I resti della villa romanaincantano la gente del lago. Previsti nuovi scavi e l’istituzione di un percorso museale

Porte aperte all’archeologia, un successo

28/02/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Fol­la di gente in visi­ta alla ritrova­ta all’interno del­la chiesa di San Zen de l’Oselèt, a Castel­let­to. Ha avu­to suc­ces­so l’iniziativa dell’amministrazione comu­nale, in col­lab­o­razione con la Sovrin­ten­den­za ai beni arche­o­logi­ci, stori­co- artis­ti­ci e con quel­li mon­u­men­tali di Verona, di aprire le porte degli scavi per «Mostrare ai cit­ta­di­ni l’importanza e la vastità dei ritrova­men­ti romani, di cui siamo oggi davvero con­tenti», ha sot­to­lin­eato l’assessore provin­ciale ai lavori pub­bli­ci, Davide Benedetti.Tra il pub­bli­co anche una venti­na di suore del­la Sacra Famiglia di Castel­let­to. Ripor­tate casual­mente alla luce diver­si mesi fa, durante i lavori di ampli­a­men­to del cimitero di Castel­let­to, le mura di un’antica vil­la romana, in ottime con­dizioni di con­ser­vazione, han­no fat­to da aprip­ista ad altri ritrova­men­ti davvero inter­es­san­ti. «Oltre alle mura e ad otto stanze del­la vil­la», ha illus­tra­to il sin­da­co di Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li, pre­sente assieme a tut­ta la giun­ta comu­nale alla gior­na­ta di porte aperte agli scavi, «la cosa più sor­pren­dente è sta­ta quel­la di ritrovare scheletri molto ben con­ser­vati e qua­si com­pleti sot­to il pavi­men­to del­la chiesa di San Zen de l’Oselèt, nel cimitero. Oggi siamo sod­dis­fat­ti anche se, nel cor­so dei lavori di ampli­a­men­to dei loculi cimi­te­ri­ali, abbi­amo avu­to prob­le­mi e abbi­amo dovu­to cam­biare i pro­gram­mi. Quel­lo che è sta­to però ripor­ta­to alla luce e sarà presto tute­la­to da intem­perie e usura è sta­to da più par­ti defini­to il ritrova­men­to romano più impor­tante nel Vene­to e, dopo le a Sirmione, dell’intero ».Saba­to pomerig­gio, per vedere i reper­ti, sono venu­ti davvero in molti, anche dai Mal­ce­sine e Tor­ri. Al pun­to che è sta­to nec­es­sario dividere in cinque grup­pi da oltre 30 per­sone i cit­ta­di­ni e, oltre alle sovrin­ten­den­ti, quel­la ai beni arche­o­logi­ci, dot­tores­sa Brunel­la Bruno, e quel­la ai beni stori­co- artis­ti­ci, dot­tores­sa Anna Mala­vol­ta, anche alcu­ni dipen­den­ti del­la Sap, la Soci­età arche­o­log­i­ca padana, han­no dovu­to improvvis­ar­si guide tur­is­tiche. «Il ritrova­men­to di scheletri sot­to il pavi­men­to del­la chiesa», gha det­to Brunel­la Bruno, «è sta­to il moti­vo per cui abbi­amo deciso di orga­niz­zare la visi­ta gui­da­ta. Pen­si­amo che sot­to la chiesa ci fos­se una necrop­oli di epoca alto-medio­e­vale. Siamo cer­ti che, con gli scavi che fare­mo a sud del­la chiesa, ester­no del cimitero, avre­mo gra­dite sor­p­rese. Ci è noto che, già nei lavori del 1962, venne ritrova­to un mosaico poi ricop­er­to di ter­ra. La vil­la romana invece era verosim­il­mente assai ampia, sim­i­le a quelle già stu­di­ate a Toscolano, Desen­zano e Sirmione. Dove­va essere di tipo res­i­den­ziale lacus­tre e ave­va ter­razze digradan­ti ver­so il Gar­da. Le strat­i­fi­cazioni murarie con­fer­mano la lun­ga vita dell’edificio, col­lo­ca­bile all’incirca tra il tar­do-anti­co e alto medioevo».«Certamente», ha ripreso il sin­da­co di Bren­zone, «è nos­tra inten­zione sal­va­guardare i beni e pros­eguire gli scavi. Dob­bi­amo ringraziare l’architetto Grazi, del­la Sovrin­ten­den­za ai beni architet­toni­ci e mon­u­men­tali che ci sta dan­do una grossa mano nel recu­pero e nel coor­di­na­men­to dei lavori, assieme alla col­le­ga dot­tores­sa Bruno». Per quan­to riguar­da il capi­to­lo dei finanzi­a­men­ti, il Comune ha rice­vu­to, visti i dan­ni ripor­tati dal­la chiesa a causa del ter­re­mo­to, 250 mila euro dal­la Fon­dazione CariVerona gui­da­ta dall’ingegner Pao­lo Biasi di casa sul Gar­da, e altri 400 mila dal­la Regione. Per la mes­sa in sicurez­za e gli scavi alla vil­la romana la Regione ha dato 58 mila euro. «Altri 30 mila», ha con­clu­so il pri­mo cit­tadi­no, «li abbi­amo richi­esti a Venezia a gen­naio e servi­ran­no per com­pletare la mes­sa in sicurez­za degli scavi. È chiaro poi che se amplian­do i lavori ritro­ver­e­mo altri reper­ti, i sol­di potreb­bero non bastare più».Sabato pomerig­gio al cimitero di Castel­let­to sono inter­venu­ti i mem­bri del grup­po spele­o­logi­co man­to­vano e i col­leghi di Verona. Nel mesi scor­si gli spele­olo­gi ave­vano ritrova­to e rip­uli­to una impor­tante grot­ta, a pochi metri dal sito arche­o­logi­co ritrova­to. Dopo il sopral­lu­o­go al cimitero gli ammin­is­tra­tori, assieme alle due sovrin­ten­den­ti, ai respon­s­abili del­la Sap e al pub­bli­co, si sono trasfer­i­ti alla Gar­da Fam­i­ly House di Castel­let­to, dove han­no pros­e­gui­to a par­lare del sito arche­o­logi­co con l’ausilio di foto.

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