Vela & sfide. A tu per tu con Testa Parla il maestro del campione del mondo

«Porto Benamati alle Olimpiadi»

14/02/2004 in Sport
Di Luca Delpozzo
Luca Belligoli

La vela olimpi­ca agli sportivi verone­si ha già regala­to due medaglie olimpiche: nel 1968 in Mes­si­co con il com­pianto Fabio Albarel­li che ha con­quis­ta­to il bron­zo nel­la classe Finn e nel 2000 a Syd­ney Luca Devoti con Cav­al­lo Paz­zo si è mes­so al col­lo la medaglia d’argento. C’è sta­to anche chi invece si è por­ta­to a casa la medaglia di leg­no, fer­man­dosi a un pas­so dal podio. Suc­cesse 32 anni fa a Kiel: è un luo­go miti­co per la vela olimpi­ca, ogni estate sulle acque di ques­ta cit­tà che si affac­cia sul Mar Balti­co si dis­pu­ta una delle più pres­ti­giose regate d’Europa. Là il ven­to sof­fia sem­pre gen­eroso, sono sem­mai la bonac­ce a fare notizia, come quelle che carat­ter­iz­zarono le regate dell’Olimpiade del 1972. A quell’edizione dei giochi, che ave­vano come sede prin­ci­pale Mona­co di Baviera, parte­ci­parono, nel­la classe Star, due gio­vani velisti garde­sani di belle sper­anze Flavio Scala (27 anni all’epoca) e Mau­ro Tes­ta (25). La loro bar­ca era la imprendibile Mumunha con la quale ave­vano annichili­to gli avver­sari durante le qual­i­fi­cazioni olimpiche. «Erava­mo pieni d’entusiasmo, le qual­i­fi­cazioni era­no andate benis­si­mo, il nos­tro affi­ata­men­to ave­va rag­giun­to un liv­el­lo otti­male, con ven­to teso era molto dif­fi­cile super­ar­ci e la nos­tra bar­ca, un’americana Duphlin, era tira­ta a punti­no, un aut­en­ti­co Stradi­vari gal­leg­giante», rac­con­ta con una pun­ta di nos­tal­gia Mau­ro Tes­ta. «Ci erava­mo allenati inten­sa­mente per tut­ta la sta­gione sia in Italia che all’estero. Allo­ra viag­gia­re non era agev­ole come adesso, eppure, abbi­amo regata­to in pae­si lon­tani come il Brasile e per due mesi quell’anno siamo sta­ti in Svezia dove abbi­amo dis­pu­ta­to il cam­pi­ona­to europeo e quel­lo mon­di­ale; anco­ra, la set­ti­mana di Kiel, la Cop­pa Tito Nordi­co a Tri­este, la set­ti­mana di Gen­o­va, l’Intervela di Riva». Con­tin­ua: «Io e Flavio ci siamo conosciu­ti sui campi di rega­ta, ricor­do che all’Intervela del 1966 abbi­amo gareg­gia­to con una Star che face­va acqua e lot­tava­mo stren­u­a­mente per non arrivare ulti­mi. Dal 1969 però abbi­amo inizia­to a fare sul serio. Per quat­tro anni in bar­ca abbi­amo fat­to cop­pia fis­sa; sono state sta­gioni esaltan­ti non solo sot­to l’aspetto sporti­vo ma anche umano. La vela ci ha dato la pos­si­bil­ità di viag­gia­re, di conoscere luoghi e per­sone nuove, di fare espe­rien­ze di vita indi­men­ti­ca­bili». Nell’estate del 1972, quat­tro anni dopo la splen­di­da medaglia di bron­zo con­quis­ta­ta da Fabio Albarel­li con il Finn ad Aca­pul­co alle Olimpia­di mes­si­cane, per la vela garde­sana si prospet­ta­va un’altra splen­di­da oppor­tu­nità. «Sin­ce­ra­mente erava­mo con­vin­ti che una medaglia olimpi­ca fos­se