Tecnici al lavoro per ore e ore, varato un progetto per potenziare la rete idrica e il sistema di sollevamento. Due giorni di emergenza e proteste per una catena di incidenti

Pompa rotta, paese senz’acqua

25/06/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Due giorni sen­za sen­za l’acqua pota­bile. Un’emergenza piom­bata nel con­testo di una sic­c­ità che si trasci­na da mesi, in con­dizioni di afa e di cal­do con punte trop­i­cali. Una situ­azione insop­porta­bile e quin­di moti­vazione di proteste da parte di cit­ta­di­ni e tur­isti del cen­tro tur­is­ti­co lacus­tre, rimasti a sec­co per una serie di guasti all’acquedotto comu­nale. L’emergenza è scat­ta­ta nel­la notte tra domeni­ca scor­sa e lunedì, a segui­to inizial­mente di una pom­pa di pescag­gio a lago anda­ta in tilt alla stazione di soll­e­va­men­to in local­ità Cav­al­la; uni­co impianto di tut­to il Comune che dal lago pom­pa l’acqua al ser­ba­toio prin­ci­pale in local­ità Pig­no, sul ver­sante occi­den­tale del­la Roc­ca Vec­chia. Con­trat­tem­po tut­to som­ma­to banale, dato che l’impianto può con­tare su ben altre due pompe di soll­e­va­men­to più quel­la di emer­gen­za, se non fos­se diven­ta­to a sua vol­ta causa di un con­cate­nar­si di incon­ve­ni­en­ti. Ad aggravare da subito la situ­azione, del resto pronta­mente seg­nala­ta dal sis­tema di tele­con­trol­lo al tec­ni­co incar­i­ca­to dal Comune per i lavori all’acquedotto, la fusione dell’intero quadro elet­teri­co che coman­da anche tutte le altre pompe. Di qui la neces­sità di dover inter­venire man­ual­mente su ogni pom­pa, con forte riduzione dell’approvvigionamento di acqua, in atte­sa di rimet­tere in fun­zione il com­par­to elet­tri­co. Ma non è tut­to. Il liv­el­lo delle acque del lago, molto bas­so a causa del­la sic­c­ità e dell’utilizzo delle acque per l’irrigazione delle cam­pagne del Man­to­vano, ave­va nel con­tem­po innesca­to un ulte­ri­ore incon­ve­niente: l’entrata di aria nel­la con­dot­ta a lago con l’impianto di soll­e­va­men­to che gira­va a vuo­to, in quan­to le pompe non rius­ci­vano a suc­chiare l’acqua dal lago. Quin­di la neces­sità di fer­mare nuo­va­mente l’intero sis­tema di soll­e­va­men­to pro­prio nel­la mat­ti­na­ta di ieri, quan­do la richi­es­ta d’acqua pota­bile era al mas­si­mo. Così in molte zone del paese e ai piani alti delle case l’acqua o non usci­va per nul­la o era ridot­ta ad un filo. Risul­ta­to, lo svuo­ta­men­to di tut­ti e tre i ser­ba­toi con l’intero impianto di dis­tribuzione che rimane­va qua­si a sec­co, con emer­gen­za acqua pota­bile soprat­tut­to nel­la zona col­linare del comune dato che sia il ser­ba­toio del­la Valle dei Moli­ni che quel­lo in local­ità Molinet dipen­dono da quel­lo cen­trale di local­ità Pig­no. Proteste sopra proteste di alber­ga­tori, con tele­foni del Comune in rosso per il sovrac­cari­co di proteste e con lo staff tec­ni­co dell’acquedotto comu­nale impeg­na­to ora ad aprire ora a chi­ud­ere le saraci­nesche per accon­tentare a rotazione un po’ tut­ti. «Un acqudot­to mod­er­no ma insuf­fi­ciente», ammette il respon­s­abile comu­nale del set­tore ecolo­gia. Per questo l’amministrazone ha com­mis­sion­a­to a Ste­fano Nervi­ni, ingeg­nere idrauli­co del­la soci­età Euro­prog­et­ti di Novara, uno stu­dio per inter­venire dras­ti­ca­mente nel poten­ziare l’impianto. E come pri­mo inter­ven­to la sis­temazione dei mis­ura­tori di por­ta­ta e di flus­so in più pun­ti dell’acquedotto per conoscere le neces­sità nei peri­o­di più crit­i­ci, soprat­tut­to in estate, quan­do i con­su­mi idri­ci aumen­tano di 2,5 volte rispet­to al peri­o­do inver­nale, con Gar­da che con­suma annual­mente un vol­ume medio di acqua pari a cir­ca 750 mila metri cubi. In quest’ottica è già esec­u­ti­vo un prog­et­to, con lavori che ver­ran­no appal­tati a gen­naio, per la posa di una nuo­va pre­sa di acqua a lago con tubo da 400 mil­limetri che scen­derà a una pro­fon­dità di 50 metri in modo da avere acqua organolet­ti­ca­mente migliore e suf­fi­ciente. In fase di prog­et­to anche il poten­zi­a­men­to del ser­ba­toio del­la Valle dei Moli­ni con spe­sa pre­vista di 500 mila euro.