Il Consiglio comunale venerdì è chiamato ad adeguare la disciplina alle indicazioni del Tar. Più decoro nel centro storico, ma senza «punire» i commercianti

Pizze al taglio, nuove regole

28/03/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Restrizioni in vista per la ven­di­ta e il con­sumo di pizze al taglio ed altri ali­men­ti da asporto nel cen­tro stori­co di Sirmione. Pur con pre­scrizioni pre­an­nun­ci­ate «miti e non penal­iz­zan­ti» per gli eser­centi, la giun­ta Fer­rari tor­na alla car­i­ca per «imprimere una spic­ca­ta sal­va­guardia, intro­ducen­do delle pre­scrizioni che, non mod­i­f­i­can­do l’ampiezza delle autor­iz­zazioni esisten­ti, sono dirette a mod­i­fi­care i com­por­ta­men­ti di eser­centi e cli­en­ti sot­to l’aspetto dei rifiu­ti e del deco­ro del cen­tro, rien­trante nel­la mate­ria di polizia urbana, dis­ci­plina­ta dal rego­la­men­to comu­nale approva­to il 24 feb­braio 2004». Dunque, nel Con­siglio comu­nale di Sirmione in agen­da ven­erdì prossi­mo alle 18, l’Aula sarà chia­ma­ta ad approvare la mod­i­fi­ca del rego­la­men­to che prevede «con apposi­ta ordi­nan­za, per le aree geogra­fiche di mag­gior pre­gio» l’introduzione di par­ti­co­lari pre­scrizioni per «le modal­ità con cui devono essere con­fezionati gli ali­men­ti, i cibi pre­cot­ti o i pasti preparati da asporto, al momen­to del­la ven­di­ta e per la loro suc­ces­si­va con­sumazione nelle aree pub­bliche». La direzione del prossi­mo provved­i­men­to, spie­ga il sin­da­co di Sirmione Mau­r­izio Fer­rari, è la stes­sa indi­ca­ta dal Tar, che ave­va accolto il ricor­so di un eser­cente e sospe­so il con­tes­ta­to provved­i­men­to, che di fat­to vieta­va la som­min­is­trazione di piz­za al taglio se non con deter­mi­nate modal­ità, ritenute, però, inap­plic­a­bili dai giu­di­ci ammin­is­tra­tivi. Cioè «adottare una misura alter­na­ti­va poten­zial­mente più mite nei con­fron­ti degli eser­centi e vol­ta ad ovviare ai lamen­tati incon­ve­ni­en­ti, medi­ante posa di ulte­ri­ori con­teni­tori e una mag­giore e più ocu­la­ta vig­i­lan­za da parte del­la Polizia urbana». Recepen­do ques­ta rac­co­man­dazione del Tar, il Comune di Sirmione intende così met­tere mano ad una serie di ordi­nanze, che dovreb­bero tute­lare quel deco­ro aus­pi­ca­to nel cen­tro stori­co del­la peniso­la di Cat­ul­lo. Un’area di par­ti­co­lare val­ore ambi­en­tale, stori­co, arche­o­logi­co ed artis­ti­co-cul­tur­ale che, però, a causa del pro­lif­er­are delle attiv­ità di ven­di­ta di cibi da asporto, «ha deter­mi­na­to — ril­e­va sem­pre Fer­rari — una situ­azione di notev­ole degra­do, per la prat­i­ca ormai inval­sa dei tur­isti di passeg­gia­re con con­teni­tori di can­nel­loni o spaghet­ti, oppure vas­soi di piz­za al taglio, che con­sumano tra la fol­la che si assiepa nelle vie e nelle piazzette che, invece, dovreb­bero rap­p­re­sentare una sor­ta di salot­to all’aperto». Fin qui l’osservazione del sin­da­co non fa una grin­za. Il fat­to è che ora si pagano errori pre­gres­si, quan­do cioè venne autor­iz­za­ta una raf­fi­ca di licen­ze del genere, sen­za prevedere quali sareb­bero sta­ti i dan­ni a quel «deco­ro ed all’immagine» di cui par­la ora il sin­da­co di Sirmione. Pro­prio su questo pun­to il Tar, al quale era ricor­so il com­mer­ciante Fabio Peschiera, ammin­is­tra­tore del­la For­tune srl, ave­va sospe­so la delib­era comu­nale, che era sta­ta giu­di­ca­ta «ille­git­ti­ma» nell’ imporre dei nuovi spazi in un locale delim­i­ta­to, per far sostare la clien­tela a con­sumare la piz­za al taglio. Sem­pre il Tar ave­va osser­va­to che «l’attività dell’esercizio dovrebbe inelut­ta­bil­mente ces­sare, con grave perdi­ta di lavoro del per­son­ale» e con­tes­ta­to «un’arbitaria appli­cazione esten­si­va del­la dis­ci­plina regionale…senza che il Comune poi abbia adot­ta­to un’altermativa poten­ziale». Quell’«alternativa» su cui la giun­ta Fer­rari sta lavo­ran­do con una nuo­va ipote­si di ordi­nan­za. Un’analoga deci­sione era sta­ta pre­sa lo scor­so anno dal sin­da­co di Bres­cia, con il divi­eto di ven­di­ta di bevande in lat­ti­na o in bot­tigli­et­ta, per ragioni di sicurez­za e di igiene.