Questo pomeriggio l’inaugurazione del nuovo frantoio della «Verità». La coop vanta 220 soci e lavora 4500 quintali di olive

Portese scommette sull’olio

Di Luca Delpozzo
San Felice del Benaco

Questo pomerig­gio, a Portese di San Felice, ver­rà inau­gu­ra­to il nuo­vo oleifi­cio del­la Coop­er­a­ti­va agri­co­la «La Ver­ità». La cer­i­mo­nia (ore 17.30) sarà ral­le­gra­ta dal­la ban­da «Sinus felix», diret­ta dal mae­stro Gior­gio Gia­co­mi­ni. Seguiran­no la mes­sa, il taglio del nas­tro e il rin­fres­co. Il fran­toio, sit­u­a­to in local­ità Gere, a 200 metri dal cimitero, ha già com­in­ci­a­to a macinare questo inver­no. «Dal­la pri­ma set­ti­mana di giug­no abbi­amo aper­to anche il pun­to ven­di­ta — spie­ga il pres­i­dente Gio­van­ni Maz­zol­di -. E’ pos­si­bile acquistare bot­tiglie di qual­ità, , miele, sala­mi, pas­ta. Adesso sti­amo cer­can­do una val­i­da lin­ea di salse». «La Ver­ità» fu cre­a­ta nel­l’ot­to­bre ’46, con lo scopo di spre­mere le olive, fornire semen­ti, conci­mi, anti­crit­togam­i­ci, ecc. Nel pri­mo anno di attiv­ità i soci con­ferirono per la moli­tu­ra 295 quin­tali, e la ges­tione reg­istrò un utile di 94 mila lire, che salì a 102 mila nel ’48 e 180 mila nel ’49. Si com­in­ciò nel­la sede provvi­so­ria di via Garibal­di, con due presse a mano fun­zio­nan­ti a glice­ri­na. Nel ’53, l’al­lac­cia­men­to alla rete idri­ca e l’ac­quis­to di macine più effi­ci­en­ti. Poi venne com­per­a­to un appez­za­men­to all’in­cro­cio tra via Castel­lo e via Italia, e con 14 mil­ioni si costruì il nuo­vo edi­fi­cio. L’impianto, un fran­toio a mole di tipo clas­si­co, era in gra­do di lavo­rare 3.000 quin­tali di olive. Una mod­i­fi­ca allo statu­to intro­dusse la pos­si­bil­ità di svol­gere assis­ten­za tec­ni­co-agro­nom­i­ca, al fine di miglio­rare la qual­ità delle colti­vazioni. Nel novem­bre ’63 si decise di ampli­are il fab­bri­ca­to esistente, nel ’74 si con­cluse l’in­stal­lazione dei nuovi macchi­nari. Nell’83 altro ammod­er­na­men­to, con una spe­sa di 210 mil­ioni, e l’u­ti­liz­zo del­la cen­trifugazione. Negli ulti­mi anni, i suc­ces­si in Umbria all’Er­cole oleario e l’alles­ti­men­to del­la rasseg­na di giug­no, nel­l’ex Monte di Pietà. Adesso il traslo­co alle Gere. Augura­bile che, in futuro, la stra­da di acces­so (stret­ta e piena di buche) ven­ga sis­tem­a­ta. Il sin­da­co Ambro­gio Flo­ri­oli ha già dato la sua paro­la. La cres­cente attiv­ità ha indot­to a cam­biare… dimen­sione. La coop si è trova­ta di fronte a un’al­ter­na­ti­va: pros­eguire col soli­to clichè, curan­do soprat­tut­to i cli­en­ti fedeli, o spic­care il volo, allargan­do la cer­chia dei con­suma­tori? Alla fine, la deci­sione: costru­ire una strut­tura più ampia e mod­er­na, su un ter­reno di 7 mila metri quadri, acquis­ta­to dal­la famiglia Cavaz­za, la stes­sa del­l’, del camp­ing e del rimes­sag­gio a San Fer­mo. La for­ma del nuo­vo oleifi­cio è a capan­na, nel rispet­to del­la tipolo­gia agri­co­la del­la zona. Sette cam­pate, mille metri qua­drati per il fran­toio (il trip­lo del­la vec­chia super­fi­cie), 500 per i por­ti­ci esterni, 300 per gli uffi­ci, la sala assag­gi e l’ap­par­ta­men­to sopras­tante del cus­tode, che dovrebbe essere un tec­ni­co. Prog­et­tista e diret­tore dei lavori: Rober­to Benedet­ti, un ingeg­nere di San Felice assai atti­vo negli scam­bi uman­i­tari con l’Africa. Impre­sa esecutrice: Bac­co­lo. «Un’­op­er­azione da due mil­iar­di e mez­zo di vec­chi e lire — spie­ga Maz­zol­di -. A suo tem­po la ave­va stanzi­a­to un mil­iar­do a fon­do per­du­to. Il resto è sta­to finanzi­a­to venden­do l’ed­i­fi­cio di viale Italia (all’in­gres­so del paese, per chi giunge da Portese, un’area di 900 metri quadri, di cui 500 cop­er­ti: il Piano rego­la­tore con­sente di trasfor­mar­la in appar­ta­men­ti res­i­den­ziali), e ricor­ren­do a presti­ti ban­cari. Nei prossi­mi anni dovre­mo spendere altri quat­tri­ni, per rimod­ernare le attrez­za­ture e sis­temare il gia­rdi­no. Tan­to per dire, l’im­bot­tiglia­men­to viene anco­ra effet­tua­to a mano». Nel­la cam­pagna 2001-02 l’impianto ha lavo­ra­to 4.500 quin­tali di olive, con una resa del 15%. I soci (220) han­no quin­di ottenu­to cir­ca 670 quin­tali di extravergine, las­cian­done un centi­naio alla coop, che ha paga­to loro 10 euro al chi­lo (11 euro il Dop). L’in­au­gu­razione di oggi offrirà l’oc­ca­sione per fare il pun­to sul­la situ­azione, esam­i­nan­do in par­ti­co­lare la rispos­ta dei con­suma­tori al prodot­to a denom­i­nazione di orig­ine con­trol­la­ta, che garan­tisce prove­nien­za e qual­ità. I colti­va­tori devono denun­cia­re gli appez­za­men­ti e il numero di piante, indi­care le par­ti­celle, dichiarare la quan­tità rac­col­ta, chiedere la cer­ti­fi­cazione, sig­illare l’o­lio in vasche, ottenere almeno il pun­teg­gio di 7 dal­la com­mis­sione che effet­tua le analisi.