Stasera in biblioteca la presentazione del libro di Tecla Gaio La poetessa di Pozzolengo ha vissuto in Cina e Giordania

Poesia per unire il mondo

07/07/2004 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Elisa Rocca

Incon­tro con l’au­tore stasera alla comu­nale di Desen­zano: alle 21 Ste­fano Verdi­no pre­sen­ta il libro «Gran­dan­go­lo» del­la poet­es­sa Tecla Gaio. Scrive Gilber­to Lonar­di nel­l’in­tro­duzione alla rac­col­ta che abbrac­cia la pro­duzione del­l’autrice tra il 1984 e il 2001, che l’am­bizioso fine del­la sua è «allargare il cam­po tra dici­bile e indi­ci­bile». Tecla Gaio è nati­va di Poz­zolen­go, attual­mente lavo­ra come esper­ta di lin­gua e let­ter­atu­ra ital­iana a Pechi­no, prece­den­te­mente ha vis­su­to e lavo­ra­to a New York per cinque anni, oltre ad aver trascor­so tre anni ad Amman in Gior­da­nia, per incar­i­co del Min­is­tero degli affari esteri. Pro­prio in segui­to alla sua espe­rien­za per­son­ale, che l’ha por­ta­ta a vivere in nazioni così diverse, la doman­da che la poet­es­sa pare por­si mag­gior­mente nel­la sua opera è come sia pos­si­bile oggi man­tenere uni­to il mon­do. Risponde nel­la sua anal­isi il Lonar­di che «a volte la soluzione c’è, ed è quel­la dei poeti. E’ quel­la for­male, o almeno del­l’al­lu­sione a una nos­tal­gia for­male». Sono così i ritorni foni­ci delle sin­gole liriche a cer­care di cir­co­scri­vere il mon­do in fuga, ma «più spes­so neanche questi min­i­mi appi­oli sod­dis­fano a un bisog­no d’or­dine, o lo cer­cano». E’ in questi casi che l’ap­par­ente dis­or­dine del mon­do svela i suoi trat­ti pos­i­tivi, per­me­t­ten­do all’es­pe­rien­za auto­bi­ografi­ca del­l’autrice di diventare una pos­si­bile trac­cia per la let­tura degli even­ti. E’ l’at­ten­zione al rit­mo e alle tonal­ità delle sta­gioni a dare un sen­so all’ap­par­ente­mente caot­i­ca molteplic­ità del­la vita e del­la natu­ra, ma si doman­da Lonar­di: «La soluzione sarà dunque quel­la di dare cred­i­to d’or­dine al dis­or­dine?». Risponde Tecla Gaio in una sua lir­i­ca che «con­for­to non c’è / soltan­to scis­sione e cam­mi­no». Ma la rac­col­ta non vuole appro­dare ad una reale con­clu­sione: il mon­do non è mai pien­amente conosci­bile, e perder­si in una forza­ta ricer­ca d’or­dine non por­ta ad alcun risul­ta­to sen­sato. E’ preferi­bile invece con­statare il «mira­coloso ripeter­si di ogni giorno», benché a prevalere sia uno scetti­co disincanto.

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