal­vo eccezioni del tut­to par­ti­co­lari. E fu pro­prio lui, l’Italia, il pro­tag­o­nista di una sto­ria che sem­bra scrit­ta da Edmon­do de Ami­cis. Per­ché a volte il caso si diverte a intrec­cia­re i fat­ti, le cose, i des­ti­ni. Alla vig­ilia del­la Lib­er­azione, men­tre a Verona i tedeschi in riti­ra­ta ver­so il Bren­nero — nonos­tante le solen­ni promesse degli alti uffi­ciali — si prepar­a­vano a dis­trug­gere i pon­ti sull’Adige, sul lago di Gar­da, nel­la notte fra il 22 e il 23 aprile, i mil­i­tari del Ter­zo Reich affon­darono con cariche di tri­to­lo tut­ti i bat­tel­li del Gar­da. L’Italia, che era sta­to affonda­to il 18 gen­naio 1945, venne recu­per­a­to con una solenne cer­i­mo­nia quat­tro anni dopo, il 24 set­tem­bre 1949. Per un altro gio­co delle fatal­ità, fu pro­prio il piroscafo Zanardel­li a rimorchiare l’Italia fino ai cantieri di Peschiera, ren­den­dogli il favore di qualche anno pri­ma, quan­do era sta­to lui a essere col­pi­to, a Limone, dalle bombe nemiche e por­ta­to al sicuro pro­prio dall’Italia.