nelle nos­tre pos­si­bil­ità», con­fes­sa Tes­ta, «su sette prove per cinque volte abbi­amo vira­to per pri­mi nel­la pri­ma boli­na poi il ven­to cala­va e si subi­va il ritorno degli avver­sari. È sta­ta una set­ti­mana strana, invece che a Kiel sem­bra­va di essere in una local­ità del Mediter­ra­neo in pieno agos­to con sole a pic­co e bonac­cia. Solo nell’ultima rega­ta, che abbi­amo vin­to abbas­tan­za agevol­mente, l’aria ha tenu­to dall’inizio alla fine. Abbi­amo chiu­so al quin­to pos­to, un risul­ta­to che ci ha las­ci­a­to l’amaro in boc­ca. È sta­ta comunque una bel­lis­si­ma avven­tu­ra. La medaglia d’oro è anda­ta agli aus­traliani Forbes-Ander­son che han­no super­a­to gli svedesi Pet­ter­son-Wes­t­er­dahl; al ter­zo pos­to si sono piaz­za­ti i tedeschi Kuwhei­de-Mey­er». Alle Olimpia­di di Mon­tre­al (le regate veliche si dis­putarono a Kingston) del 1976 la Star venne estromes­sa dalle clas­si olimpiche. Scala e Mod­e­na pas­sarono al Sol­ing ma alle qual­i­fi­cazioni per i giochi furono superati da Albarel­li che in equipag­gio con Gian­fran­co Ora­di­ni e Leopol­do Di Mar­ti­no ottenne il 15° pos­to nelle acque canade­si. La Star ritornò nel lot­to delle clas­si olimpiche in occa­sione dei giochi di Mosca del 1980. «Le selezioni del­la Star», riprende Tes­ta, «si con­clusero al cam­pi­ona­to mon­di­ale di Rio de Janeiro. In quell’occasione si qual­i­fi­carono Gior­gio Gor­la e Alfio Per­aboni che poi con­quis­tarono la medaglia di bron­zo alle Olimpia­di di Mosca e poi anche a quelle di Los Ange­les del 1984. A quel mon­di­ale in Brasile si mise in luce un altro velista veronese Albi­no Fravezzi, ora allena­tore del­la nazionale olimpi­ca, che con­quistò il sec­on­do pos­to superan­do Gor­la che riuscì a piaz­zarsi in terza posizione. Io e Flavio, invece», con­tin­ua, «abbi­amo chiu­so in quar­ta posizione con due pri­mi di gior­na­ta che avreb­bero potu­to essere tre se non si fos­se impiglia­to nel­la chiglia un sac­co di iuta pro­prio quan­do erava­mo davan­ti a tut­ti». Dal­lo sport prat­i­ca­to a quel­lo inseg­na­to. «Chiusa la par­ente­si con la vela olimpi­ca», con­fer­ma Tes­ta, «ho svolto anche il ruo­lo di istrut­tore. Sono sta­ti miei allievi cam­pi­oni del cal­i­bro di Rober­to Bena­mati e i fratel­li Mario e Clau­dio Celon. Tra mar­zo e giug­no il mio ex allie­vo Rober­to Bena­mati, già cam­pi­one del mon­do con la Star, si giocherà la qual­i­fi­cazione olimpi­ca per i giochi di Atene. Sono rius­ci­to a con­ver­tire alla vela, tra gli altri, anche un per­son­ag­gio d’eccezione, mio cug­i­no Gian­ni Tes­ta, l’attuale pres­i­dente del­la Fraglia di Mal­ce­sine». Ora tra un sog­giorno e l’altro ad Antigua dove Tes­ta gestisce un ris­torante, i due ami­ci, entram­bi alber­ga­tori e ris­tora­tori, qualche vol­ta tor­nano a gareg­gia­re assieme su una splen­di­da bar­ca d’epoca nel­la Pra­da Chal­langer rega­ta a tappe che ogni anno si corre tra la Lig­uria e la Cos­ta Azzurra.