Il primo gennaio del 2007 non scatteranno le norme restrittive decise dalla Giunta Ferrari. I giudici del Tar hanno accolto il ricorso, dando torto al Comune

Pizze in centro, no al divieto

21/12/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Per la sec­on­da vol­ta nel giro di dod­i­ci mesi il comune di Sirmione deve incas­sare un «no» al divi­eto di con­sumare pizze e pani­ni farci­ti nel suo cen­tro stori­co. I giu­di­ci del Tar di Bres­cia, ai quali si era riv­olto il tito­lare del­la soci­età For­tune, Fabio Peschiera (assis­ti­to dall’avv. Alber­to Lup­pi), han­no infat­ti accolto il ricor­so di sospen­sione del provved­i­men­to con il quale dal 1 gen­naio prossi­mo sarebbe scat­ta­to in cen­tro l’off lim­its agli ali­men­ti (eccet­to gelati e gran­ite) da asporto, dunque tut­to ciò c’è da met­tere sot­to i den­ti. Si trat­ta di un’ordinanza, non dunque di una sen­ten­za di mer­i­to, ma il des­ti­no del­la dis­cus­sa delib­era del­la Giun­ta Fer­rari (dife­sa dagli avvo­cati Bertuzzi, Sina e Com­i­nas­si) appare seg­na­to. Soprat­tut­to per le ragioni esposte dai giu­di­ci (pres­i­dente Scog­namiglio, cons. Mor­ri, rela­tore Ten­ca) i quali nutrono seri dub­bi «sul­la sus­sis­ten­za in capo all’Amministrazione di dettare norme che inci­dono anco­ra pesan­te­mente sul­lo svol­gi­men­to di un’attività eco­nom­i­ca già ret­ta da pro­prie regole di sal­va­guardia igienico-sanitaria».In buona sostan­za ciò vuol dire che un Comune non può arrog­a­r­si il dirit­to-potere di met­tere a repen­taglio l’attività eco­nom­i­ca di un locale, che ha investi­to il pro­prio futuro sul­la ven­di­ta di pani­ni e piz­za da asporto. Piut­tosto, scrivono anche i giu­di­ci di via Mal­ta, «il Comune avrebbe dovu­to sper­i­menta­re le mis­ure alter­na­tive poten­zial­mente più miti già sug­gerite con l’ordinanza caute­lare dell’ottobre 2005, vol­ta ad ovviare ai lamen­tati incon­ve­ni­en­ti medi­ante posa di ulte­ri­ori con­teni­tori, ovvero l’esercizio di una mag­giore e più ocu­la­ta vig­i­lan­za da parte del­la Polizia urbana». Ma cosa dice­va di nuo­vo il rego­la­men­to comu­nale? Che gli eser­cizi pub­bli­ci inter­es­sati alla ven­di­ta di pizze, pani­ni, eccetera, avreb­bero dovu­to con­seg­nare, a par­tire dal 1 gen­naio 2007, il prodot­to in bus­ta di car­ta pesante a sac­chet­to chiu­so medi­ante sis­tema mec­ca­ni­co o altro, in modo da non con­sen­tire un’apertura acci­den­tale. Il preved­i­men­to, inoltre, indi­ca­va la pos­si­bil­ità alla clien­tela di pot­er con­sumare il prodot­to nei parchi del cen­tro stori­co e nelle vaste zone imme­di­ata­mente adi­a­cen­ti. E anco­ra, sui sac­chet­ti il com­mer­ciante avrebbe dovu­to far riportare la dic­i­tu­ra, anche in lin­gua straniera, del divi­eto di con­sumare la piz­za lun­go le strade o sul ponte scaligero. Non sono bas­tate queste mod­i­fiche, né tan­to meno il rego­la­men­to di polizia urbana che pre­cisa che «in deter­mi­nate aree di pre­gio (come il cen­tro stori­co, ndr.), con apposi­ta ordi­nan­za, pos­sono essere sta­bilite par­ti­co­lari pre­scrizioni per le modal­ità con cui devono essere con­fezionati gli ali­men­ti, i cibi pre­cot­ti al momen­to del­la ven­di­ta e per la loro suc­ces­si­va con­sumazione nelle aree pub­bliche». Insom­ma, quan­ti si aspet­ta­vano che si potesse porre fine ad un fenom­e­no, per cer­ti ver­si indeco­roso (molti servizi gior­nal­is­ti­ci ne han­no spes­so par­la­to in ter­mi­ni non favorevoli) a causa dell’immagine, dovrà rasseg­nar­si.