Il 75% del territorio comunale è Parco rurale vincolato, ma il paese si svilupperà. Il piano regolatore offre 78 mila metri cubi alle case

Polpenazze, oasi in crescita

Di Luca Delpozzo
Polpenazze del Garda

Un ter­ri­to­rio al 75% sot­to tutela come Par­co Rurale, cui va aggiun­to un ulte­ri­ore 8% cir­ca occu­pa­to da un’attività ricre­ati­va che las­cia pochi spazi al mat­tone: il golf. Sarebbe quin­di pari al 17% del totale del­la super­fi­cie comu­nale la fet­ta di ter­ri­to­rio sul­la quale il comune di Polpe­nazze, quin­ta tap­pa dell’inchiesta di Bres­ciaog­gi sul­la cresci­ta edilizia del­la Valte­n­e­si, è disponi­bile ad ospitare nuovi inse­di­a­men­ti. Ter­reni che in buona parte sono local­iz­za­ti sul­la stra­da che sale al paese par­tendo dal cro­ciale di Maner­ba, dove sono numerosi i cantieri edilizi in attiv­ità. I dati dell’ufficio tec­ni­co par­lano chiaro: le cuba­ture pre­viste dal Prg approva­to nel 1999 sono pari a 78 mila metri, delle quali alcune già in avan­za­ta fase di real­iz­zazione. A questi numeri van­no ad aggiunger­si quel­li con­cretiz­za­ti nel cor­so degli anni ’90: cir­ca 100 mila metri cubi di nuove res­i­den­ze in dieci anni, che han­no por­ta­to la per­centuale di sec­onde case al 55% del totale edi­fi­ca­to. Nel­lo stes­so peri­o­do la popo­lazione è arriva­ta al tet­to dei 2000 res­i­den­ti, com­pi­en­do un salto di 500 unità: la soglia fisi­o­log­i­ca, alla quale tra l’altro l’amministrazione attuale nem­meno prevede di arrivare, è pari a 2500 abi­tan­ti. «L’abbiamo sem­pre det­to: comu­ni come i nos­tri han­no bisog­no di aumentare il numero dei res­i­den­ti per con­tin­uare a garan­tire liv­el­li otti­mali nei servizi — spie­ga il sin­da­co Gian­car­lo Ribel­li, al sec­on­do manda­to-. Ci siamo dati un lim­ite di 2500 abi­tan­ti: soglia da non super­are, ma alla quale molto dif­fi­cil­mente arriver­e­mo, per­chè siamo sod­dis­fat­ti del­la cresci­ta fisi­o­log­i­ca che il comune ha fin qui ben sostenu­to. L’anno scor­so, ad esem­pio, a Polpe­nazze sono nati 30 bam­bi­ni: un’irnversione di ten­den­za. Seg­no che in paese non sono arrivati solo pen­sion­ati milane­si che vogliono svernare, ma anche gio­vani cop­pie che scel­go­no il nos­tro cen­tro anche per la qual­ità di servizi molto ben fun­zio­nan­ti, come ad esem­pio l’asilo». La per­centuale di sec­onde case è tut­tavia alta, ed i soprac­i­tati nuovi inter­ven­ti pun­tano per quan­to pos­si­bile ad evitare la clas­si­ca tipolo­gia del res­i­dence per «sec­on­dores­i­den­ti». «L’80% degli appar­ta­men­ti deve avere una super­fi­cie supe­ri­ore ai 65 metri — dice il sin­da­co -. Dove pos­si­bile abbi­amo cer­ca­to di evitare i tipi­ci con­do­mi­ni per puntare ad una tipolo­gia da vil­let­ta più con­sona al nos­tro ter­ri­to­rio. Il Prg del ’99 è comunque in esauri­men­to, e da parte nos­tra non c’è alcu­na inten­zione di met­ter mano a nuove vari­anti, a parte qualche pic­co­la pos­si­bil­ità di inter­ven­to in alcune aree». Nonos­tante l’intensa attiv­ità edi­fi­ca­to­ria degli ulti­mi anni, Polpe­nazze res­ta quin­di sec­on­do Ribel­li un cen­tro sostanzial­mente inte­gro, che ha tra l’altro saputo man­tenere viva la sua cul­tura e il suo tes­su­to sociale. «Il fat­to che il 75% del ter­ri­to­rio sia inser­i­to nel Prg come zona a par­co rurale, la dice lun­ga sul­lo sta­to di buona con­ser­vazione del paese — spie­ga il pri­mo cit­tadi­no — Cre­do di pot­er dire che la prat­i­ca delle lot­tiz­zazioni sel­vagge sia sta­ta evi­ta­ta, e che al con­trario la fisiono­mia del paese sia miglio­ra­ta. Oggi Polpe­nazze con­sente una buona qual­ità di vita — aggiunge Ribel­li — ha un cen­tro ben fre­quen­ta­to, dove resistono anco­ra molti negozi, e c’è la stes­sa atmos­fera di paese di un tem­po. E offre oasi di incom­pa­ra­bile val­ore come la zona pro­tet­ta del lago di Lucone, il nos­tro prin­ci­pale pat­ri­mo­nio ambi­en­tale». «L’attività edilizia non è man­ca­ta — con­clude Ribel­li — ma ha avu­to un impat­to tut­to som­ma­to lim­i­ta­to, anche se le indi­cazioni del­la Regione sul­lo sfrut­ta­men­to del ter­ri­to­rio, che pun­ta­vano a con­cen­trare le espan­sioni su aree sem­pre più lim­i­tate, non sem­pre si sono riv­e­late adat­te per pae­si come il nos­tro». E l’agricoltura? «Non pen­so abbia risen­ti­to più di tan­to di questi cam­bi­a­men­ti. Forse per­chè ha smes­so da tem­po di essere la fonte eco­nom­i­ca preva­lente del paese ed è cam­bi­a­ta: oggi abbi­amo meno aziende, ma tutte ori­en­tate sulle pro­duzioni tipiche di alta qual­ità, sem­pre più ricer­cate dal consumatore».