Sono collocate negli angoli più suggestivi della frazione di Cisano. Quest’anno tocca alla beat generation. Bob Dylan ricorda «un’alba sul lago ghiacciato», Jack Kerouac «tini di diamante»

Poesie in bacheca per gustare il borgo

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Di Luca Delpozzo
se.za.

Chi passeg­gia nel bor­go di Cisano di S. Felice ha l’im­pres­sione di cam­minare tra i poeti beat. Nei pun­ti più carat­ter­is­ti­ci del­la splen­di­da frazione sit­u­a­ta sopra il gol­fo di Salò anni fa sono sta­ti col­lo­cati (nelle viuzze, in piaz­za, alle pareti delle case) numerose bacheche di vetro, alcune a ste­lo, altre a muro. Rac­col­go­no brani, poe­sie e rif­les­sioni, che ogni sei mesi ven­gono rin­no­vate. Dopo il con­veg­no svoltosi nel Palaz­zo del­la Fon­dazione Cominel­li, la «beat gen­er­a­tion» è diven­ta­ta il tema con­dut­tore del­l’in­ver­no. «Vieni qui — dice Alber­to Masala — a con­tem­plare il pas­sag­gio dei sec­oli sul­la cos­ta. Vieni qui dove anche le voci han­no radi­ci». «Non dir­mi addio — escla­ma Bob Dylan -. Alba sul lago ghi­ac­cia­to, ven­to del nord qua­si ces­sato, sulle orme del­la neve, silen­zio lag­giù». Allen Gins­berg entra in un «Super­mar­ket in Cal­i­for­nia». Jack Hirschman si sof­fer­ma sul­l’ar­cano delle Twin Tow­ers. E Mas­si­mo Tan­ta­r­di­ni: «Di questi tem­pi mi capi­ta di pen­sare che siano molto più bel­li gli ogget­ti dei pen­sieri. Non c’è da mer­av­igliar­si del resto, se il pub­bli­co di spet­ta­tori si è trasfor­ma­to in un muc­chio di curiosi». Di Enri­co Ghe­di c’è «La scat­o­la degli inset­ti». Nel «Vec­chio sangue» Agne­ta Falk par­la del­la ragazz­i­na del Kosso­vo alla quale han­no ucciso il padre, con un «proi­et­tile con­fic­ca­to nel cuore per far­le ricor­dare quel­lo che dovrebbe essere per­do­na­to». Gre­go­ry Cor­so pro­pone un requiem per Bird Park. Lawrence Fer­linghet­ti ricor­da Vau­cluse, la local­ità del­la Proven­za dove anda­va il Petrar­ca, e le fontane zeppe di petali, il fiume get­ta­to per tut­ti i luoghi bru­ciati di un mon­do man­dor­la­to, i campi pieni di silen­zio. Ugo Pier­ri rac­con­ta del ven­di­tore di trippe di Tri­este, scon­quas­sato dal­la «bora bas­tar­da»; Jack Ker­ouac di «enor­mi aree lat­tig­i­nose di silen­zio, per­me­ate di petali di rosa, spre­mute in tini di dia­mante». Come un’in­trusa com­pare «Una strana zin­garel­la» di Dino Cam­pana. Brani curiosi, sis­temati in espos­i­tori leg­geri e traspar­en­ti, con la sper­an­za che qual­cuno, pas­san­do, resti col­pi­to da un mes­sag­gio sen­z’al­tro più pos­i­ti­vo di quel­lo invadente del­la pub­blic­ità. Le parole escono da una o da una can­zone, e cam­mi­nano per stra­da. Un’­op­er­azione di pro­mozione alla let­tura e un’of­fer­ta di emozioni, che si aggiun­gono a quelle trasmesse dal luo­go. Un’oc­ca­sione deg­na di inter­esse per col­oro che inten­dono trascor­rere un fine set­ti­mana par­ti­co­lare, asso­cian­do a una gita sul le sug­ges­tioni di un per­cor­so ined­i­to. Un’idea con­cretiz­za­ta nel­l’es­tate 2003. Pri­mo argo­men­to affronta­to: la percezione del pae­sag­gio. Com­parvero il «Merig­gia­re pal­li­do e assor­to» di Euge­nio Mon­tale, la «Vastità di pini» di Pablo Neru­da, le «Emozioni» di Lucio Bat­tisti, «Il vec­chio e il bam­bi­no» di Francesco Guc­ci­ni, eccetera. Nel­l’in­ver­no 2003-04 è sta­to affronta­to il tema del viag­gio. La scelta spazi­a­va da Bob Dylan a Dante, da Emi­ly Dick­in­son («non esiste un vas­cel­lo veloce come un libro per portar­ci in terre lon­tane») a Charles Baude­laire. Suc­ces­si­va­mente sono com­parse le poe­sie dei ragazzi delle scuole di S.Felice («Fuo­co», «Aria», «Rus­cel­lo»): righe sem­pli­ci, fres­che, spon­ta­nee. Altri argo­men­ti: il credere e il ritornare. Adesso è la vol­ta del­la beat gen­er­a­tion. Fino alla prossi­ma estate. L’idea del bor­go-poe­sia, da «sfogliare» cam­mi­nan­do, è nata dal deside­rio di carat­ter­iz­zare l’abi­ta­to di Cisano e, al tem­po stes­so, ren­dere più man­i­fes­ta la pre­sen­za del­la Fon­dazione volu­ta da Raf­faele Cominel­li che, alla morte, ha las­ci­a­to le sue pro­pri­età immo­bil­iari con l’o­bi­et­ti­vo di val­oriz­zare il mon­do del­la let­ter­atu­ra e risco­prire le tradizioni agricole.

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